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Il piano di rientro che nulla c’entra col diritto alle cure

Ricevo e molto volentieri pubblico queste osservazioni del Dr Portaluri che, personalmente, condivido in toto. Un piano di rientro, quello approvato in regione, che dimostra la totale assenza di visione e di capacità amministrativa di chi, spacciandosi per nuovo, in realtà altro non è che che un vecchio mausoleo della politica nostrana. E giusto per far notare la differenza tra destra e sinistra nel nostro paese vi consiglio di andarvi a rivedere il famigerato Piano Fitto sulla riorganizzazione degli ospedali per trovare, come si fa in “aguzza la vista” della settimana enigmistica, le piccole differenze, ricordandosi contestualmente che quel piano fu  il cavallo di troia con cui Vendola vinse, contro tutti i pronostici, le elezioni.

Gli ospedali brindisini ed il tifo da stadio.

La chiusura e gli spostamenti di posti letto ospedalieri nella provincia di Brindisi, ratificati di recente dalla Giunta Regionale e resi necessari per il deficit di gestione della sanità accumulato in questi anni, é stata una occasione persa per dare ai cittadini malati la possibilità di curarsi vicino al proprio domicilio con ritrovati all’altezza delle più recenti scoperte della medicina.
Vale la pena di ricordare che la nostra provincia perde su 700 milioni di costi della sua sanità (tra le più grandi aziende del territorio) ben 100 milioni per cure acquistate da nostri concittadini ammalati al di fuori della asl e della regione.
Per dare un’idea si tratta di una somma con cui si potrebbero acquistare 200 TAC o 100 risonanze magnetiche o 50 moderne macchine per radioterapia o decine di robot chirurgici o 100 pet-tac o pagare stipendi per più di 100 medici o 200 infermieri e figure sanitarie equivalenti. Scusate se è poco!

Invece leggo che, con modalità più consone al tifo da stadio, in questo comune o in quell’altro si festeggia qualche posto letto in più o si recrimina per un reparto spostato.
Si ringraziano politici “attenti” al territorio, si criticano politici “traditori” degli interessi comunali, come se un ospedale di 100 posti letto possa ancora chiamarsi ospedale.
Mi chiedo chi siano coloro che affiggono manifesti di ringraziamento. Non certo i cittadini che per curarsi con la moderna medicina devono pagare di tasca propria per le lunghe attese (altro che 1 ¤ a ricetta!) o sobbarcarsi viaggi e costi per curarsi lontano da casa.
Questi di certo non ringraziano. Ringraziano quelle poche decine di operatori che continueranno a lavorare vicino casa loro.

Questo modo di ragionare a cui i nostri rappresentanti politici, comunali e regionali, per l’ennesima volta non hanno saputo rinunciare, renderà l’unica struttura tecnologicamente attrezzata (ancora per poco se non si metterà mano , e subito, ad un ammodernamento tecnologico serio e ad una organizzazione orientata più al diritto alla salute dei malati che alle aspettative sindacali o di carriera degli operatori), incompleta e sottoutilizzata.
Dalla riorganizzazione approvata , infatti , risultano cancellati i reparti di cardiochirurgia, chirurgia toracica e gastroenterologia, con buona pace della programmazione sanitaria basata sull’epidemiologia, visto che malattie cardiovascolari, tumori al polmone e malattie del fegato sono ben rappresentate nella nostra provincia.
Ma soprattutto la permanenza di piccoli ospedali, non importa dove, comporterà la mancanza di personale per far funzionare le sale operatorie del Perrino 12 ore al giorno e più, o la TAC, la Risonanza Magnetica, la Pet Tac e la Radioterapia ben oltre l’attuale orario di servizio.
Ne avrebbero vantaggio i malati in attesa, quelli costretti ai viaggi della speranza, l’esperienza degli operatori ( sono migliori i risultati degli ospedali con le maggiori casistiche).
Agli operatori costretti a spostarsi dal loro comune di residenza rimborserei le spese di viaggio: converrebbe di certo anche alle casse del servizio sanitario.

Non vedo chi ringraziare per questa occasione mancata e non vedo chi debbano ringraziare i cittadini dei comuni con qualche posto letto in più nell’ospedale vicino casa: quando avranno bisogno di una di medicina attrezzata, esperta e prontamente disponibile, dovranno , come al solito, emigrare.

Maurizio Portaluri

Categories:   Politica, Salute/Medicina

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