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Energia e Sindaci

Quanto successo in Giappone e all’amico libico, scusate volevo dire al sanguinario dittatore, ha riacceso nel nostro paese il dibattito su un tema cruciale tanto per il nostro presente quanto per il nostro futuro: l’approvigionamento e l’autonomia energetica. Lungi dal voler aggiungere parole alla quotidiana disinformazione diffusa da giornali e tv sui motivi del caro energia italiano e su quelli per essere a favore o contro il nucleare, preso atto che il partito democratico, maggior partito di opposizione (in sigla PDmenoelle), dopo aver criticato Di Pietro quando raccoglieva le firme a sostegno del referendum e dopo aver consentito al governo, grazie ai soliti “responsabili” ed assenteisti, di indire i referendum in data più utile al non raggiungimento del quorum, adesso invita i cittadini a recarsi alle urne per cancellare il piano nucleare del governo pur lasciando in ogni dichiarazione la porta aperta al nucleare di prossima generazione, vorrei spostare l’attenzione su un ambito più prettamente locale ed in particolare quanto Sindiaci ed amministrazioni comunali possono fare, ed avrebbero già potuto fare, in questo delicato quanto fondamentale campo.

Infatti, si è soliti pensare che la politica energetica sia competenza esclusiva del governo centrale, ed in linea di massima è così, ma se gli oltre 8 mila comuni italiani avessero adottato delle semplici quanto lungimiranti politiche energetiche, la situazione oggi sarebbe ben diversa. La nostra società, i nostri stili di vita necessitano di enormi quantità di energia per essere mantenute, ma noi sappiamo che la stragrande maggioranza di energia consumata se ne va in sprechi, inefficienze, ovvero non serve agli scopi per cui viene utilizzata. Per capirci: il consumo di una lampadina tradizionale ad incandescenza è, al 70%, utilizzato per la produzione di calore (se la tocchi ti bruci) e solo al 30% per illuminare, sua vera ed unica funzione. Stessa situazione la troviamo negli edifici che, per scaldarsi ed illuminarsi, sprecano appunto il 70% dell’energia consumata.

In un modesto comune di 30 mila abitanti qual’è Ostuni in questi ultimi anni sono spuntati come funghi numerosi edifici e persino una “new town” mascherata da “zona artigianale”. Questi edifici, compresi quelli più energivori quali centri commercili e piscine, sono stati realizzati con tecniche standard cosicché sprecheranno nei prossimi decenni il 70% di energia. Eppure le tecniche per abbattere questi sprechi esistono già da tempo, da quasi un decennio in Germania come in Trentino Alto Adige non è consentito realizzare edifici che consumino più di 7 l di gasolio o metano a metroquadro (i nostri ne consumano in media 20 l a mq). Il comune con una modifica, a costo zero, del regolamento edilizio di sua assoluta competenza avrebbe potuto e può imporre l’applicazione di tecniche per il risparmio energetico sia per gli edifici residenziali sia per i più consumatori centri commercili e piscine. Perchè non è stato fatto? Perchè non si fa? Semplicemente perchè le lobby del mattone ben radicate nelle amministrazioni locali ivi compresa quella di ostuni vedrebbero calare i loro vortiginosi profitti.

C’è poi tutto il patrimonio edilizio esistente che si potrebbe incentivare alla ristrutturazione energetica concedendo, sempre modificando a costo zero il regolamento edilizio, agevolazioni e, ove possibile, aumenti di cubature. Per il patrimonio immobiliare pubblico si sarebbe potuto predisporre un piano di ristrutturazione energetica da attuare in un decennio. Non ci sono i soldi? L’investimento si sarebbe ripagato da solo col risparmio sulle bollette ed in oltre avremmo potuto tranquillamente rinunciare a qualche inutile strada e rondò ed evitare di finanziare i big della musica italiana ed internazionale per fare spettacoli a pagamento nell’illustre città bianca.

Vi è infine l’immenso settore della produzione di energia da fonti rinnovabili su cui si poteva agire concedendo i lastrici solari degli edifici pubblici in comodato gratuito per la realizzazione di impianti fotovoltaici di investitori privati (quelli che li vanno a fare sui terreni agricoli), istituendo un apposito sportello informativo e di consulenza per i cittadini privati interessati alla realizzazione di impianti, stipulando accordi o convenzioni con istituti di credito per l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato, etc.

Ma naturalmente di tutto questo non c’è traccia nella maggior parte dei comuni ne tanto meno ad Ostuni, dove di tali problematiche non se ne è occupata ne la maggioranza ne l’opposizione a dimostrazione, come se ce ne fosse bisogno, delle sostanziali differenze tra le varie coalizioni. Ma le proposte dell’opposizione vengono completamente ignorate, tuonerà qualche buontempone. E’ questo forse un buon motivo per non presentarle neanche? Per lasciare che tutto silenziosamente accada?

Le amministrazioni locali hanno un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’intero paese devastato da un terrificante tsunami chiamato politica ed è per questo che sono le prime istituzioni di cui i cittadini si devono riappropriare.

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Categories:   5 stelle, Politica