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Dov’è la vittoria

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!



Si, appunto. Dov’è la vittoria? Forse a Berlino nel 2006? Nelle pizzerie all’estero? Oppure tra le salme dei soldati. Premetto che non ho intenzione di discutere più di tanto sul fattore bellico della faccenda, ma ci sono delle cose che vorrei sottolineare.

Chi sa, tra gli affranti per quest’immane disgrazia, cosa ci fanno i nostri soldati là? Chi sa, là dove? Chi sa un po’ di numeri tricolori di questa guerra? Allora… Abbiamo 36 morti in circa 5 anni di guerra. Quindi abbiamo circa 7 morti l’anno per questo conflitto, ovvero 1 morto ogni 2 mesi circa.
Tenetevi forte. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per un’altra causa. Il lavoro. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per portare a casa il pane, per comprare una TV, per scrivere un libro, per regalare ai propri figli un giocattolo, per comprarsi una macchina, per sposare la propria ragazza. Ogni giorno 5 di questi sogni spariscono. Ogni giorno c’è un ragazzo che non ha più un padre, una ragazza che non ha più il fidanzato e una madre che non ha più un figlio. E sto parlando di fonti “ufficiali”, quindi scordatevi i lavoratori morti in nero e altra merda. Questo è il dato minimo.

Personalmente a me dispiace per questi  soldati morti (eh si, stavolta è meglio che lo espliciti!), ma il dispiacere è sommerso dallo schifo. Vedo medaglie, fari, discorsi. Cambia così tanto morire con un mitra in mano o con un piccone? Cambia così tanto servire la propria patria o mandare avanti la propria famiglia?

Ma andrò oltre, dato che non mi dispiace poi troppo dire quello che penso. Io non vedo affatto tutto questo spirito patriottico che si vorrebbe far passare come motivazione per rendere questi morti più importanti degli altri. Sono morti servendo la patria! Eh? Mi dispiace per loro se son morti così. Mi dispiace davvero se sono andati là per portare in alto il nome dell’Italia. Se tra quei poveri cristi c’è invece qualcuno che più onestamente dicesse che è là perché ci si è ritrovato o che è là, ma dell’Italia non gliene frega una mazza, capirei di più. Ma queste sono mie riflessioni. Soggettive.

Il punto da cui non voglio troppo allontanarmi e da cui spero non aver distolto l’attenzione, è comunque il fatto che di questi attentati ce n’è uno al giorno e non in delle pericolose trincee, ma in qualche cantiere o su qualche strada. E chi cade da un’impalcatura non ha un funerale di stato. Non ha una foto in mondovisione di suo figlio che indossa il suo elmetto. E sulla sua bara non ci sarà una bandiera tricolore a ricordare quant’era giovane e patriota. Quindi, pensatela come vi pare su questa guerra o meglio informatevi, ma per favore non fate minuti di silenzio.

Oppure siate coerenti.

Fate una vita di silenzio.

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