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Dieci insegnamenti dai referendum

1 – Il PD è una macchina lentissima con una inerzia infinita, l’unico modo di farlo muovere è non farci affidamento e far partire campagne dal basso, poi loro si accoderanno al traino quando i numeri inizieranno a crescere.

2 – La paura di qualcuno che ti tolga acqua, salute e diritti è una molla potentissima, ma non possiamo sperare che ogni volta dall’alto ci arrivi un terremoto, una catastrofe o un capo impresentabile per iniziare a muoverci. Si accettano suggerimenti su come abolire la legge elettorale, la legge Biagi e la Bossi-Fini, senza attendere che per farci svegliare debba arrivare una dittatura, l’abolizione dello statuto dei lavoratori e la caccia al migrante in stile Ku Klux Klan.

3 – La memoria storica dell’Italia è ai minimi storici, e nessuno chiederà conto ai politici che oggi applaudono i referendum e ieri li osteggiavano semplicemente perché non ricordiamo più quello che è stato detto più di due giorni fa. E’ uno svantaggio perché alla fine tutti possono dire tutto e poi dire il contrario il giorno dopo, ma è un vantaggio perché davanti ad una opinione pubblca con il blocco della memoria a lungo termine, anche la più complessa macchina di propaganda deve arrendersi e gettare nel cestino anni di paziente propaganda nuclearista che la cronaca ci ha spazzato via dai ricordi.

4 – Il Passaparola serve molto più di Internet. La dimostrazione è che dei milioni di cause più o meno perse diffuse in rete, l’unica causa vinta è stata quella che ha trascinato nel dibattito anche anziani, tecnoanalfabeti, persone disattente alla politica e gente che Facebook non sa nemmeno cosa sia, ma ha capito come votare perché qualcun altro glielo ha raccontato a voce, magari dopo essersi informato in rete come punto di partena e non come punto di arrivo.

5 – Quando ci sono pochi obiettivi, e sono molto chiari, e sono condivisi, alla fine il 90% dei votanti è in grado di esercitare il buon senso per raddrizzare il timone di una politica impazzita dove regna la confusione e gli obiettivi sono tantissimi, confusi e spesso contrastanti.

6 – Votare e far cambiare qualcosa in meglio è una goduria troppo grande per renderla così rara. Dovrebbe essere obbligatoria la discussione delle leggi di iniziativa popolare, o un referendum propositivo per decidere se approvare o rifiutare quelle che giacciono da anni nel limbo del Potere chiuse a chiave nei cassetti in attesa di essere discusse.

7 – Non bisogna mai sopravvalutare l’intelligenza degli uomini di potere, nè cedere alla tentazione della dietrologia. Mentre il capo del governo faceva marcia indietro sul nucleare cercando di scappare, tutti pensavano ad una subdola e geniale manovra per far rientrare il nucleare dalla finestra visto che la porta stava per chiudersi, ma più probabilmente era solo una ritirata precipitosa e scomposta per evitare questa disfatta e questo tracollo politico. Quando il ministro dell’interno ha annunciato il raggiungimento del quorum ad urne ancora aperte, in rete circolavano appelli allarmati e conditi dal retropensiero che descrivevano questo annuncio come una furbissima mossa dell’ultimo minuto per scoraggiare i più pigri di fronte al risultato già raggiunto, ma più probabilmente era solo la voglia di togliersi il prima possibile dallo stomaco il peso mortale di quell’annuncio. Il mito della furbizia e della genialità dei nostri capetti si poggia in gran parte su miti,leggende, retropensieri e dietrologie alimentate dagli stessi oppositori. Non facciamoli più grandi e potenti di quel che sono, prendiamo atto che questa è gentaglia qualunque e andiamoli a prendere a pernacchie in ogni luogo e momento anche se poi Fassino ci chiamerà squadristi.

8 – Adesso è il turno di guardarsi le spalle dagli avvoltoi che banchettano sui cadaveri degli avversari politici, e che continueranno a tapparsi gli occhi davanti alla realtà come se questo colpo di reni del popolo italiano fosse una approvazione di tutte le cretinate che hanno fatto dall’Ulivo in avanti,

9 – I no global e i cittadini attivi alla fine avevano ragione. Magari la prossima volta anziché fare il conto delle vetrine rotte sarebbe meglio dare ai movimenti sociali spazi per esprimersi. Se la società civile avesse incontrato orecchie tese e menti aperte al posto della repressione armata, la tassa sulle speculazioni finanziarie invocata dal basso al G8 di Genova sarebbe stata introdotta già nel 2001, la nostra economia starebbe meglio, la crisi sarebbe stata meno grave, e chi ha voluto fare soldi facili sulle spalle dei risparmiatori e dei lavoratori avrebbe dovuto andare a giocare al Casinò rischiando i soldi propri anziché andare in Borsa a giocare i soldi degli altri.

10 – L’unica, vera strada di cambiamento è quella che passa per l’AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA. Lasciamo perdere i partiti e i luoghi del potere e prepariamoci per la prossima lotta a mani nude, dove le matite copiative in mano ai cittadini vincono sui manganelli messi in mano ai guardiani del potere.

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