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L’inutile sciopero

Ieri c’è stato lo sciopero generale della Cgil contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi. La solita giornata di protesta simbolica, senza veri effetti. L’unico sciopero che avrebbe senso dovrebbe protrarsi a oltranza, paralizzando l’intero paese. Ma questo equivarrebbe a una rivolta contro Eurolandia e le Borse, e l’Italia è sì sull’orlo della bancarotta, ma crede, a destra come a sinistra, che ripudiare il debito sia un tabù intoccabile. Da quando ci siamo messi al collo il guinzaglio dell’Europa delle banche, non siamo più uno Stato sovrano: siamo schiavi dei mercati internazionali.

Proporre la patrimoniale, pur nel condivisibile intento di un riequilibrio sociale, segue la stessa logica perversa di sempre: sacrificare la vita reale, le ricchezze, i risparmi, per permettere ai criminali della finanza di ingrassarsi come prima, come sempre. La sinistra cerca di far pagare il conto ai più ricchi, e si può capire. Ma il punto è che non dovremmo pagare un bel niente, perché il debito è colpa di un sistema globalizzato strutturalmente indebitato, perché è sull’indebitamento perenne, infinito, eterno che lucrano, grazie all’interesse, i veri padroni dell’economia: le banche. Corresponsabili di questo orrore di fondo sono certamente i politici, di tutte le risme. Ma non sarà cambiando l’inquilino di Palazzo Chigi che cambierà di una virgola l’ingiustizia di fondo di questa società ostaggio di una cricca di usurai. A confronto del Potere vero, qui da noi gestito dalla Bce ovvero dagli istituti centrali (che sono privati, di proprietà delle grandi banche) prestando la moneta agli Stati, la comica impotenza di Berlusconi diventa ben povera cosa. E ridicola diventa una mobilitazione che, mentre si sta preparando l’ennesima macelleria sociale sull’altare dell’internazionalismo finanziario, se la prende con un governo perché tassa e taglia in modo sbagliato.

No, sbagliato è continuare a chinare il capo a un modello economico che ci è scappato di mano e che ci si ritorce contro condannandoci alla schiavitù da spread. Se qualcuno che ha ancora a cuore la propria libertà di cittadino mi legge, dovrebbe comprendere quel che sto dicendo. Sto parlando di riprenderci la nostra sovranità nazionale, mandando a ramengo la dittatura dell’euro e costringendo il continente europeo a ripensare se stesso, il suo sistema monetario, il suo posto nel mondo, il senso della sua unione. Sto affermando che abbiamo il diritto di dirci stufi di pagare sempre noi i debiti di uno Stato venduto all’Europa dei banchieri. Essere europeisti significa ribellarsi allo strapotere della Bce e degli hedge funds, per un’Europa dei popoli. Non è possibile farlo? Finchè penseremo che i cambiamenti radicali che ci servono sono impossibili in quanto vanno alla radice dei problemi, ci terremo i problemi e non cambierà nulla di nulla. Ritroviamo, per cominciare, la capacità di immaginare un esito diverso da quello che ci vogliono far credere essere scritto nel destino. Quale destino? Qua c’è solo l’abominio di una superclasse di privilegiati tutti ammanicati (banksters, finanzieri, tecnocrati, politici – senza dimenticare i loro servi giornalisti e intellettuali) che non solo massacra le nostre vite, ma viene pure a raccontarci che è nostro preciso dovere farci massacrare

Categories:   Economia/Lavoro, Politica

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