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Sul dossier fantasma

marcegaglia & Co

Tutti parlano della Marcegaglia e delle minacce ricevute, di Porro e dei suoi sodali, del dossier che c’è ma nessuno l’ha visto, della libertà di stampa, di editori che fanno un altro mestiere, di intercettazioni presunte, del dossier che improvvisamente non c’è più, di uno scherzo che nessuno ha capito e così via. Si fa a chi la spara più grossa nel solito teatrino che viene spacciato per informazione. Il tutto, ovviamente, con il pubblico appecoronato a sentire l’intervista di Tizio e di Caio, a chiedersi cosa avrà da nascondere sora Emma, a decidere chi è più insopportabile tra Feltri, Porro e Sallusti.
Puttanate!

Il nocciolo della questione è lì davanti ai nostri occhi ma nessuno lo vede, anche perché lor signori alzano questo popò di polverone proprio per impedircelo. Una cosa neanche tanto complessa, ma che contiene alcune verità scomode.
Confindustria ha sostenuto Berlusconi e lo ha aiutato a vincere le elezioni contando sul fatto che avrebbe tutelato i loro interessi, distribuendo risorse pubbliche alle aziende, avviando progetti tanto faraonici quanto inutili, privatizzando anche l’impossibile. Berlusconi invece, a parte qualche contentino, ha ripreso ad occuparsi dei suoi molti problemi personali. Ergo, Confindustria lo sta scaricando.
Qualcuno potrebbe obiettare che però è ripartito il programma nucleare, che i servizi pubblici locali saranno privati tra poco più di un anno, che qualche devastazione insomma è stata fatta. Poca cosa per Confavvoltoi, la cui avidità è pari solo alla fretta di mettere le mani sull’ultimo scampolo rimasto di bene pubblico.

Probabilmente hanno pensato fosse il caso di cercare una persona più affidabile per realizzare una simile rapina, una persona che non abbia tanti scheletri nell’armadio, una persona che faccia meno chiacchiere e più fatti. Uno come Fini, per esempio.
Infatti la squadra dei picchiatori prima si è dedicata all’ex alleato, ora va all’attacco della signora colpevole di non essere più berlusconiana. Nel frattempo gli unici che ancora parlano di elezioni anticipate, ma solo nei giorni dispari, sono quelli della Lega, perché Sua Bassezza sa benissimo che senza l’appoggio degli sciacalli stavolta non ce la farà.

Bei tempi l’estate del 2008, quando per distrarci almeno si parlava di gnocche e di pompini.

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