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Inculata unitaria

Come una specie di riflesso incondizionato ogni volta che il mio apparato uditivo percepisce termini quali accordo o intesa unanime i miei muscoli glutei si contraggono in difesa del delicato orifizio che periodicamente e sempre più spesso viene oltraggiato. Ho avuto questa reazione l’altra sera mentre ascoltavo la conferenza stampa di Confindustria, CGIL, CISL e UIL dove quei quattro parassiti col sorriso stampato sulle loro facce da culo annunciavano la definitiva ed irrevocabile morte del contratto collettivo nazionale di lavoro.

D’altro canto la cosa era nell’aria già da diverso tempo e si aspettava solo che anche la CGIL si chinasse con riverenza alle esigenze della competitività e dei profitti dei PRENDITORI italiani, cosa che può sembrare paradossale ma avviene quando a guidare il più grande sindacato d’italia per la prima volta nella storia c’è una donna. Della serie “se non ora quando?”!

Non so, tra i tanti che hanno ascoltato quella conferenza, quanti si siano resi realmente conto di cosa comporti quella scelta. A sentire i discorsi dei più e dei lavoratori in particolare direi quasi nessuno. Tutti sempre indaffarati nelle incombenze quotidiane, intenti a decidere la meta del prossimo week end o il miglior piano tariffario per il proprio telefonino, nessuno sembra preoccuparsi, o meglio occuparsi, di quanto è accaduto e, ancor apeggio, di cosa accadrà a breve.

Volendo raffigurare la situazione me la immagino così: una ghigliottina sopra un palco, la lama ben affilata e luccicante con la corda che la tiene sospesa in mano al datore di lavoro, ben ancorata nell’apposito alloggiamento la testa del lavoratore che sorridendo come un ebete si guarda intorno e continua a domandare “che se magna stasera?.

Con quell’accordo unanime il metodo FIAT è stato di fatto esteso a tutti i lavoratori. Da domani qualunque imprenditore sia che si tratti di una multinazionale o di una ditta in una ridente cittadina di provincia potrà predisporre il contratto di lavoro che più gli aggrada, cancellando diritti, garanzie e determinando i compensi che vuole per poi proporlo a propri dipendenti facendogli ben notare che quel pezzo di carta è l’unica possibilità per poter continuare a lavorare. Come a Mirafiori e a Pomigliano i lavoratori dovranno decidere tra una morte improvvisa ed una lenta agonia mentre sui media a reti unificate si parlerà di “libera” scelta.

Mentre da tutta Italia si alzano strali contro il precariato e la precarizzazione dell’esistenza questi quattro scellerati hanno ficcato la testa di tutti i lavoratori sotto la ghigliottina.

Voi nel frattempo, mi raccomando, non muovetevi continuate pure a guardare fuori dalla finestra in attesa del tanto acclamato vento nuovo.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica