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L’isola che non c’era

“L’isola dei cassintegrati. L’unico reality REALE, purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro. Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale – ENI – che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di migliaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”

Con questa descrizione Michele Azzu, figlio di uno degli operai in cassa integrazione della Vinyls, presentava su Facebook la protesta che avrebbe rivoluzionato la contestazione operaia in Italia. Alcuni  non conosceranno la storia, altri ne avranno sentito dire solo di sfuggita, ma sono sicuro che la maggior di voi leggendo il nome L’isola dei cassintegrati saprà esattamente di cosa stiamo parlando. Come tutti i grandi avvenimenti, anche questo segna un prima e un dopo nei cuori di chi lo ha vissuto. A beneficio dei meno informati facciamo un passo indietro per raccontare dove, quando e come ha origine questa originale lotta operaia del nuovo millennio.

Si tratta senza dubbio della protesta più famosa del 2010, l’unica ad essere raccontata in diretta sul web. La sola ad essere riuscita ad approdare nei salotti delle trasmissioni televisive più importanti del Paese partendo da un gruppo facebook e un blog. Il reality “reale” nasce il 25 febbraio, quando un gruppo di operai della petrolchimica di Porto Torres in cassa integrazione da mesi decide di occupare l’isola dell’Asinara. “Se Simona Ventura fa l’isola dei famosi, noi allora facciamo l’isola dei cassintegrati!”, dice uno di loro scherzando, ma con un occhio al mare. E quella battuta, inizialmente accolta da fragorose risate, finisce col sedurre le menti degli operai. Perché no? In fondo si è pronti a giocarsi il tutto e per tutto qua c’è di mezzo il proprio posto di lavoro.

Inaccessibile al pubblico fino al 1999, l’Asinara è stata per circa quarant’anni il carcere di massima sicurezza più temuto da mafiosi e terroristi. Adesso è un parco naturale ma le strutture dell’ex prigione sono ancora lì, pronte ad alloggiare i nuovi inquilini. Non assassini, stupratori o ladri, ma uomini a cui è stato sottratto un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: il lavoro.

E se quelle sbarre non sono la cornice adatta a persone oneste e incensurate poco importa, questi uomini stati disposti a tutto pur di distruggere il muro di indifferenza che è stato innalzato davanti al loro problema. La scelta estrema di lanciarsi in questa parodia arriva infatti dopo mesi di lotte: le hanno provate davvero tutte: dall’occupazione dell’aeroporto di Alghero, fino a bloccare la 131, o incatenandosi ai cancelli dei serbatoi dell’Agip per lasciare mezza isola senza benzina. Si è ricorsi ormai a tutte le tradizionali forme di contestazione operaia e ciò nonostante le loro grida di protesta erano sempre state spente dal silenzio che li circondava. I giornali regionali parlavano di loro per un giorno o due ma le testate nazionali li avevano da sempre ignorati. Perché quello che succede in Sardegna a volte è troppo lontano, poco importante.

Ma al loro sbarco sull’isola non c’è nessuno a riprendere quel reality. La notizia non sarebbe mai uscita dai confini costieri se non fosse entrato in gioco un fattore inaspettato per gli operai: il web. Michele Azzu, figlio di uno dei cassintegrati di Porto Torres, dopo aver letto dell’occupazione in internet pensa che potrebbe fare qualcosa per sostenere la lotta. Suo padre non è sull’isola e lui è musicista professionista a Londra, ma con una buona idea e molta intraprendenza le distanze non sarebbero state determinanti. Il 27 febbraio Michele crea il gruppo Facebook “L’isola dei cassintegrati”.

Ad aiutarlo in questa impresa Marco Nurra, un amico d’infanzia che vive a Madrid, dove svolge il praticantato come giornalista nella redazione del quotidiano El Mundo. Grazie al passaparola e all’impegno nel promuovere l’iniziativa sul web il gruppo cresce velocemente fino a raggiungere i 5000 sostenitori in pochi giorni. I messaggi di solidarietà piovono da tutta Italia e i due ragazzi quasi non riescono a stare dietro alle email che arrivano all’indirizzo isoladeicassintegrati@yahoo.it. Mentre Marco e Michele decidono su Skype le diverse strategie da adottare per dare visibilità alla protesta, la tempesta impervia all’Asinara: i cellulare non prendono e gli operai sono ignari di quello che sta succedendo nella terraferma. L’incontro tra due generazioni che hanno tanto da darsi avviene solo dopo una settimana, quando le nuvole nere si diradano e gli operai dell’Asinara scoprono di non essere più soli.

