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Oltre il Bunga Bunga

Dice Bersani che adesso portano in piazza diecimila gazebo, raccolgono diecimilioni di firme, gliele scaricano tutte davanti a palazzo Chigi e lo mandano a casa. Dice che al prossimo giro ribaltano l’ordine dei fattori, vanno oltre Berlusconi, fanno un progetto, lo presentano alle forze politiche e gli fanno: oh, qui non c’è mica da scherzare, chi ci sta ci sta, chi si tira indietro si tira indietro: non siamo mica qui a pettinare le bambole!

Lo ha detto qualche sera fa a le “Invasioni Barbariche”.

E tuttavia, secondo i dati Ipsos, pare che Berlusconi possa continuare a dormire sonni tranquilli, a dispetto dei gazebo e delle sue puttane tristi.
Pare che «oltre il 70% dell’opinione pubblica» non consideri il Cavaliere vittima di una persecuzione giudiziaria e ne «censuri» il comportamento, e tuttavia non intenda «punirlo».

Poco incide l’accorato appello del Presidente della CEI, detto a bassa voce, per non offendere nessuno, perché neppure i suoi sono degli stinchi di santo. La carne è debole.

Ma perché non intendono punirlo?

Quale misteriosa vescica natatoria tiene a galla il nostro pesce nel mare di merda in cui si dibatte, malgrado gli auspici contrari di così tante, brave, persone?

La ragione fondamentale è che l’opinione pubblica non considera credibili le proposte politiche alternative fin qui avanzate. È la credibilità che manca, non le alternative. Ci sono gli estimatori dalla narrassione di Vendola, il Garcia Lorca della sinistra lo ha definito Bersani come se fosse un complimento; c’è chi gode ai vaffa di Beppe Grillo; c’è chi vorrebbe l’Italia in manette e sta con Antonio Di Pietro; ci sono quelli che si sentono appagati basta che vadano in piazza tenendosi per mano, coi bambini sulle spalle, che poi li fanno vedere come esempi “dell’Italia che vorrei” al tiggitre. E naturalmente ci sono quelli che una volta grigliavano le salamelle e che domani allestiranno i gazebo di Pierluigi. Il guaio è che sono minoranze. Che per diventare maggioranza dovrebbero potersi sommare insieme aritmeticamente, cosa impossibile in termini politici.

Ma come ha fatto il cavaliere ad arrivare dov’è, dunque a portarci al punto in cui siamo?
Semplice. Da giovane ha usato la politica per fare i quattrini, poi ha usato i quattrini per scalare le istituzioni e conquistare il potere, che ora tiene saldamente in pugno, malgrado goffaggini efferate, distribuendo ai pretoriani cariche pubbliche, benefici, sinecure, prebende, canonicati. Cose che già si facevano ai tempi di Commodo, Pertinace e Didio Giuliano. Cose da basso impero. A spese del pubblico erario, coi soldi nostri. Non male. Lui è il migliore in questo genere di cose. Il più dotato e non solo dalla cintola in giù, come amano pensare i suoi detrattori. Il più spregiudicato. Quello che conosce meglio gli uomini (e le donne) e le loro debolezze. Capace di comprarsi nella stessa notte un centravanti, una dozzina di veline e una maggioranza in parlamento, ove qualcuno si azzardi a scippargli sotto il naso quella che già possiede. A pieno titolo, perché nessuno gliel’ha regalata.

Se questo è l’uomo come si fa a dar credito a chi (Veltroni) lo invita a fare un passo indietro per amore dell’Italia? Una che, tra l’altro, non è neppure più minorenne?

Ma allora come dovrebbe essere fatta un’alternativa politica credibile? da chi dovrebbe essere fatta?

Per cominciare da gente che non va in televisione. Che non perde il suo tempo a discutere se trombare sia peccato o reato; se l’uomo sia colpevole o bisogni sospendere il giudizio in attesa del verdetto dei giudici.

Gente che abbia un retroterra professionale che gli conferisca una credibilità che una carriera politica non garantisce più a nessuno. Che, anzi, nega a chiunque, anche ai migliori.

Gente che abbia un progetto per traghettare gli italiani dalla cattività babilonense alla terra promessa, traversata del deserto compresa. Che sappia divulgarlo in termini politicamente credibili, spiegando a chi toglierà per dare a chi. Perché per fare politica ci vuole coraggio e bisogna mettere nel conto che ci si farà dei nemici, ma che solo avendo dei nemici si diventa credibili.
Oggi in Italia ci sono troppe sovrastrutture che frenano lo sviluppo per pensare che si possa ripartire verso una società bene ordinata senza dovercisi confrontare. Coacervi di interessi che da un lato distraggono enormi risorse orientandole al proprio sostentamento e dall’altro impediscono la nascita e la crescita di qualsiasi cosa possa, anche solo lontanamente, fare ombra alla propria sopravvivenza. E ove non riescano a sopprimerla in fasce, la cooptano.

Ne cito tre, le maggiori.

* La criminalità organizzata, che in intere regioni del Sud ha avocato a sé le funzioni che in una società bene ordinata spettano allo Stato.
* La pubblica amministrazione, intesa come complesso di spesa finanziato dalla fiscalità generale, politica compresa, che ogni giorno di più si dimostra incapace di fornire un ritorno accettabile in termini di servizi alla comunità. Che negli ultimi cinquant’anni, malgrado ogni tentativo di ridimensionarla ed emendarla, non ha fatto che crescere e degradarsi.
* La chiesa cattolica, che pretende d’essere fonte unica ed autoreferente di ogni etica pubblica e privata, e per soprammercato di essere pure pagata.

Un’alternativa politica credibile non è quella che strilla che il cavaliere è un puttaniere, ma quella che racconta all’opinione pubblica come intende affrontare questi tre moloch.

C’è un sacco di gente che aspetta di saperlo, che nell’attesa ha smesso di votare, o ha intenzione di farlo.

Categories:   Politica