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Ministeri, class action e culo

Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla  superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?

Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.

Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?

Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”,  in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.

Categories:   Economia/Lavoro, Informazione