Come ben saprete la regione Puglia in questo periodo è “costretta” a realizzare il piano di rientro dei costi sanitari definito dagli stessi attuatori un piano di lacrime e sangue. Il costretta tra virgolette è obbligatorio perchè è come dire che uno è costretto a pagare una multa per divieto di sosta. E’ evidente che la colpa non è del vigile ma semmai di chi ha parcheggiato dove non doveva. Così una classe politica che, dopo aver fatto della sanità il proprio cavallo di battaglia elettorale, non ha attuato alcuna seria riorganizzazione o programmazione ne attivato alcuna innovazione, limitandosi a slogan mediatici ed al più affidando per anni il settore ad uno con un coflitto d’interessi grande come il colosseo, non poteva che portare il sistema sanitario regionale al suo prevedibile destino: il collasso economico. Così il vigile (alias il governo centrale) che altro non sperava nei confronti di un governo locale antagonista, non ha fatto altro che rilevare la situazione ed emanare la sanzione: se non ripiani i debiti dovrai pagare una multa di 500 milioni (ovvero non ti passiamo i finanziamenti). Ed ecco che questa lungimirante classe politica, che addirittura si propone come leader nazionale decide di attuare quelle strategie che sempre hanno contestato ad altri: tagli, tagli e tagli. E così si chiudono interi ospedali mentre in altri si chiudono reparti e servizi il tutto promettendo una loro sostituzione con l’attivazione di servizi territoriali, promessa che al momento rimane tale visto che in nessun decreto o delibera è prevista la loro effettiva attivazione ne tanto meno se ne prevede una data ed un modello organizzativo, figurarsi la destinazione di risorse a tale scopo.
Se tutto questo è già di per se ridicolo, ritengo che altrettanto lo siano le proteste che si alzano da numerosi comuni interessati da questo piano. Capiamoci subito, legittime e doverose sono le lotte per la tutela della salute ed il diritto alle cure che mi vedrebbero partecipe in prima linea, ma siamo sicuri che quelle in atto mirino a questi beni comuni? Già perchè il sospetto viene quando politici e partiti, in questi anni assolutamente silenti sulla disastrosa situazione sanitaria, sulle sue disfunzioni, sui suoi disservizi e sui suoi sprechi adesso si mobilitano perchè traferiscono (sottolineo trasferiscono e non chiudono) dei reparti nei paesi limitrofi. Capisco la necessita per alcuni di far vedere di essere al fianco delle proteste o comunque di fare la parte di chi protegge i propri cittadini, ma mi risultano francamente incomprensibili le prese di posizioni assunti nei comuni di Cisternico ed Ostuni. Nel primo si lamentano per la chiusura ufficiale di un ospedale già chiuso da anni, nel secondo si lamentano nonostante sia uno dei pochi ospedali che in controtendenza aumenta i propri posti letto. Ma andiamo con ordine.
L’ospedale di Cisternino è chiuso da anni, oltre ad un piccolo pronto soccorso (tecnicamente Punto di Primo Intervento Territoriale) in grado di gestire casi minori (codici bianchi e verdi), una postazione del 118 per le urgenze territoriali ed un reparto di lungodegenza quindi dove non vanno i casi acuti, altro non c’era. L’unica modifica prevista dal piano di rientro è la trasformazione della lungodegenza in reparto di comunità, un luogo dove i medici curanti del territorio possono ricoverare i pazienti che necessitano di maggiore assistenza e monitoraggio, quindi di fatto non cambia nulla. I Cistranesi bisognosi di cure dovevano recarsi in altri pesi prima e dovranno continuare così anche domani. Ma in caso di urgenza, ti pare normale dover fare diversi Km prima di arrivare da un medico? mi dirà qualcuno. No, non è normale, ma non è nanche così; in questi casi basterà andare al PPIT di Cisternino dove c’è personale e mezzi per fornire un adeguato soccorso nonchè un trasporto assistito presso idonea struttura. E allora di cosa si lamentano? Bho!
