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Stabilizzazione anticostituzionale

Nel 2007, quando la regione Puglia approvò la legge di stabilizzazione del personale precario, questo blog non era ancora attivo ma ebbi comunque modo, in diversi incontri, di esprimere nei confronti della stessa forti critiche e molte perplessità. Erano diversi gli aspetti che evidenziavo; innanzitutto, a dimostrazione delle politiche vendoliane degli slogan, ciò che veniva presentata dallo stesso e dai soliti media come “una rivoluzione copernicana” e “l’estinzione del precariato in Puglia” altro non era che una sanatoria.

L’aria era cambiata, la sinistra inaspettatamente al governo pugliese annunciava finalmente la primavera e così dopo anni di sanatorie edilizie e fiscali divenute proprietà intellettuale delle destre, la sinistra non poteva che cambiare rotta ed annunciava così l’inizio di una nuova era. Così fu che iniziarono proprio con una nuova sanatoria, senza però utilizzare tale termine (non sia mai che la gente capiva subito di che pasta erano fatti) e scelsero il termine stabilizzazione che suona meglio presentandola appunto come la panacea che avrebbe eliminato una volta per tutte il precariato  per i dipendenti pubblici della nostra regione.

In realtà chi, come me, fosse andato a leggersi la legge piuttosto che fermarsi agli slogan mediatici avrebbe subito notato l’incongruenza tra il detto ed il fatto non trovando alcun divieto per le aziende pubbliche di occupare posti in pianta stabile con assunzioni a tempo determinato, ovvero con precari. Tant’è che a distanza di quasi cinque anni, nonostante migliaia di stabilizzati (sanati) la situazione non pare sia affatto cambiata e sono già centinaia i nuovi precari che occupano da anni posti in pianta stabile. Tutti in attesa di una nuova sanatoria.

Ma oltre a queste incongruenze, che per interesse personale o politico, tutti hanno negato nella legge vi erano delle anomalie e delle ingiustizie che ancora oggi molti, aimè sempre per gli stessi motivi, continuano a negare. Ma andiamo con ordine.

Quando una sanatoria, o un bando che sia, richiede dei riequisiti per l’ammissione, questi non possono che essere posseduti prima del termine ultimo per la presentazione della domanda e non in seguito. Se per partecipare ad un concorso è previsto un titolo di studio questo deve essere stato già conseguito al momento della presentazione della domanda e non negli anni seguenti così come i condoni edilizi riguardano case abusive realizzate prima della presentazione della domanda, giammai negli anni successivi. La legge di stabilizzazione, che prevedeva come requisito un minimo di tre anni, anche non continuativi, di contratto a tempo determinato, invece consentiva che questi si potessero maturare negli anni seguenti e quindi successivamente alla presentazione della domanda.

Contestualmente vietava alle aziende pubbliche di bandire concorsi nonché utilizzare graduatorie esistenti, per copire eventuali posti vacanti andando così sia a sovvertire la legislazione che regola l’accesso al pubblico impiego, sia a negare un acquisito diritto  a coloro che, legittimamente e meritatamente in graduattoria, attendeva l’assunzione. Come se una sanatoria edilizia vietasse una regolare concessione a chi invece ne avesse pieno diritto.

Tutto ciò non ha alcuna giustificazione, ne giuridica ne politica. Se è comprensibile, anzi pienamente condivisibile, l’obbiettivo di stabilizzare il contratto dei lavoratori che da anni (alcuni anche 8-10 e più) hanno fornito la loro profesionalità consentendo così l’erogazione di fondamentali servizi ed evitare, nell’interesse pubblico, la dispersione di queste professionalità con un notevole bagaglio di esperienza, ciò non può in alcun modo essere fatto in violazione delle norme vigenti e negando diritti ad altri. Ricordo che tra i trombati legittimamente in graduatoria vi sono molti emigrati che hanno visto svanire la possibilità di ritornare tra i propri cari.

Tutto ciò poteva essere risolto senza alcuna legge speciale da dare in pasto ai mezzi d’informazione, ma semplicemente con delle chiare direttive ai direttori generali delle aziende pubbliche con le quali  imporre la copertura dei posti in pianta stabile con personale a tempo indeterminato e limitare i contratti a termine alle sole sostituzioni temporanee (maternità, malattie, aspettative, etc). Dando disposizioni per pubblici concorsi con il 40% dei posti riservati (come prevede la legge) a chi avesse maturato (al momento del bando!) tre anni di anzinità con contratto a tempo determinato.

Ma la storia, come noto, non è andata così. Ed oggi subito dopo l’approvazione del piano di rientro sanitario che blocca le assunzioni (non abbiamo soldi neanche per piangere) arriva il verdetto della consulta che annulla la legge di stabilizzazione perchè anticostituzionale, facendo ripiombare nel precariato migliai di lavoratori. (vedi sentenza)

La responsabilità di tutto ciò non può che interamente ricadere sull’esecutivo regionale (giunta e presidente) inetti ed incapaci oltre che di una visione politica anche della capacità tecnica di legiferare. Al momento, a parte qualche assurda dichiarazione dell’assessore Fiore, non è nota la strada che la regione intende percorrere per risolvere questo compicato problema, ma visto che gli inetti sono ancora tutti al loro posto sono sicuro che il tempo delle ingiustizie e degli slogan non sia ancora finito.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica