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Ostuni Piano industriale dei servizi di igiene urbana: considerazioni

Un paio di giorni fa il consigliere comunale De Stradis mi ha chiesto di esprimere considerazioni in merito al piano industriale dei servizi di igiene urbana predisposto dall’amministrazione comunale di Ostuni e che Martedì prossimo sarà sottoposto all’attenzione del consiglio comunale. A seguire la mia risposta.

Ho letto con molta attenzione ed interesse il nuovo piano industriale dei servizi di igiene urbana predisposto dall’amministrazione comunale e, nonostante alcuni dettagli che approfondirò a breve, non posso che esprimere apprezzamento per il lavoro fatto e le scelte adottate. Finalmente dopo tanto tempo e numerosi annunci anche ad Ostuni si effetuerà la raccolta differenziata porta a porta su tutto il territorio comunale compreso zona rurale e marittima che, se preceduta da una adeguata fase di start-up così come previsto nel piano, porterà già nel medio periodo (biennio) a buoni risultati.

D’altronde, come ho già avuto modo di dire in un recente post (link) il servizio di raccolta differenziata porta a porta è solo uno dei tasselli in un sistema di gestione che deve mirare al totale recupero delle materie al fine di superare definitivamente questo nefasto periodo basato su discariche e inceneritori. Gestione che, come più volte ribadito nella normativa comunitaria, deve concentrarsi sulle cosi dette 3 erre: riduzione, recupero, riciclo.

Riduzione: purtroppo non tutti i prodotti in commercio sono costituiti da materiale riciclabile, sia per la presenza di più materiali difficilmente disaccoppiabili, sia per quelli che seppur riciclabli di fatto non trovano mercato nel settore delle materie prime seconde e quindi del riciclaggio (ad esempio stoviglie di plastica). Per questo motivo gli enti locali dovrebbero porre in essere quelle iniziative mirate a modificare usi e abitudini dei propri cittadini, nella fattispecie indurli ad eliminare dai propri consumi ed acquisti quei prodotti non riciclabili. La prima cosa da fare è sicuramente il passaggio dalla TARSU alla TIA, come previsto anche dalla normativa nazionale, con una parte variabile determinata dalla quantità di rifiuti non riciclabili prodotti dalla singola utenza. Tale sistema, già adottato in diverse realtà (è possible trovare degli esempi sul sito dei comuni virtuosi) ha dimostrato di stimolare una più corretta differenziazione dei rifiuti, aumentare considerevolmente la percentuale di rifiuti avviati a riciclo, diminuire considerevolmente la produzione pro capite di rifiuti, diminuire i costi di gestione e gli oneri a carico dei cittadini. Anche il compostaggio domestico è molto importante in questo contesto. Gli scarti organici vengono direttamente gestiti da chi li produce che tramite un apposita compostiera li trasforma in humus riutilizzabile come fertilizzante. Il piano predisposto prevede l’obbligatorietà di tale attività per tutte le utenze site in ambito rurale. Scelta non condivisibile, primo perchè tale pratica non può essere imposta ma semmai incentivata con sconti sulla tariffa, ne tanto meno confinata alla sola area rurale, infatti anche nella zona mare numerose abitazioni sono dotate di orto e/o giardino, così come nel centro urbano è possibile tale pratica per coloro che possiedono piante in vaso o terreni nell’area rurale o, ancora, gestiscono orti periurbani. Sono possibili poi delle inziative per indurre consumi virtuosi quali incentivi economici a sostegno di chi utilizza pannolini/pannoloni lavabili, accordi con commercianti per la diffusione di distributori di prodotti alla spina, campagne informative a sostegno della bontà e sicurezza dell’acqua pubblica. Il comune, in oltre, dovrebbe apportare modifiche ai capitolati d’appalto in vigore (ad esempio refezione scolastica) per vietere l’utilizzo di oggetti usa e getta in plastica e di acqua in bottiglia per imporre l’utilizzo dell’acqua pubblica (fornendo adeguati depuratori) e oggetti riutilizzabili (ceramica, metallo, …) o in alternativa in materiale biodegradabile così come regolamentare lo svolgimento di sagre ed eventi al fine di ridurre o meglio eliminare la produzione di rifiuti non riciclabili (per quest’ultimo caso si allega proposta di regolamento per ecosagre).

Recupero. La civiltà dei cosumi ci spinge a disfarci di oggetti ancora funzionanti, ma non più utili o funzionali per chi li possiede in quanto sostituiti con nuovi o più performanti modelli. Tali oggetti obsoleti per taluni potrebbero invece risultare utili e utilizzabili da altri se si favorisse l’incontro tra i due soggetti. Si potrebbe realizzare ad esempio un apposito locale presso l’isola ecologica dove i cittadini possono lasciare in deposito questo tipo di oggetti oppure prendere gratuitamente quelli lasciati dagli altri. Possibile a bassissimi costi anche realizzare un apposita pagina sul sito web del comune ove pubblicare l’elenco degli oggetti depositati. La città di Follonica ha realizzato con successo una cosa simile (link). Sicuramente più semplice da realizzare, l’organizzazione di eventi tipo “soffitte in piazza” di capannori (link). In questo caso sono direttamente i cittadini che in un prestabilito giorno e luogo vendono, cedono o scabiano oggetti di loro proprietà.

