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Privilegi, costi e rappresentatività

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Diciamo subito una cosa, il dimezzamento o anche solo la diminuzione del numero di parlamentari, consiglieri regionali, ministri ed assessori, comuni e provincie agisce sicuramente sui costi generali della politica ma non ha alcun effetto sui privilegi della casta. Specifichiamo. Dimezzando il numero dei parlamentari si dimezzano automaticamente le spese sotenute per i loro stipendi ma la metà rimanente continuerà a percepire stipendi fuori misura, ad avere diritto ad una lauta pensione dopo soli tre anni di mandato (definirlo lavoro è un offesa ai milioni di cittadini che si fanno tanto di mazzo), ad incassare un assegno di fine mandato a cinque zeri nonché tutti gli altri privilegi tra cui pasti a prezzi simbolici, accesso gratuito alle autostrade, treni, cinema, teatro, ecc.

In oltre il solo dimezzamento delle poltrone non avrebbe alcun effetto sulla velocità di approvazione delle leggi se non accompagnato dall’abolizione di un ramo del Parlamento, il Senato ad esempio. Le leggi da approvare continuerebbero, infatti, ad essere discusse e votate in entrambe le camere e relative commissioni. Solo un dimezzamento dei parlamentari associato al dimezzamento del numero delle camere consentirebbe il dimezzamento dei tempi dell’iter legislativo. Il bicameralismo previsto dalla nostra Costituzione è oggi, con una società in continuo e repentino mutamento, un grosso ostacolo di cui ci si dovrebbe liberare quanto prima. Istituito per limitare il rischio di ripiombare in una dittatura militare, eravamo appena usciti da vent’anni di fascismo e dalla guerra, nulla ha potuto contro la dittatura mediatica e corruttiva di Berlusconi e soci, anzi l’ha favorita. Proprio con la scusa della lentezza parlamentare il governo, quello di centrodestra come quello di centrosinistra, ha sempre più avvocato a sé il potere legislativo, tanto che ad oggi il parlamento si esprime sulle materie fondamentali ed importanti tramite voti di fiducia.

Tagliare i costi della politica, slogan tanto in auge sui media in quest’ultimo periodo, non vuol dire tagliare i privilegi della casta, dove per casta intendo politici e partiti. Agire sui privilegi vuol dire cominciare innanzitutto dagli stipendi. 3 mila euro per un parlamentare e 2500 euro per un consigliere regionale mi paiono uno stipendio dignitoso e pienamente sufficiente a compensare l’impegno dovuto per ricoprire l’incarico. I rimborsi spesa, di qualsiasi natura essi siano, devono essere erogati solo se giustificati e debitamente documentati. I rimborsi forfettari vanno immediatamente aboliti, così come vanno immediatamente aboliti gli assegni di fine mandato e i vitalizi. Gli anni di mandato vanno considerati come normali anni contributivi. Doveroso rivedere tutti i vitalizi già maturati stabilendo un tetto massimo di 4 mila euro mensili e togliendolo a chi non ha compiuto i 65 anni di età. Chi da anni continua ad accanirsi sulle pensioni dei comuni cittadini, di chi lavora davvero, non può che essere il primo a dare il buon esempio.

Naturalmente vanno aboliti anche tutti gli altri privilegi, se vanno al cinema o al teatro se lo pagano e si pagano pure autostrade e treni per cui potranno chiedere il rimborso spese nel caso di utilizzo per impegni istituzionali. Le auto blu vanno riservate esclusivamente a ministri, presidente della camera, presidente della repubblica e presidenti di regione ed utilizzate solo per impegni istituzionali.

Il numero delle poltrone va diminuito? Sicuramente si e questo vale sia per gli organi di indirizzo politico sia per aziende controllate ed autority varie utilizzate per piazzare gli amici di partito. A mio avviso si dovrebbe agire più sugli esecutivi che sulle assemblee legislative e deliberative. Diminuire numero di ministri e ministeri, di assessori ed assessorati con le relative pletore di dirigenti al seguito. Ad Ostuni, ad esempio, 10 assessori sono una esagerazione non riscontrabile nenanche in grandi città, ma anche i 7 previsti dalla nuova normativa sono troppi. 5 assessori più il Sindaco credo siano una scuadra in grado di gestire un comune di 30 mila anime. Le assemble legislative e i consigli vanno ridimensionati in base alla popolazione residente cercando di mantenere un congruo rapporto. Il rischio è che nell’onda della giusta indignazione per i privilegi della casta si lasci concentrare il potere nelle mani di pochi.

Abolire le provincie, tutte senza alcuna distinzione. Sono inutili e costose, le loro competenze possono essere svolte tranquillamente da comuni e regioni. Sui piccoli comuni invece ho delle riserve, sia perchè non rappresentano un grande costo, sia perchè spesso sono la vera rappresentazione di una politica fatta al fianco dei cittadini. In un comune di mille abitanti difficlmente un sindaco può uscire di casa senza incontrare dozzine di elettori e confrontarsi con loro.

Mi pare che sull’onda della solita disinformazione la casta cerchi di arroccarsi ancor più nel palazzo. Dimunuisce i rappresentanti concentrando il potere nelle mani di pochi fidati e mantiene tutti suoi privilegi. Non c’è bisogno di alcun partito ne di alcuna casta solo di cittadini punto e basta.

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Categories:   Politica