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Spiagge e cemento

La svendita, pardon, “Sviluppo” punta alla solita ricetta, “più cemento più turismo” (e chiù Pilu come dice Antonio Albanese). Già, una colata risolve sempre tutto. Magari la gente non spende e spande perché ha le tasche vuote e non perché non sa dove piazzare l’ombrellone! La gente, quella che si presume debba sempre spendere e spandere, o vengono negate le ferie (si sà sono un costo troppo oneroso per  la produttività, caspita non vorremmo mica giocarci la competitività no?) o gli aumenti salariali dato che i rinnovi contrattuali son tutti al ribasso ( eh sennò poi delocalizzano, diamine, sacrifichiamoci suvvia)  come si possa quindi esigere che appena sbuca il sole ci sia la ressa sulle spiaggie proprio non riesco a capirlo. Gli altri, ovvero il 38% di inattivi ed l’8% di disoccupati temo abbiano poco da spendere.
Tra l’altro, lo stesso decreto da facoltà alle banche (poverine sempre in crisi) di aumentare il tasso di usura. Ad ogni lobby il suo “obolo” e “noi paghiamo”.

Ma tant’è.

Il Consiglio dei ministri che ha seminato incertezza sul futuro degli investimenti nel fotovoltaico ha invece voluto creare certezze per chi investe nel cemento in riva al mare.
I gestori che prendono in concessione una spiaggia dallo Stato per offrire servizi a pagamento ai bagnanti d’ora in poi potranno costruire edifici (se già non l’hanno fatto) e tenersi litorale e immobili per 90 anni (prima la durata delle concessioni arrivava a 25 anni), in compenso dovranno pagare l’equivalente di un tozzo di pane. E, aggiungo, potranno rifarsi ad abundantiam sui turisti. E’ il succo del decreto legge “Sviluppo”. I dettagli:

Secondo quanto ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano il Verde Bonelli, va incontro alla concessione novantennale (in pratica: va incontro alla privatizzazione) il 50% delle spiagge italiane, per un totale di circa 3.500 chilometri. Qualora non esistano già edifici, il diritto di superficie novantennale porta con sè – sempre secondo Bonelli – anche il diritto a costruirli.
Ma quanto verserà allo Stato il gestore di uno stabilimento balneare dotato, oltre che di spiaggia, servizi igienici e cabine, anche di ristoranti, bar, palestre e magari pure negozi?
Sempre secondo Bonelli, 93 centesimi per metro quadrato. Significa che uno stabilimento balneare di 10 mila metri quadrati pagherà molto meno di 1000 euro al mese.
E i turisti, quando vanno in spiaggia, quanto pagano? Apriti Cielo, o meglio apriti portafoglio. La Camera di Commercio di Salerno (non un’associazione di consumatori) ha calcolato in 7,70 euro al giorno la cifra per l’affitto di un ombrellone, più altri 7,30 euro quotidiani per una e una sola sdraio. Erano i prezzi dell’anno scorso: e quest’anno, chissà. Pur considerando la brevità della stagione balneare, mi pare che esistano tutti i margini per rientrare lautamente delle spese.

Certezze per chi investe nella cementificazione delle spiagge, incertezze per chi investe nelle energie pulite. Mi pare una perfetta sintesi della politica di questo Governo.

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