Ma veniamo ad Ostuni. Come dicevo all’inizio questo piano riduce drasticamente il numero dei posti letto; per l’esattezza a livello regionale sono più di 1500 i posti letto che verranno disattivati. In questa situazione all’ospedale di Ostuni non solo non sono previste diminuzioni di posti letto ma addirittura ci sarà un incremento passando dagli attuali 113 ai futuri 122. In particolare è prevista l’attivazione di 14 posti di cardiologia e di 20 posti di pneumologia (provenienti da Fasano) che in una società, dove le malattie cardiopolmonari la fanno da padroni, dovrebbero fare esultare la popolazione. Invece è guerra perchè di contrappeso i reparti di ostetricia-ginecologia e Pediatria chiudono i battenti ed il relativo personale andrà a potenziare i reparti clone siti in quel di Fasano. Naturalmente ad Ostuni rimane il pronto soccorso in grado di fornire prerstazioni elevate anche in casi critici nonchè di fornire trasporto assistito presso adeguata struttura, ivi compresi chi necessita di ginecologo o pediatra. Per quest’ultimo in oltre mi giunge notizia che ne sarà prevista la presenza ad Ostuni negli orari di maggior richiesta. E allora di che cosa si lamentano?
In questo caso qualche idea ce l’ho. I promotori e principali sostenitori della protesta, infatti, sono proprio chi in quei reparti ci lavora e tra chi preferisce una sede di lavoro vicino casa e chi da tempo opera in quei servizi come se fosse nella propria clinica privata mi pare di intravedere obbiettivi molto diversi da chi invece si propone di tutelare il diritto alle cure dei cittadini. Ma mi si dirà: abbiamo raccolto migliaia di firme! Certo ma al cittadino è stata spiegata correttamente la situazione, oppure è stato detto firma se non vuoi che chiudano i reparti. Perchè in questo caso non ho alcun dubbio che la gente si sia precipitata a firmare, turisti compresi che con le loro infradito potrebbero noiarsi di doversi recare a Fasano. Mi si dirà: ma la pediatria di Ostuni è un reparto che funziona bene. E chi lo nega (anzi concordo avendolo provato come utente), ma la qualità della prestazione e dell’orgnizzazione non dipende da longitude e latitudine, ma semmai dalla professionalità e preparazione del personale che, in questo caso, non viene assolutamente dispersa ma soltato spostata a qualche Km di distanza.
Mi si dirà: noi lottiamo per i diritti dei cittadini contro l’ottusità e l’inefficienza della politica. E allora a questi chiedo perchè hanno votato chi per 5 anni ha lasciato la sanità in balia di se stessa costringenci oggi a queste lacrime? Perchè non ho mai sentito nessuno lamentarsi del fatto che ad Ostuni c’è un apparecchiatura TAC vetusta che lavora qualche settimana per poi costantemente guastarsi e rimanere ferma mesi in attesa di riparazione costringendo malati, numerosi dei quali in gravi condizioni, a lunghe trasferte? Perchè nessuno ha mai protestato per la cronica carenza di personale del pronto soccorso che sovente si ritrova con un unico infermiere a gestire decine di casi compresi quelli critici, in pericolo di vita? Perchè nessuno ha mai levato un grido di fronte al fatto che ad Ostuni il 90% dei parti (dati ASL) avviene tramite parto cesareo? Dov’è la patologia nell’utero delle donne e nell’encefalo dei ginecologi?
Perchè vi accorgete dei buoi solo quando sono da tempo scappati dalla stalla?
Quando qualcuno vorrà cominciare seriamente a parlare di salute e sistema sanitario, di servizi territoriali in grado di offrire servizi oggi erogati dagli ospedali a costi inferiori e con maggiore efficienza e gradimento, quando si vorrà parlare di servizi di emergenza efficienti ed in grado di affrontare seriamente tutte le situazioni invece di continuare a trasportare pazienti di qui e di la per esami e visite specialistiche, quando si vorrà parlare di migrazione sanitaria e di strategie per non costringere i malati a dover andare a migliaia di Km di distanza per curarsi, quando si vorrà parlare di servizio pubblico e sua netta separazione da quello privato io mi metterò a disposizione anima e corpo. Fino ad allora queste proteste campanilistiche e personali le lascio ad altri.


















