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Beni comuni

…a quel tempo, e guai a chi la pensava diversamente, c’era un popolo che sottovalutava i bisogni fondamentali di ogni uomo, come il sole, come l’aria e come l’acqua, e a cui interessavano soltanto le ricchezze ed i lussi: così che per una donna era meglio avere una nuova collana di Dior che non un sorso d’acqua. Piano piano, sempre più a fondo nelle persone, si radicava la convinzione di poter vivere e sopravvivere di beni personali e di cose superflue.

I ricchi signori della zona, furbi com’erano, si misero seduti ad un tavolo e con il capo chino, parlando a bassa voce, decisero di rubare ai poveri popolani, stolti com’erano, i beni fondamentali, in modo da poterli controllare a piacimento. Pensarono infatti i signorotti: “se noi, ora, ci prendiamo quello che gli stolti ritengono inutile, poi, quando servirà loro, li avremo in pugno”. Avevano visto giusto quei ricchi avvoltoi. Per prima cosa presero il grano, l’orzo, gli ulivi e le viti e tutte le piante da frutto che potevano trovare, ma, visto che c’era il mercato del paese, le donne e gli uomini non si accorsero di nulla. Poi presero le terre, le presero tutte e le recintarono di scagnozzi armati fino ai denti, ma, essendoci la vendita porta a porta le donne e gli uomini non si accorsero di nulla. A questo punto il popolo iniziò ad avere fame e risvegliati dai brontolii degli stomaci si resero conto di cosa fosse successo e si imbufalirono. Per placare la rivoluzione che stava per cominciare e per non permettere ai sempliciotti di distruggere i loro piani, i ricchi signori inviarono ad ogni uomo, donna e bambino del paese regali come gioielli, danaro, macchine e lavatrici e giocattoli e frullatori e penne e matite e scatoloni e scatolini di roba inutile. In questo modo pensarono di averli distratti abbastanza per poter continuare il proprio lavoro. E così fu e i signorotti poterono ricominciare l’opera di furto dei beni. L’acqua fu il passo successivo: comprarono un’enorme cisterna e ci raccolsero l’acqua di tutti i fiumi che riuscirono a trovare. La fame si sopporta meglio della sete, si sa, e infatti il popolo, anche se con la gola riarsa, ricominciò a urlare. Qui, bisogna riconoscerlo, i ricchi ebbero un’idea geniale. Escogitarono la Televisione: un arnese che sembrava uno scatolone ed ora è una scatola appiattita, che proietta strane storie e strani personaggi dai quali non riesci più a staccarti, come se fossi caduto in un vorticoso vortice di pazzia. Il popolo cadde di nuovo in una soporifera realtà e questa volta non si svegliò più. Molti ci provarono, a svegliare i dormienti, ma loro niente, imperterriti, atterriti, addormentati. I ricchi signori, rubarono tutto: terre, acqua, sole, vento, pietra, erba, piante, cibi.

Ad un certo punto, quando si resero conto di avere tutto, spensero le televisioni e fecero risvegliare il popolo.
Qualcuno provò a sbadigliare, qualcuno a tirare un sospiro di sollievo, un urlo di terrore o di gioia. Nessuno ci riuscì, l’aria non era più loro. Qualcuno aveva fame e provò a cercare del pane, dei frutti, delle radici, ma non c’erano, perché non erano più loro. Qualcuno provò a bere un sorso d’acqua per placare la sete o l’affanno, ma non poterono, perché  l’acqua non era più loro.

Oltre ai signori ricchi, in quelle terre, ora non c’è più nessuno.

Categories:   Politica

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