Riciclo. Organizzare e realizzare un efficiente servizio di raccolta differenziata porta a porta come previsto dal piano predisposto sul quale però, come dicevo sopra, vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti.

Tariffa: di fondamentale importanza il passaggio dalla TARSU alla TIA come previsto dalla normativa nazionale. Tale tariffa dovrebbe prevedere una parte variabile in considerazione della quantità di rifiuto non riciclabile prodotto dalla singola utenza. Ciò come già detto, stimola comportamenti virtuosi ed una maggiore e migliore differenziazione dei rifiuti con i conseuenti risparmi economici.

Compostaggio domestico: nel piano è previsto obbligatoriamente per tutte le utenze (circa 8000) che risiedono nella zona rurale, tant’è che non è previsto alcun ritiro dell’umido. Tale scelta è fortemente sconsigliata; cittadini poco accorti e sensibili potrebbero non svolgere il compostaggio o non svolgerlo correttamente con la conseguenza di sversare sul terreno scarti organici non adeguatamente compostati (avremmo diverse mini discariche sparse sul territorio) oppure potrebbero inserire l’organico nel contenitore del non riciclabile che inviato in discarica, come previsto dal piano, comporterebbe considerevoli aggravi economici tutti a carico dell’amministrazione. Neanche i comuni che da tempo sostengono e incentivano  il compostaggio domestico hanno previsto l’obbligatorietà. Il consiglio è quello di prevedere nella fase di start-up una informazione dettagliata sul corretto compostaggio, prevedere uno sconto sulla tariffa per le utenze che effettueranno tale pratica, nonché concedere tale possiblità in tutto il territorio comunale.

Costi di smaltimento: nel piano è giustamente previsto che i ricavi provenienti dalla vendita dei materiali differenziati sia a totale appannaggio della ditta che gestisce il servizio di raccolta. Ciò spinge tale ditta a mettere in atto tutti gli sforzi per incrementare la quantità dei materiali da vendere. Per gli stessi identici motivi dovrebbere essere prevista la compartecipazione ai costi per lo smaltimento in discarica che invece nel piano è a totale carico dell’amministrazione comunale.

Entità delle presenze: Ostuni è una città a grande valenza turistica, per tale motivo nel piano  industriale è previsto un adguamento del servizio nel periodo estivo di maggior afflusso (Luglio/Agosto). Purtroppo tale adeguamento è stato previsto solo per la zona mare (1000 abitanti stabili – 25000 nel aperiodo estivo). Tale previsione dovrebbe essere altresì prevista per l’area rurale dove nello stesso periodo si riversano migliaia di persone tra turisti ed Ostunesi in villeggiatura.

Centro di compostaggio: nel piano industriale è previsto, per la frazione umida il trasporto presso il centro di compostaggio di Brindisi. Purtroppo tale impianto, costato diversi milioni di euro, non è mai stato messo in funzione ne si prevede che ciò avvenga  a breve. Tale indisponibilità tecnica può portare alla necessità di trasportare la frazione organica in altro impianto oppure a smaltirla in discarica. In entrambi i casi ci sarebbero considerevoli aggravi economici tutti a carico dell’amministrazione comunale.

Cestini: nel piano è previsto il posizionamento di apposite colonne con cestini per la raccolta differenziata, non è ben chiaro se ne è previsto il posizionamento anche sulle spiagge e nel centro storico dovve in estate affluiscono migliaia di persone.

Monitoraggio: il monitoraggio della gestione del servizio di raccolta è fondamentale al fine di poter elaborare proposte ed osservazioni per un suo miglioramento e perfezionamento. sarebbe auspicabile che gli uffici competenti elaborassero una relazione trimestrale da rendere pubblica sull’andamento del servizio indicando eventuali problemi riscontrati, i dati sulla qantità e relative percentuali dei rifiuti raccolti, lamentele degli utenti.

Non mi pare di dover al momento aggiungere altro se non una piccola domanda che mi piacerbbe porre all’amministrazione comunale. Sia in questo piano industriale, sia nel rapporto di sostenibilità ambientale redatto per il progetto EMAS Ostuni 21 è confermato quanto io vado dichiarando da almeno due anni, ovvero: Ostuni non ha mai raggiunto il 10% di raccolta differenziata. Considerando che la Dr.ssa Carla Creo della FEE Italia mi ha dichiarato per iscritto che “solo le località che abbiano superato il 10% di raccolta differenziata possono partecipare al programma”, quali artifici ha messo in atto il comune per ricevere la tanto sbandierata Bandiera blu?

Ti saluto, con la speranza che queste idee e proposte possano trovare, tramite te, voce all’interno del consiglio comunale.
Paolo Mariani – moVimento 5 stelle Ostuni.

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Categories:   Ecologia/Ambiente, Politica