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Lotta di classe

Un tempo venivano chiamate le scuole e le Università dei padroni. Sembrava che la parola “padrone” fosse silenziosamente scomparsa dall’uso comune, desueta. Oggi davanti ad una emergenza sociale non indifferente, con una crisi economica determinata dalla competizione dei mercati globali, dalla messa in cassa dell’equità sociale e del welfare state, quell’espressione  “padrone” sembra avere riscoperto pienamente il suo significato.

La risposta dei governi, dei loro tecnocrati e consulenti prezzolati è l’aumento esponenziale delle tasse (che volentieri non corrispondono ai servizi erogati). Al contempo si rispolvera  una vecchia/nuova idea metafisica, quella del merito. Un merito illusorio poiché di fatto dismette lussoriosi sogni di mobilità sociale e di crescita personale per la middle class (il merito ha un costo economico e non di accesso ad alcune classi sociali). Gli economisti del nostro tempo hanno capito bene che in tempi di crisi bisogna salvare la macchina del profitto. Una macchina del profitto che fagocita distruttivamente la qualità della vita ed i progetti futuri ad essa strettamente congiunti. Le rivolte degli anni ’70 partirono da questioni sollevate dagli studenti e dalla classe operaia. Accade oggi in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Italia che un numero crescente di studenti e lavoratori della middle class dicano di no, lasciando da parte le buone maniere che del resto non sono state riservate loro dai governi. Oggi si fa di nuovo la lotta di classe, dal popolo greco contro le politiche “lacrime e sangue”, da quegli studenti inglesi contro la triplicazione delle tasse universitarie, quella dei liceali francesi contro la riforma delle pensioni, o quella all’interno del mondo della scuola e dell’Università in Italia contro i tagli e gli strumenti di ricatto previsti dal disegno di legge della Gelmini. Oggi si lotta tra l’inclusione (volontà popolare) e l’esclusione (volontà dei ‘padroni’). Eventi molto significativi descrivano lo scenario di lotta nel nostro paese come ad es. l’incontro degli studenti e del lavoro precario con la Fiom nella piazza dello scorso 16 ottobre a Roma. Tale congiuntura non è una generica solidarietà ma la precisa percezione che, nella feroce condizione di ricattabilità e debolezza, bisogna resistere e lottare insieme. Alle immagini dell’assedio londinese da parte degli studenti o di quelli francesi per le pensioni dei loro ‘vecchi’ o il dramma del popolo greco davanti al paventato default, converrà abituarsi poichè questo conflitto non si annuncia con felici e rassicuranti facce governative inconsapevoli  di una rivolta popolare già annunciata, ma con un popolo in rivolta ben consapevole del proprio futuro.

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Categories:   Economia/Lavoro, Politica