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Come volevasi dimostrare

Nel post di un paio di giorni fa evidenziavo la necessita di sottolineare durante la campagna elettorale le effettive politiche che i vari partiti attuano sugli argomenti oggetto dei quesiti referendari. Ciò può sembrare banale e superfluo e può anche apparire controproducente in un impegno che mira al raggiugimento del quorum ed alla vittoria dei SI, ma non voglio certo ritrovarmi fra qualche anno, passata la festa gabbato lu santu, qualche buon tempone che legiferi a favore della privatizzazione dell’acqua o per favorire il ritorno del nucleare. E’ quindi di vitale importanza che i cittadini chiamati alle urne, oggi e nei prossimi anni, anche per votare i propri rappresentanti nelle varie isituzioni sappiano in realtà questi che intenzioni hanno nei confronti di questi importantissimi e fondamentali aspetti.

Nel post di qualche giorno fa appunto mi scagliavo in particolare contro le politiche del Partito Democratico e sulle sue posizioni di ieri e di oggi su nucleare e acqua pubblica in particolare. A dimostrazione di quanto io non sia un visionario ne tanto meno un concentrato di pregiudizi ecco che ieri mi è giunto un comunicato del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” che evidenzia in maniera eloquente quale sia la situazione in Puglia dove, vale la pena ricordarlo, il Partito Democratico è al governo quale primo partito di maggioranza capace quindi di determinarne le azioni.

Mercoledì 27 aprile abbiamo partecipato alla conferenza stampa tenuta presso la sede dell’Acquedotto Pugliese di Via Cognetti dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dal’Assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, e dal Vicesindaco di Parigi Anne Le Strat, giunta a Bari per sancire una partnership e uno scambio di best practice fra l’amministrazione della capitale francese e la Regione Puglia.

L’esempio di Parigi, tornata l’anno scorso a una gestione pubblica dei servizi idrici integrati dopo 25 anni di mal gestione privata e di aumenti di tariffa vertiginosi, rappresenta l’emblema della  possibilità di smentire quanti sostengono che “privato è bello, pubblico è sperpero”.

Vorremmo poter dire la stessa cosa del nostro Acquedotto Pugliese e della sua gestione, che Vendola e Amati in conferenza stampa hanno indicato come segno della volontà di chi governa la Regione di tutelare i beni comuni: vorremmo, perché da parte nostra non smetteremo di ripetere che salvare l’Acquedotto dagli appetiti dei privati non è sufficiente, perché l’ente rimane a capitale interamente pubblico ma assoggettato alla disciplina del diritto privato (è infatti una SPA), così come ammesso dal Presidente della Regione e dall’assessore al ramo durante l’incontro di mercoledì.

La strada per rendere davvero “Bari come Parigi” ci sarebbe: si tratterebbe di approvare il disegno di legge sull’Acquedotto Pugliese rispettando il testo originario, alla cui stesura noi stessi abbiamo partecipato, senza snaturarlo, e rendendo così l’Aqp un’azienda pubblica assoggettata al diritto pubblico e libera dalla logica degli utili e dei profitti.

Gli emendamenti proposti dalla maggioranza nelle commissioni competenti invece, ahinoi, sembrano andare in altra direzione: non c’è alcuna chiarezza sulla forma giuridica dell’ente, non è prevista la quota minima gratuita giornaliera di acqua per tutti i cittadini pugliesi (scopriamo da Vendola stesso, a distanza di un anno, che i soldi non ci sono o se ci sono le priorità sono altre) e neppure il modello di governance risponde a quelle esigenze di controllo democratico e di partecipazione che per noi sono un punto irrinunciabile.

Vendola e Amati oggi ci dicono che la partecipazione va bene ma fino ad un certo punto, oltre il quale chi governa è tenuto a “fare sintesi” e scegliere anche in maniera impopolare e che c’è una legislazione nazionale da rispettare; argomenti legittimi che però stridono con gli impegni e i proclami dei mesi scorsi ma anche con i paragoni affrettati fra la Puglia e Parigi.
Insomma, l’impressione che ricaviamo è che per chi amministra la Regione “l’efficienza” abbia la priorità rispetto alle pratiche democratiche e di partecipazione.

A noi non resta che continuare a vigilare, portando avanti la battaglia per l’acqua pubblica senza fare sconti a nessuno come abbiamo sempre fatto, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

Categories:   Politica