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Sulla primavera che non arriva mai

Dopo tutte le dichiarazioni e gli slogan di politici, giornalisti, opinionisti ed attivisti vari che ho sentito in questi giorni non posso esimermi dal rivolgermi ai miei amici nonché ex concittadini milanesi che stanno vivendo e vivranno probabilmente nei prossimi anni un esperienza che io già vivo da diverso tempo qui in Puglia (poi dicono che il sud è sempre in ritardo). “Il vento è cambiato”, “E’ arrivata la primavera” sono gli stessi ed identici slogan che eccheggiavvano in questa splendida penisola quando nel 2005 il centrosinistra vinse le elezioni e la presidenza della regione fu affidata a tale Nichi Vendola allora esponente di Rifondazione Comunista, partito che abbandonò immediatamente quando non riuscì a diventarne il segretario per fondare Sinistra e Libertà  rinominata Sinistra Ecologia e Libertà dopo che il partito dei Verdi, invitati a confluire sotto l’ombrello Vendoliano, educatamente lo mandarono semplicemente a fare in culo.

Ma gli slogan sopracitati non sono le uniche assonanze tra le due vicende. Pisapia, come Vendola, diviene candidato dopo aver vinto le primarie contro la forte opposizione del PD che lo ritiene un pessimo candidato per la città meneghina e, in entrambi i casi, il successo elettorale è stato determinato più dal suicidio politico della controparte che dal successo della propria. Pisapia, infatti, ha preso 4 mila voti in meno di quanti ne prese il candidato del centrosinistra alle precedenti elezioni amministrative, la Moratti in compenso ha subito, giustamente, una imponenete emoraggia di voti passati in parte all’UdC ed in maggior parte all’astensionismo. Fitto si suicidò in Puglia quando pochi mesi prima delle elezioni cercò di attuare un piano di riordino sanitario che prevedeva l’introduzione di pesanti tickets, una drastica diminuzione dei posti letto e la chiusura di reparti e, in alcuni casi, di interi ospedali. Fu così che Vendola, bravissimo a cavalcare la protesta ed il malcontento per questo disastroso piano durante la campagna elettorale, riusci contro ogni aspettative e previsione a vincere la competizione elettorale. Purtroppo per i pugliesi quel piano non è andato in pensione ed oggi dopo sei anni di totale assenza di politiche sanitarie, scandali vari (vadi casi Tarantini e Tedesco), cospiqui finanziamenti ad ospedali privati (120 milioni di euro al San Raffaele di Don Verzè) il caro Vendola  sta trasformando in realtà quel piano lacrime e sangue che lui stesso anni fa definì “scellerato”.

La primavera pugliese si è così dimostrata essere un freddo, grigio ed umido autunno fatto di promesse mai mantenute come la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, di problemi risolti solo negli slogan fedelmente riportati dai mezzi di comunicazione come il devastante inquinamento nelle città di Brindisi e Taranto (il sindaco di Taranto ha dovuto emettere lo scorso anno un ordinanza con la quale si vieta ai bambini di poter giocare nei giardini pubblici della città a causa delle elevate concentrazioni di diossina nel terreno). Per non parlare della tanto attesa ed annunciata svolta ambientalista. La raccolta differenziata è da sempre inferiore al 15% (in campania è al 17%) e adesso si punta sugli inceneritori della Marcegaglia, sulle autorizzare l’incenerimento di rifiuti a centrali elettriche a carbone e a biomassa e cementifici. La cementificazione del territorio continua imperterrita la sua devastazione. La produzione di energia da fonti rinnovabili tanto decantata dal poeta di Terlizzi consiste in realtà in un ennesima devastazione del territorio in particolare nel salento e in una valanga di soldi pubblici che finiscono nelle mani dei soliti speculatori. I costi della politica aumentano di anno in anno e i soldi necessari al pagamento di stipendi e prebende di consiglieri ed assessori vengono sottratti ai capitoli scuola ed Asl.

Quindi cari amici milanesi, lungi da me il volervi rovinare la festa o togliervi ogni speranza, ma sono convinto che nulla cambierà sino a quando noi tutti non prenderemo coscienza dell’assoluta necessità di mandare a fare in culo una volta e per tutte questa massa informe di sanguisughe.

Categories:   Politica