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Il mese dei morti

Maledetti novembre dell’Italia dissestata: Novembre e’ il mese dei morti. Soprattutto in Italia.
Non passa un anno, ormai, che non ci sia un alluvione, al nord, al sud, al centro, dovunque e sottolineo dovunque: e che decine di persone non ci rimettano la pelle, travolte dalle acque, dal fango, dai fiumi in piena, dalle voragini, dai crolli, dalle frane. Non c’e’ scampo: appena comincia a piovere, l’Italia va in crisi, e tutti aspettano la tragedia annuale, immancabile, fatale.
Bastano due giorni di cattivo tempo, e i fiumi rompono gli argini; torrentelli sconosciuti, inesistenti per undici mesi, si gonfiano nel giro di poche ore, si scatenano, invadono campagne, paesi, strade autostrade, lasciandosi dietro carcasse di auto, case sventrate,e morti.
E poi bisogna fare i conti con le frane: colline, monti, alture, e’ come se poggiassero su uno strato di sapone, tanto velocemente scendono giù, bloccando valichi, ferrovie, strade, abbattendosi improvvise su paesi e città. In Italia ci sono zone attraversate dall’Arno, dal Po, dall’Adige, dall’Ombrone, Firenze, Venezia, Milano, Napoli, Salerno, la Calabria, la Sicilia, vivono con il terrore che arrivi novembre con altri alluvioni, altre montagne che scivolano come ricotta, voragini in pieno centro cittadino, acqua alta mezzo metro, un metro, due metri…… fino alla paralisi totale di ogni attivita’.

Terra giovane, l’Italia, suggerisce il governo. Terra giovane, l’Italia, ripetono i pappagalli, ammaestrati e foraggiati: la televisione, i giornali, la radio, gli ambienti scientifici responsabili, i sindaci, gli amministratori provinciali, regionali, i dirigenti dei geni civili, degli uffici tecnici centrali e periferici. Bisogna pure perdonare questa Italietta “giovane”, qualche capriccio sbarazzino: e’giovane, lasciamola giocare con qualche morto. Tanto uno in piu’ uno in meno….E poi piove…… a catinelle, a decine di millimetri, a secchi interi. E’ o non e’ novembre? E’ o non e’ autunno, inverno? E allora? Si sa che deve piovere. E dunque sono cose che capitano. Proprio cosi’. Piove sulle città senza fogne, sulle città e sui paesi con collettori vecchi di secoli, piccoli come buchi di lavandino; piove sulle montagne senza verde, senza piante, senza erba, senza radici, dove sono passate le ruspe a spianare il terreno per case, ville da signori, alberghi: piove sui fiumi senza argini di corsi mai puliti e intasati, mai regolati; piove sui torrenti selvaggi senza sbocchi, con il fondo alto di pietre e di terriccio; piove su tutta la calotta di cemento che soffoca l’Italia, sui terreni che poggiano nel vuoto, melmosi, sfasciati. E allora, un buon funerale alle vittime della fatale sciagura, lutto cittadino e si ricomincia da capo, in attesa della prossima puntata. Oggi a piangere e’ il Veneto e la Calabria e ancora la Campania. Novembre ritornera’ il prossimo anno. A chi tocchera’.

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Categories:   Ecologia/Ambiente, Politica

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