iapra li  uecchie

Menu

PPP Partito della pernacchia popolare

pernacchiaCompagni, amici, spernacchiatori, urlatori, dissidenti!

Con questo primo comunicato politico usciamo allo scoperto annunciando la nascita del PPP, il Partito della Penacchia Popolare.

Vogliamo denunciare la sordida propaganda di regime che ha tolgo dignità alle nostre pernacchie, che a Como, come a Venezia, come a Torino, hanno ridato fiato ai cittadini liberi mettendo il fiato sul collo ai politici che nel loro social network non devono andare oltre il terzo grado di connessione per trovare un mafioso.

Rivendichiamo pertanto la contestazione al presidente del Senato come una azione diretta e spontanea di noi spernacchiatori liberi, guidati solo dalla nostra indignazione, e dichiariamo quanto segue:

1- Contestare non è antidemocratico: checché ne dica l’Egreg. Pres. Napolitano, i fischi e le pernacchie non sono violenza squadrista, ma l’unica voce del popolo che non ha giornali, non ha televisioni, non ha microfoni, non ha passerelle di partito.

2- A Fassino e Schifani, icone del nuovo consorciativismo, non è stato impedito di parlare. Se vogliono parlare, possono farlo tranquillamente da Vespa, raggiungendo milioni di persone anziché le poche migliaia presenti a Torino. Se invece vuoi fare un teatrino portando al comizio del PD un politico che faceva affari con gente incriminata per associazione mafiosa, non sei lì per parlare, ma per provocare, e le pernacchie fischiate sono i frutti dei semi che hai scelto di piantare.

3- I fischi e le pernacchie non sono stati una mancanza di rispetto al PD, ma l’unica forma possibile di rispetto per le persone oneste del PD, offese da chi ha regalato la passerella del loro partito ad un personaggio amico

4- I fischi e le pernacchie non aiutano Berlusconi. Per quello ci ha pensato Fassino e chi ha organizzato i dibattiti a Torino.

5- La contestazione non ha diviso in due la sinistra tra “fischiatori” e “beneducati”. La sinistra era già divisa in tre anche prima di fischi e pernacchie: quella dei vertici PD, sempre e da sempre pronti all’inciucio con personaggi come Schifani e Berlusconi, quella degli ottimisti a oltranza, convinti che i leader inciucisti del PD sono l’unica e incontestabile forza politica per superare il berlusconismo, e quella incazzata che non ne può più delle altre due e vorrebbe una opposizione seria.

6- Schifani non è contrario ai fischi: quando Prodi fu fischiato al Motorshow nel 2006, ha detto che chi becca fischi se li merita e dovrebbe chiedersi come mai lo fischiano anziché gridare al complotto. Ora lo ripeta a se stesso.

7- I fischi e le pernacchie non sono antipolitica maleducata, quella l’ha fatta Schifani quando ha tirato la catena dopo aver gettato nel cesso trecentocinquantamila firme, raccolte dai cittadini che fischiano per impedire che i pregiudicati possano entrare in Parlamento.

8- Fischiare e spernacchiare non è violenza, nemmeno violenza verbale, ma lotta nonviolenta allo strapotere violento che dopo aver occupato le tv commerciali e messo al guinzaglio quelle pubbliche ora vuole dilagare anche alle feste dell’Unità.

9- Non è stato interrotto un dibattito nè tantomeno un confronto, ma si è fischiato uno show mal riuscito, un teatrino fastidioso che il pubblico ha diritto di fischiare quando gli attori non sono credibili. Sarebbe stato un dibattito se Fassino avesse avuto il coraggio di chiedere a Schifani quello che volevano chiedergli tutti i fischianti: “cosa ne pensa dell’ultimo discorso di Borsellino in cui il giudice dice che la politica non solo deve ESSERE onesta, ma anche APPARIRE onesta? Visti i suoi rapporti personali e professionali con persone successivamente indagate per associazione mafiosa, non le sembra il caso che certi ruoli istituzionali vengano affidati a persone che oltre ad essere oneste appaiono oneste, e quindi non a lei?”

10- I fischi e le pernacchie sono l’alternativa sonora e gioiosa alla violenza di piazza. Se fossimo stati negli anni ’70 invece delle pernacchie sarebbero volati sassi o bulloni, ma oggi noi scegliamo di lottare contro il regime usando solo la nostra voce contro quella di altri uomini armati di microfono e sistemi di amplificazione, protetti da servizi d’ordine che fomentano disordini, e spalleggiati dai capetti della finta opposizione. Questa forma di lotta nonviolenta permette alla rabbia e al disagio sociale di sfogarsi senza “coagularsi” in frange estremiste.

Nella “Milano da bere”, certi personaggi spadroneggiavano e facevano la bella vita nelle vie del centro, con la gente che li riveriva. Dopo Tangentopoli si sono fatti vedere in giro un pò meno, ma la gente stava zitta perché li temeva. Poi è arrivato un ometto barbuto che ha rotto il muro del silenzio con “buffone, fatti processare”, urlato a brutto muso. L’esempio del cittadino barbuto ha dato vita a vari gruppuscoli, tutti “armati” di idee, parole e telecamera e non di P38 come i contestatori del secolo scorso finiti in galera o in Parlamento. Ora questi gruppuscoli diventano folle contestanti, che fischiano i politici in odore di Mafia sospinte dall’onda di energia di un grande cambiamento sociale, quello innescato dalla gente che vuole riprendersi la parola a tutti i costi.

Categories:   Politica