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Vendolarizzatori

Ricevo e volentieri pubblico.

Domenica 5 dicembre, alle ore 18.45, Nichi Vendola così scriveva sulla sua pagina FB:

“vi informa che in Puglia i termovalorizzatori in costruzione non sono considerati impianti per i rifiuti ma impianti energetici, quindi regolati da leggi comunitarie e nazionali e hanno un impatto ambientale minimo. Io posso avere la massima idiosincrasia per un impianto, ma la responsabilità politica e quella amministrativa sono separate. Non posso ficcare il naso in cose che non sono di mia diretta responsabilità”.

Agostino Di Ciaula oggi, 7 dicembre 2010, dopo aver letto il messaggio di Vendola, così scrive:

vi informa che la firma in calce al documento autorizzativo di un inceneritore sul territorio pugliese deve essere quella del Presidente della Regione che evidentemente, politico e/o amministratore, ha potere decisionale in merito. Prima di firmare un atto del genere, il “ficcare il naso” è un atto di rispetto nei confronti dei pugliesi, e la SUA firma è SUA diretta responsabilità. Non di altri.

Anche le centrali nucleari sono impianti energetici ma Vendola ha detto che prima di costruirle dovranno passare sul cadavere suo e dei pugliesi. In quell’occasione chi ha parlato così, il politico o l’amministatore ?

vi informa che in Puglia tutti gli impianti energetici necessari alla regione sono stati pianificati nel Piano Energetico Regionale (PEAR Puglia), documento partorito dallo stesso Vendola in data 8/6/2007 e liberamente consultabile in rete (http://www.ambientenergia.info/cms/download/pear_puglia.pdf ).

In questo documento, a proposito delle centrali termoelettriche si legge:

“il Piano considera il ricorso alla installazione di altre centrali termoelettriche di grossa taglia, come possibilità praticabile solo nel caso in cui ciò non sia accompagnato da un ulteriore incremento delle emissioni di CO2. Tanto meno si ritiene opportuno sviluppare ulteriormente la produzione di energia elettrica in modo avulso dalla realtà regionale e nazionale al solo scopo di creare occasioni sul mercato estero”.

Questa determinazione è anche giustificata dalla produzione, con gli impianti già esistenti,  dell’ 80% di energia in più rispetto al fabbisogno regionale (fonte: Terna).

Il PEAR riporta ancora: “i nuovi impianti per la produzione di energia elettrica devono essere inseriti in uno scenario che non configuri una situazione di accumulo, in termini di emissioni di gas climalteranti, ma di sostituzione, in modo da non incrementare ulteriormente tali emissioni in relazione al settore termoelettrico”.

Gli inceneritori della Marcegaglia a Modugno ed a Borgo Tressanti non hanno sostituito nulla, determineranno un incremento significativo di gas climalteranti e quello di Modugno sommerà le sue emissioni di CO2 a quelle della centrale Sorgenia, altro impianto che per il PEAR Puglia non avrebbe dovuto esistere, di fatto raddoppiando le emissioni di CO2 del territorio di Bari.

Vi informa che nel PEAR Puglia si parla anche di energia elettrica prodotta dai termovalorizzatori.

In particolare, la quota di produzione di energia elettrica da CDR prevista dal PEAR è pari al 4% e, sempre secondo il piano, questa dovrebbe essere utilizzata completamente nel Polo di Brindisi al fine di ridurre l’utilizzo di carbone, con la massima attenzione alla riduzione delle emissioni di CO2.

Il principale strumento di pianificazione energetica regionale, dunque, NON PREVEDE AFFATTO UN IMPIANTO DI PRODUZIONE DI ENERGIA DA CDR IN ALTRE PROVINCE.

Vi informa che gli inceneritori pugliesi di Modugno, Massafra e Borgo Tressanti consegneranno al gruppo Marcegaglia il monopolio della termovalorizzazione in Puglia.

Non capisco cosa vuol dire che responsabilità amministrativa e politica sono separate quando l’amministrazione è dominio della politica e, soprattutto, quando questa ignora non solo le istanze dei cittadini, ma anche i principali strumenti legislativi di cui essa stessa si è dotata (PEAR Puglia, Piano Regionale per la Qualità dell’Aria) e la legislazione nazionale.

Sempre in tema di termovalorizzazione non può infatti passare inosservato che la legge (D.Lgs. 22 del 5 Febbraio 1997) prevede l’utilizzo degli inceneritori solo se inseriti alla fine di un percorso che inizi con una valida raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali previste e che queste percentuali, soprattutto in provincia di Bari, sono ancora lontanissime (raccolta differenziata inferiore al 18% , quando per legge dovrebbe essere al 60%).

Ci sarebbe dunque da aspettarsi un ripristino della legalità PRIMA della proposta della costruzione di impianti di termovalorizzazione, poiché non può chiudersi un ciclo dei rifiuti che di fatto non si è mai aperto.

Vi informa che, a proposito di “impatto ambientale minimo”, qualcuno dovrebbe suggerire al Presidente Vendola di leggere i progetti degli impianti autorizzati (non ho capito bene se dal politico o dall’amministratore). In quello dell’inceneritore di Modugno gli stessi proponenti scrivono (paragrafo 4.4.2 dello S.I.A):  “sebbene l’impianto in progetto abbia adottato le migliori tecnologie di combustione e di trattamento delle emissioni, le emissioni di inquinanti determineranno un’interferenza significativa e permanente a livello locale”.

Qualcuno dovrebbe anche ricordare al Presidente Vendola che quell’impianto emetterà i suoi inquinanti in un territorio che ARPA Puglia ha definito “da risanare” (PRQA Regione Puglia) e che la stessa agenzia, in fase di conferenza di servizi, ha espresso parere negativo alla costruzione dell’impianto, finalizzando il suo parere al bene comune ed al rispetto per la salute dei residenti.

Vi informo che i cittadini non sono né politici né amministratori, ma sanno perfettamente cosa sia il bene comune.

Vi informo, infine, che sono molto incazzato, come la maggior parte dei pugliesi.

Categories:   Ecologia/Ambiente, Politica

  • Da quando la Regione Puglia ha recepito gli orientamenti nazionali ed europei sulla riduzione delle emissioni inquinanti attraverso l approvazione nel 2007 del Piano energetico ambientale regionale Pear si sono raggiunte le vette pi alte nel campo dell energie rinnovabili. Risultati che sono in sintonia tanto con gli obiettivi del Pear dimezzare entro il 2016 il trend di crescita dei consumi energetici regionali e aumentare l utilizzo delle energie rinnovabili sul totale della produzione elettrica tanto con la classifica stilata nel Rapporto Comuni Rinnovabili dall Ufficio Energia e Clima di Legambiente.