È il momento di agire, i due ragazzi hanno un’idea: l’emailing collettivo. Ogni membro del gruppo facebook avrebbe dovuto inviare la stessa email a un elenco di indirizzi di posta elettronica, relativi ai maggiori quotidiani e tg nazionali, per far passare la notizia. Il risultato è immediato: in due settimane le email inviate sono più di duemila e gli iscritti al gruppo quarantamila. L’Espresso, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Tg3, Rainews24 e Sky TG24 si accorgono del fenomeno in rete e parlano de L’isola dei cassintegrati. E nonostante sia sempre più difficile comunicare con gli operai per telefono, Marco e Michele decidono di aprire un blog per porsi direttamente come creatori di contenuti, anziché collezionarli dai media e riportarli su facebook. La strategia viene notata da Manuel De Carli, talentuoso disegnatore romano che propone le sue illustrazioni e vignette satiriche per la causa, e da Fabio Borraccetti di Porto Torres, un informatico che si offre di disegnare il sito. Debutta sul web www.isoladeicassintegrati.com il primo reality reale. Un lavoro volontario quotidiano di una redazione di volenterosi pronti a condividere le proprie conoscenze per sostenere la battaglia dei naufraghi del lavoro. Grazie ai diari scritti giornalmente dagli operai sull’isola, alle foto dal carcere, alle interviste e ai video dei protagonisti, l’isola che non c’era, adesso esiste.

Il blog viene notato ed apprezzato da Alessandro Gilioli, de L’Espresso, autore del famosissimo www.piovonorane.it. Il giornalista pubblicizza L’isola dei cassintegrati sul proprio blog, e si presta a scrivere l’introduzione per l’apertura del sito novizio. Nasce così fenomeno mediatico – e di culto – che in poche settimane raggiungerà tutti i media nazionali (giornali, radio, blog) per approdare poi in televisione su Tetris di Luca Telese a La7 in cinque puntate, e ben due puntate su Annozero di Michele Santoro.

Mentre gli operai sono ospiti in tv e radio, tenendo testa a politici e giornalisti, la piattaforma comunicativa del blog e del gruppo facebook si espande. Cominciano le dirette video, col confessionale degli operai. Poi le dirette radio giornaliere su Radio Fujiko (Bologna), Radio Beckwith (Torino), Radio Popolare Roma e Radio Popolare Milano. Blog e gruppo facebook sono completamente integrati, a loro volta sincronizzati con un profilo twitter per ricevere tutti gli aggiornamenti sulla vertenza in tempo reale.

La fama della protesta aumenta senza limiti e Il Fatto Quotidiano contatta Marco e Michele per proporre loro una rubrica giornaliera sulle pagine del giornale, la rubrica de L’isola dei cassintegrati.

Questo ancora non basta ai blogger, che contattando giornalisti e programmi televisivi riescono a convincere Le Iene a realizzare un servizio sulla protesta dell’Asinara. Il passo successivo è scrivere ai principali quotidiani europei. Con un buon lavoro di pubbliche relazioni in spagnolo e in inglese la notizia passa prepotentemente all’agenda estera, in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Austria, Ungheria, Canada, Svizzera, Australia, Messico. Perfino Internazionale riprende la notizia da un settimanale messicano.

Ma una protesta operaia, per quanto innovativa ed estrema, non rimane sui media importanti a lungo, se non ci si inventa sempre qualcosa di nuovo. Nasce così l’evento facebook Stampalo, Appendilo e Fotografalo!, che permetterà di far entrare il logo de L’isola dei cassintegrati nelle case e negli uffici degli italiani. Sono centinaia ad inviare la loro foto di solidarietà col simbolo dell’isola, perfino dall’estero. Parigi, Dublino, Sarajevo, Città del Messico, Barcellona, Ginevra…sono alcune delle città ritratte in queste foto. Il successo mediatico e la validità della piattaforma comunicativa de L’isola dei cassintegrati vengono riconosciuti dai media che scrivono e parlano  dell’impresa come di un grande esperimento comunicativo senza precedenti. Il gruppo facebook supera i 100.000 membri, mentre il blog conta migliaia di contatti unici giornalieri.

Sarà poi l’Università di Sassari a dare un riconoscimento accademico a questo esperimento comunicativo, organizzando una giornata di conferenze sul tema, con ospiti da tutta Italia, tra cui l’esimio prof. di comunicazione da La Sapienza A. Marinelli e il giornalista Luca Telese, in qualità di moderatore del dibattito. L’evento è un tale successo che gli interventi saranno poi pubblicati in un testo delle edizioni La Sapienza.

L’atto conclusivo dell’escalation mediatica de L’isola dei cassintegrati è la sconfitta de L’isola dei famosi agli ascolti. Cassintegrati battono famosi, titolano La Repubblica  e Il Fatto Quotidiano, e la stessa Simona Ventura, in diretta, afferma di sapere dell’esistenza dell’altra isola. La realtà batte la finzione finalmente. C’è chi dice che il fenomeno de L’isola dei cassintegrati abbia cambiato la storia della lotta operaia e dei social network. Michele e Marco decidono dunque di aprire il sito agli altri casi di aziende in crisi, e di lavoratori in lotta d’Italia. Perché il successo del sito e gruppo facebook sono frutto della partecipazione di tantissimi, un dietro le quinte che spesso non appare davanti alle telecamere ma che lavora costantemente perché ogni giorno vada in onda il reality “reale”, purtroppo.

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Categories:   Economia/Lavoro