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Scacco matto

Eccoci arrivati, la crisi che sino a qualche mese fa pareva passata senza arrecare eccessivi ed irrimediabili danni, quella crisi che il nostro paese stava sopportando e superando meglio di altri è arrivata, almeno in Italia, al suo tragico quanto prevedibile epilogo: il fallimento. Prevedibile perchè mentre le grandi imprese delocalizzavano le produzione mettendo migliaia di operai in cassa integrazione, mentre le piccole e media imprese chiudevano i battenti, mentre gettavamo centinaia di miliardi di euro in armamenti, guerre e inutili grandi opere la politica nostrana si occupava del processo prima breve poi lungo, delle numerose autorizzazioni a procedere per deputati e senatori e lodi vari per i maiali più uguali degli altri, di discutere sulle improbabili parentele di Ruby Rubacuori, di imbavagliare la libera informazione del web, di distruggere la scuola pubblica, l’università e la ricerca unici strumenti in grado di farci guardare al futuro con un pò di ottimismo, difar tutto fuorché fronteggiare questo tzunami economico che ha invaso l’intera penisola. Uno tzunami che se fino a qualche giorno fa ha continuato inesorabilmente ad addentrarsi nel territorio distruggendo tutto ciò che incontrava (imprese, servizi sociali e sanitari, diritti dei lavoratori, ecc) adesso si ritira portando via più di quello che ha travolto durante la sua avanzata.

La manovra lacrime e sangue da poco approvata col plauso del nonnetto sul colle, come avevo già predetto qualche giorno fa, è stata dichiarata insufficiente. Sevono soldi, soldi contanti oltre ad ulteriori tagli alle pensioni a tutto vantaggio dei fondi integrativi ed un ulteriore giro di vite ai diritti dei lavoratori così che li si possa sfruttare meglio e a minor costo. Germania, Francia e Banca Centrale Europea hanno stabilito il menù a noi il compito di cucinare e lavare i piatti. In primis i soldi. Come? Con quello che generalmente definiscono privatizzazioni o liberalizzazioni a seconda che a parlarne sia il centrodestra o il centrosinistra, ovvero svendite; svendite di tutte le aziende a partecipazione statale. Stiamo parlando di colossi economici che fanno gola a moltissimi prenditori sia Italiani che stranieri (ENEL, RAI, Finmeccanica, Fincantieri, ENI, Ferrovie dello Stato, Poste, Aziende Sanitarie, università, ecc) e che avendo un grosso peso in settori strategici consentiranno ai futuri proprietari di determinare le possibilità di sviluppo e di progresso del paese. Svendita dell’immenso patrimonio immobiliare ed artistico (nonostante tutto siamo ancora il Bel Paese). Si svenderanno palazzi, ma anche musei, siti archeologici e tutto quello che a giudizio dei prenditori potrà portare lauti profitti. Ricordatevi che stiamo parlando di svendite (siamo in fallimento) e quindi il tutto sarà ceduto a prezzi stracciati. Quello che i  nostri nonni e i nostri padri hanno costruito con anni di duro lavoro, patendo la fame (quella vera) e, in alcuni casi, lasciandoci la vita, sparirà nel volgere di breve tempo e noi ci ritroveremo in mutande senza neanche i fazzoletti per asciugarci le lacrime.

Il mondo come lo conosciamo oggi, per chi soppraviverà, sarà solo un lontano ricordo. Quanto sta accadendo in Inghilterra è solo il trailer di quanto vedremo nel nostro paese. Quando la gente non ha più nulla da perdere si scatena ed i primi bersagli saranno coloro che possiedono un qualcosa, anche se poco. Le grandi città diventeranno campi di battaglia dove non si sarà al sicuro neanche nelle proprie case. La disperazione è l’arma più devastante di cui si può dotare un uomo.

Potevamo evitare tutto ciò? Si. Potevamo occuparci un pò di più del bene comune piuttosto che dei cazzi nostri, avremmo dovuto impedire che il nostro paese andasse in guerra e spendesse centinaia di miliardi in armamenti, potevamo schierarci con gli operai e con la FIOM per dire che l’Italia rispetta i diritti e la dignità del lavoro, potevamo evitare che mafia e massoneria occupassero le nostre istituzioni, potevamno ascoltare i noglobal di Genova piuttosto che i media che ci parlavano dei violenti black bloc, potevamo sostenere i comitati No Dal Molin, No Ponte, No TAV, No inceneritori ed altri impedendo che fiumi di denaro finissero in queste inutili grandi opere. Potevamo fare tante cose ma ci siamo limitati a far la parte degli spettatori, per diventare oggi protagonisti nella parte del pollo da spennare.

Possiamo ancora salvarci? Possiamo ancora fare qualcosa? Si, ma dobbiamo muoverci in fretta e con determinazione. Innanzitutto dobbiamo liberarci di tutti coloro che ci hanno portato a questo punto, nessuno escluso, e liberarcene definitivamente. A chiunque abbia svolto negli ultimi trent’anni una carica elettiva o di nomina politica deve essere vietata qualsiasi candidatura sia a livello nazionale che locale. Dobbiamo avere il coraggio, come hanno fatto gli Islandesi, di dire alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale e ai paesi stranieri che il debito verrà ripagato quando sarà possibile e comunque non lo potranno pagare coloro che di questo fallimento economico non hanno colpe. Ritirare immediatamente le nostre truppe da tutti gli scenari di guerra e azzerare le spese militari, compresi quelle per ordinativi già effettuati (F35), blocco immediato di tutte le grandi opere, eliminazione completa di tutti i privilegi delle varie caste (politica, sindacale, ecclesiastica), riduzione di tutti i maxistipendi e maxipensioni ad un massimo di 5 mila euro mensili, incremento tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi capitali, seria lotta all’evasione fiscale prevedendo anche la detenzione per i trasgressori.

Recuperare tutte queste risorse e destinarle in primis alle piccole e medie imprese, all’agricoltura, ai servizi alla persona, legandole a garanzia di qualità della prestazione o produzione, all’assunzione di personale ed al rispetto dei diritti e della dignità del lavoratore.

Siamo sotto scacco matto, ma solo un matto lo accetterebbe in silenzio. Nella nostre azioni il futuro: o l’apocalisse con tutti contro tutti o tutti uniti in una sfida Italia contro il resto del mondo. Purtroppo prevedo che ad avverarsi sarà la prima, ma sono certo che se avessimo il coraggio per la seconda risulteremo vincenti.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica