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Il piatto è servito

Lo scorso lunedì i ministri delle finanze europei, vestita la livrea da camerieri della BCE e dei grandi poteri finanziari, si sono recati in Lussemburgo per prendere ordini in merito alla loro condotta futura in tema di macelleria sociale e annientamento generalizzato delle prospettive occupazionali e potenzialità salariali dei cittadini che vivono sotto la loro giurisdizione.
Sostanzialmente nessuna novità eclatante, tanto meno per quanto concerne un paese come L’Italia che ha ormai consegnato alla UE qualsiasi tipo di sovranità, fino al punto da demandare alla stessa l’autorità di redigere le future manovre finanziarie, anzichè limitarsi a dettarle come accaduto con l’ultima in approvazione in questo periodo.
Il piatto freddo, servito sulle tavole di tutti i paesi europei sia pur con tempistiche e contorni diversi, non si discosta da quello già sperimentato in Grecia.
Tagli sempre più sostanziosi della spesa sociale, privatizzazione di ogni residua risorsa pubblica (raschiare il barile finchè esiste un fondo) eutanasia del potere contrattuale dei lavoratori, innalzamento dell’età pensionabile, costante livellamento al ribasso dei salari e dei redditi, denaro pubblico “regalato” alle banche tramite cervellotici escamotage, totale appiattimento di ogni interesse nazionale, immolato sull’altare dei grandi interessi internazionali incarnati dal FMI e dalla BCE…..

Il tutto presentato, come nella migliore tradizione della nouvelle cousine, con colori alettanti e nomignoli accattivanti, come parte di un progetto necessario per meglio gestire la crisi, ritrovare la crescita perduta, ridurre il debito pubblico e costruire una politica economica di rigore, prodromica di verdi vallate e cieli azzuro cobalto.

Naturalmente, ancorchè edulcorata con attenzione, alla notizia della riunione e alla composizione del piatto freddo nonè stato dato grande risalto mediatico. Al più qualche articoletto sintetico posizionato nelle pagine interne dei giornali e nella parte bassa dei siti internet. Dove hanno trovato spazio le parole del ministro Tremonti, con la sua livrea cangiante di lessico latino, che ha dichiarato “Habemus novum pactum” riferendosi agli ordini da lui ricevuti come ad un nuovo patto di stabilità di suo gradimento, poichè particolarmente favorevole all’italia.

Una vittoria insomma, ma di quelle da celebrare sottovoce, poichè a fare confusione fra ministri e camerieri gli italiani potrebbero iniziare a realizzare come ora che a governare è solamente più Bruxelles, la classe politica che bivacca al baccanale di Montecitorio e di Palazzo Madama sia costituita da esuberi che alimentano la voragine del deficit, inutili e di fatto sacrificabili nel nome di una corretta politica di rigore economico.

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Categories:   Economia/Lavoro