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Un nuovo quadro della politica

Una volta tanto non posso che concordare con quanto affermato da PG Bersani: ci vuole un nuovo quadro politico, non dobbiamo concedere nulla all’antipolitica, quanto avvenuto negli ultimi 15 anni nel nostro paese dimostra quanto deleteria questa possa essere. Parole sacrosante, peccato che alle stesse io attribuisco un significato completamente diverso rispetto al segretario del PDmenoL e, in rispetto a quanto affermava Voltaire “quando parli con me definisci i tuoi termini” cercherò di approfondire un pò i concetti.

NUOVO QUADRO

Potrà mai essere possibile disegnare un nuovo quadro politico con gli stessi soggetti che da decenni fanno da sfondo, primo piano, contorno e persino la cornice? Mi pare che ciò che suggerisce il Bersani sia il riprodurre un qualcosa di già noto e stranoto che, come succede quando si riproduce un’opera d’arte, porta ad ottenere solamente una brutta copia e di poco valore dell’originale. Se poi pensate che, nella fattispecie politica, l’originale è già sgradevole sia a vedersi che sentirsi, immaginatevi cosa possa uscire da una brutta copia.

Capisco bene che la drammatica situazione in cui ci troviamo ed il patetico scenario politico spingono a credere che qualsiasi cosa d’altro è meglio, ma è fondamentale, proprio per  non precipitare ancora più in basso, ricordarsi che cosa sia il realtà l’altro che, vale la pena ricordarlo, abbiamo già avuto modo di vedere all’opera. Ve li ricordate i vari Prodi, Dalema e Amato? Non mi pare proprio che abbiano dato, o anche solo provato a dare il via ad un nuovo corso politico. Tant’è che è stato proprio l’aver “goduto” della loro opera che poi ha dato il via allo strapotere del venditore di tappeti. Qualche giorno fa un caro amico coi capelli brizzolati mi ha detto: se trent’anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei rimpianto Andreotti mi sarei fatto una sonora risata, oggi mi viene da piangere.

La realizzazione di un nuovo quadro politico non può che partire dall’individuazione di nuovi soggetti e dall’instaurazione di una democrazia diretta in sostituzione di quella rappresentativa, il modello Islanda insegna. Tutto ciò non può che partire dal mettere definitavamente in soffitta l’attuale quadro senza distinzioni di sesso, razza o età. Che si chiamino Berlusconi o Alfano, Fini o Casini, Bersani, Vendola, Di Pietro o Ferrero coi loro compari e affiliati se ne devono andare fuori da coglioni. Liberi di fare politica ma non nelle istituzioni dove già hanno fatto enormi danni. Persone nuove che non hanno mai svolto incarichi elettivi o di nomina politica e per un tempo determinato (max 2 legislature) se no le future generazioni si troveranno di fronte gli stessi problemi.

ANTIPOLITICA

Prima di parlare di antipolitica è necessario chiarirci sul significato di politica che mi pare troppo spesso confuso con quello di partiti politici. La politica è l’arte di occuparsi della polis, della città, della società ed individuare e realizzare quelle strategie atte a soddisfare e risolvere i problemi in un ottica di bene collettivo. I partiti, di contro, sono associazioni che si sono arrogati l’esclusiva del fare politica e, complici i cittadini che hanno consegnato loro una delega in bianco, alla ricerca del bene collettivo hanno sostituito il soddisfacimento degli interessi di taluni in grado di garantirgli il necessario consenso elettorale per il mantenimento del loro potere. a dimostrazione di ciò basta soffermarsi a riflettere sul come i partiti e gli uomini politici ottengono e mantengono il consenso elettorale. Dove vai vai non mi pare ci sia un solo cittadino, ad eccezione dei cosidetti militanti, che dia un giudizio positivo su un qualche partito, i più benevoli si fermano al son tutti una maniera. E allora come ottengono i voti? Semplice, favorire i poteri forti e occupare con uomini fidati le poltrone di aziende ed enti pubblici consente loro di distribuire poi favori agli elettori in termini di posti di lavoro, appalti, sub-appalti e concessioni. Detto in poche parole: voto di scambio, facile da attuare in una popolazione convinta del tanto son tutti una maniera.

Fatte queste precisazioni risulta evidente che la vera antipolitica, ovvero coloro che si muovono ed agiscono in direzione contraria al bene collettivo non sono certo quelle migliaia di cittadini e di comitati che impiegano il loro tempo libero per l’acqua pubblica, per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, per evitare la distruzione della Val di susa e della sua popolazione, che lotta contro la realizzazione dei cancrovalorizzatori, che denuciano il malaffare e la corruzione, ecc, ma semmai i partiti a cui, come ben diceva il Bersani, non  dobbiamo concedere nulla a partire da tutti quei miliardi di euro che ci rubano ogni anno dalle tasche.

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