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Quando il criminale era Bush

Il procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha chiesto ai giudici del tribunale di emettere un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti del leader libico Muammar Gheddafi, del figlio Saif al Islam e del capo dei servizi libici Abdullah al Senoussi.

La Corte è competente a giudicare i crimini più efferati: crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra e tutti quelli che sono definiti crimini internazionali dalla comunità intera.

Occorre precisare che non è stato spiccato un mandato di cattura (è stato richiesto sulla base di “evidenti prove” che non sono state specificate alla stampa) ed è bene sapere che il mandato di cattura può essere deciso non da Luis Moreno Ocampo ma soltanto dalla Camera per le indagini preliminari (sempre che nella richiesta di arresto preparata dall’ufficio del Procuratore vi siano gli elementi sufficienti e necessari per l’arresto).

Sul sito della Corte Penale Internazionale manca l’adesione della Libia.

Sono infatti 40 paesi che non ne hanno ratificato il trattato istitutivo. Fra questi, Israele e Stati Uniti hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo. Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Francia, Regno Unito, USA, Cina, Russia) Russia e Cina, oltre agli USA, non hanno aderito alla Corte Penale Internazionale.

Lo Statuto della Corte Penale Internazionale prevede la sua competenza soltanto nei casi rispetto ai quali lo Stato dove è stato commesso il reato o quello di nazionalità dell’accusato ha accettato la sua giurisdizione.

Deve far riflettere il fatto che la prima denuncia per crimini contro l’umanità formulata alla neonata Corte penale internazionale abbia avuto come destinatario nientemeno che George W. Bush. “Dal 1945 l’uso della forza è consentito solo a scopo di autodifesa e solo autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu”, argomentò l’avvocato Joachim Lau, “sul piano giuridico quella all’Iraq è un’aggressione punibile secondo lo statuto della Corte penale internazionale”.

Ma Joachim Lau non è stato l’unico. Francis A.Boyle, professore di diritto internazionale all’ Università dell’Illinois, ha presentato una denuncia presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia contro i cittadini statunitensi George W. Bush, Richard Cheney, Donald Rumsfeld, Condoleezza Rice e altri per la  pratica delle “extraordinary rendition” perpetrata su circa 100 persone.

Bush, non a caso, ha agito in modo che non venisse effettuata la ratifica della Corte Penale Internazionale da parte degli Stati Uniti.

E così siamo arrivati ad una situazione di stallo del diritto internazionale in quanto gli Stati Uniti (ma non solo loro) non ritengono legittima l’azione della Corte Penale Internazionale verso un proprio Presidente ma ovviamente il governo Usa ritiene pienamente legittimo che la Corte agisca verso Gheddafi.

Eppure difficilmente il procuratore capo Luis Moreno Ocampo riuscirà ad attribuire a Gheddafi più vittime di quelle che Bush ha causato in Iraq, stando alla documentazione fornita da Wikileaks (il sito ad esempio ha rivelato che gli Stati Uniti erano al corrente del ricorso alla tortura).

Ma senza andare a scomodare Wikileaks, basti il ricordo dell’uccisione di Nicola Calipari.

Secondo la magistratura italiana l’agente segreto italiano Nicola Calipari fu ucciso volontariamente, per fermarlo e impedirgli di portare a termine la sua missione: liberare la giornalista italiana Giuliana Sgrena.

Tutto è rimasto impunito.

In queste ore tutto questo non verrà detto da gran parte di quei mass media che risparmiano ai cittadini la fatica di pensare, di documentarsi e di fare raffronti.

Categories:   Politica, Società/Cultura

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