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Il sultano

Berlusconi è un uomo solo. Divorziato dalla prima moglie, separato dalla seconda, abbandonato dal cofondatore del Partito, tenuto a distanza da un politico antipatico, ma di “rango” come Tremonti che sembra sorridere compiaciuto ad una sinistra moderata, accusato dal mondo cattolico, perseguitato dai PM milanesi e dalle toghe rosse di ogni nazione, additato dai genitori come orco da cui difendersi, irriso all’estero come pagliaccio volgare e inetto, colpito nella privacy da Santoro.

Insomma: è normale che provi ogni strumento di cura, dal Viagra ai festini, dalle minorenni alle escort, dall’utilizzo improprio delle forze dell’ordine all’utilizzo congruo degli amici più fidati (leggi i bavosi Mora e Fede), dallo sperpero di denaro pubblico e privato al ricorso alla menzogna. E’ un Sultano e il suo potere si manifesta attraverso il numero di schiave che lo servono, lo allietano, lo circondano di attenzioni. E il Sultano, si sa, non si preoccupa dell’età anagrafica o del sesso dei suoi schiavi, sono mere proprietà e lui è “l’utilizzatore finale”.

Il vero problema non è Berlusconi, ma la filosofia che da questo caricatura di uomo emana. I suoi media sono la voce del capo, il suo vangelo condizionante, il Verbo ” fate come me, rubate, evadete tasse, usate le persone, siate falsi, ricattate, e la vita vi sorriderà” sta formando intere generazioni. L’ onestà non è più un valore ma il segno distintivo di una vita inutile, il rispetto dell’altro un danno alla crescita personale.

L’Italia unita compie 150 anni: un grande regalo per questa nazione, oggi, sarebbe la scomparsa del suo Presidente del Consiglio e di tutta quella classe politica, di destra come di sinistra, che ha consentito questo sfacelo.

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