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Exit strategy leghista

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Il governo Berlusconi è ormai giunto al suo epilogo, potrà pure riuscire a sopravvivere sino a fine legislatura ma certo è che l’imperatore è finito ed una sua rielezione decisamente impossibile. Diverso discorso, invece, per il cosidetto Berlusconismo che vede numerosi e convinti rappresentanti in tutti gli schieramenti. La dissoluzione di Berlusconi comporterà la contestuale dissoluzione del PDL e di tutto il centrodestra, senza l’unico collante in grado di trattenerli in un unico contenitore si scioglieranno come neve al sole ed ognuno non solo prenderà la propria strada ma accuserà gli ex amici di partito o calizione per la disfatta. Ne sono ormai pienamente consapevoli persino i dirigenti della Lega che, anche per fronteggiare l’ormai insopportabile peso del dissenso interno, ha dato il via alla sua personale exit strategy: secessione.

Nulla di nuovo per carità, per anni abbiamo sentito questa parola eccheggiare nei comizi dei leader leghisti, anzi è stato proprio questo live motiv ad acclamare folle e trasformare un accozzaglia di esaltati con elmi vichinghi in un potente partito. Adesso che la terra trema e si rendono conto di perdere il consenso ed il relativo potere accaparratosi in questi anni eccoli che si rituffano nel passato e con la stessa strategia cercano di rivitalizzare i fans più accaniti per recuperare terreno. Oggi però, a differenza del passato, siamo di fronte ad una crisi economica e sociale di dimensioni devastanti e l’attribuire la colpa ad una parte di territorio da sempre considerato una palla al piede può portare a conseguenze molto pericolose e devastanti.

La propaganda leghista è già partita in pompa magna, non solo nei comizi ma, altra novità rispetto ai tempi del giovane Bossi, sui media nazionali. Ampio spazio sui Tg e numerose partecipazioni a programmi di informazione poilitca in cui a fronte degli enormi e drammatici problemi della popolazione vi è una sola ed unica risposta: colpa del sud che non solo ci costa un sacco di soldi ma che non produce alcuna ricchezza. Mezzibusti incartapecoriti e conduttori vari  nulla fanno per dimostrare l’assoluta infondatezza di tali tesi avendo sia la crisi economica sia gli atavici ed irrisolti problemi del sud la stessa ed identica origine: una classe politica inetta, incapace e corrotta.

Perdi il lavoro? Colpa del sud che rende le nostre aziende meno competitive e costrette a licenziare. Chiudono i servizi pubblici o dovrai pagare per utilizzarli? Colpa del sud che ha un sacco di dipendenti pubblici e ci costa una montagna di soldi. La scuola non funziona? Colpa delle insegnanti meridionali che occupano posti che invece dovrebbero essere riservati alla nostra gente. La politica è incapace di risolvere i problemi quotidiani della gente? Non ovunque! Ci sono amministrazioni virtuose (al nord) e amministrazioni inette (al sud) e i tagli governativi dovrebbero considerare questi aspetti. Le mafie hanno ormai invaso il sitema economico del nord? Colpa del sud dove è nata, cresciuta e diventata potente. Siamo invasi dai clandestini. Colpa del sud incapace di bloccare gli sbarchi. E potrei andare avanti ancora parecchio a citare le deliranti dichiarazioni (non solo di leghisti) sentite in questi giorni.

La barca sta affondando e attribuire le colpe ad altri per non ammettere tutte le stronzate fatte in questi anni lasciando il paese alla deriva pur di “portare a casa” un finto federalismo è la cosa più facile e banale da fare. Purtroppo però il rischio di trovare molto terreno fertile e altissimo. La lega non è più un piccolo partito di protesta, ma un grande partito nazionale con grosse risorse economiche, diversi uomini piazzati in posti strategici delle istituzioni, banche, aziende e mezzi d’informazione e al nord non è certo raro il sentimento antimeridionale. Personalmente la situazione non la vedo molto buona.