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feb
15

Stupidaggini e CO2

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In un’era nella quale l’opinione, per quanto superflua (e questo sito ne è una segnata dimostrazione) si diffonde comunque per via dei mezzi di comunicazione di massa, è interessante fare qualche considerazione sui possibili risparmi in emissioni derivanti dall’abolizione delle stupidaggini.
Quando una stupidaggine si propaga sui media, produce emissioni dovute all’energia dissipata per diffonderla ed a quella utilizzata per leggerla. Elettricità per tenere accesi computer, televisori, trasmettitori, router, illuminazione studi televisivi, eccetera. Carburanti per alimentare rotative, camion per la distribuzione, eccetera. Questo senza contare l’energia dispersa per recuperare il tempo sprecato per scrivere la stupidaggine (in genere basta una sola persona) e quello perso da chi la legge (milioni e milioni). Tempi che devono essere recuperati, con conseguente dissipazione di altra energia. I numeri possono apparire non significativi, ma prendete in considerazione il numero di stupidaggini prodotte ogni secondo (tristemente alto) e moltiplicatelo per il numero di utenti del circuito d’informazione. Le quantità di energia coinvolte diventano apprezzabili.

Per produrre energia è necessario emettere CO2 con conseguente degrado dell’ambiente. Proibire, o almeno tentare di ridurre, la scempiaggine nel mondo favorirebbe un aumento della qualità della vita senza perdite sensibili nei servizi e nel processo industriale.
Passo a qualche esempio.
Proibizione per legge delle dimissioni: Ogni volta che l’uomo politico X, membro della maggioranza, compie un’azione ritenuta esecrabile dall’opposizione, l’opposizione richiede le dimissioni. Giornali, televisioni e rete incominciano il consueto concertino. Migliaia, se non milioni, di persone discutono dell’opportunità o meno che X si dimetta. Mentre le caldaie bruciano per produrre l’energia per diffondere questa fesseria, X se ne frega e non si dimette. Risultato? Una montagna di CO2 dispersa nell’ambiente alla faccia del protocollo di Kyoto. Proibire le dimissioni per legge eliminerebbe alla radice il problema.

Abolizione della Vergogna: ” Si dovrebbe vergognare!” “Che vergogna!” “Vergognati!”. In genere il destinatario di questi appelli rimane impassibile di fronte a tali moralistici preconi e non si vergogna. E poi? Se pure si vergognasse,  cosa ne guadagnerebbe la società? Niente.
Nel frattempo per trasferire la richiesta di vergognarsi, spesso condivisa da migliaia di sollecitanti ad un singolo piuttosto indifferente, si è dovuto prosciugare un pozzo di petrolio che si è trasformato in una mefitica nuvola di CO2.

Tassa sull’indignazione. Quando un uomo politico, ad esempio Belrusconi, si intrattiene con donzelle di facili costumi, milioni di italiani sentono la necessità di dire ad altri milioni che sono indignati. La cosa produce una sorta di effetto valanga perché alcuni, non essendosi indignati da subito, si sentono diminuiti nei confronti degli indignati e s’indignano anch’essi, benché non del tutto convinti. Altri, invece, si sentono obbligati a spiegare perché non s’indignano. Ma, a rifletterci bene, chi se ne frega se il signor X si è indignato e il signor Y no? Se X si è indignato e la cosa ha contribuito a farlo sentire superiore a quelli che non si sono indignati, ne ha ricavato un aggio personale che è giusto venga tassato. L’indignazione non ha altro effetto che la gratificazione di chi s’indigna. Se fosse diversamente, Berlusconi si sarebbe fatto frate trappista dieci anni fa.

Anticipando le osservazioni di qualche arguto lettore, anche il CO2 prodotto per scrivere, diffondere e leggere questo articolo poteva essere risparmiato in quanto, con tutta la buona volontà, non può che essere definito una sciocchezza.
Va comunque notato che non è da tutti difendere una teoria e dimostrane l’inapplicabilità nella stessa trattazione.
Arrivati ad una certa età, si vive anche di queste piccole soddisfazioni.