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La pena di morte Italiana

Ho conosciuto Samanta Di Persio qualche anno fa quando la invitati ad Ostuni a presentare il suo primo libro “Morti Bianche” disponibile presso la biblioteca comunale per gentile omaggio dell’autrice (video). L’ho poi rincontrata altre volte sia a L’Aquila, pochi mesi dopo il terribile sisma , sia nuovamente ad Ostuni dove venne a presentare il suo secondo libro “Ju Tarramutu”. Una persona eccezionale, un’autrice come poche, capace di dare voce e vita a chi è stato risucchiato in questi drammi. I suoi libri, zuppi di testimonianze e sentimenti, ti avvolgono al punto che non sia più se quelle esperienze le hai lette o vissute.

La sua nuova opera “La pena di morte Italiana” da voce a chi ha incontrato il poliziotto, il carabiniere o l’agente di custodia sbagliato. Non perdetevelo.

Ottima anche l’iniziativa “perdi il libro” promossa da Ornella Gemini e pubblicizzata dalla stessa autrice ovvero acquistare il libro, leggerlo e poi perderlo in un luogo pubblico in città, con un messaggio: “Non sono stato dimenticato. Prendimi, leggimi e poi perdimi in qualche posto in città. Aiutami a dare voce a ragazzi che non ce l’hanno più.”
A proposito. Ne è stata “smarrita” una copia anche nella villa comunale di Ostuni, chi la trovasse è pregato di leggerla e “smarrirla” nuovamente.

Dal Blog di Samanta di Persio

Un libro uscito il 9 febbraio con l’intento di dare voce a chi ha incontrato il poliziotto, il carabiniere o l’agente di custodia sbagliato. Nello sport se un atleta sbaglia viene punito, il calcio ne è l’esempio più lampante, perché per le forze dell’ordine (per non parlare della politica) non avviene? Federico Aldrovandi non si è sbattuto per terra o contro un muro, poliziotti armati di manganello si sono scagliati contro di lui, appena 18 anni, con una furia animale. Il suo corpo livido: viso, genitali, petto. Poliziotti condannati senza essere stati sospesi un solo giorno dal servizio. Nel processo non è emerso qual è stato il ruolo di ognuno. Questa si chiama omertà.

Riccardo Rasman, un ragazzo affetto da schizofrenia in cura presso il centro di igiene mentale di Trieste è stato assalito in casa: imbavagliato, legato con il fil di ferro, picchiato ed ucciso non da malviventi, dalla polizia di Stato. Condannati a 6 mesi senza la sospensione dal servizio.

Stefano Cucchi lo ricordano tutti perché le sue foto sono ben note. Rinviati a giudizio tre agenti di polizia penitenziaria e processo breve per il direttore dell’ufficio detenuti.

Il 14 febbraio, giorno dell’amore, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria si sente offeso dalla prefazione di Beppe Grillo. Mi colpisce il passaggio in cui scrivono: “Non accettiamo che al duro, difficile e delicato lavoro che quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria svolgono con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità vengano associati i terribili vocaboli di violenza, indifferenza, cinismo e omertà. Nel libro è specificato che non si accusa il sistema penitenziario, ma il sistema omertoso del coprirsi. La maggior parte degli uomini e delle donne sono onesti cittadini che oltre a compiere perfettamente il loro dovere sono genitori. Da genitore per i figli dobbiamo sempre discernere ciò che è bene da ciò che è male e un direttore di un carcere che dichiara: “Il detenuto non si massacra in sezione, il detenuto si massacra sotto” è un male che vanifica l’impegno delle persone oneste.

Nel libro c’è la testimonianza di Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti un ragazzo incensurato che per presunta frode informatica viene portato in un carcere di massima sicurezza. Viene arrestato nell’inchiesta Premium, i numeri a pagamento che hanno fatto disperare molti italiani. Niki dichiara da subito di voler collaborare. Per il primo ingresso in carcere esiste una circolare che prevede un trattamento di riguardo, in primis potersi mettere in comunicazione con i familiari. Al ragazzo non è permesso. Muore nel bagno della cella. Un ragazzo alto 1 metro e 80 cm di 92 chili si sarebbe suicidato con un laccio di scarpa in uno spazio che non lo permetteva. Il caso archiviato, deposizione del ragazzo secretata.

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