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La carica dei 101

La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi.

La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre centounomila cittadini pugliesi hanno scritto il loro nome per affermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano inalienabile, che i beni comuni vanno gestiti fuori dalla logica del profitto, che la democrazia è partecipazione e non decisioni prese in ristretti comitati d’affari. Il Comitato pugliese ‘Acqua bene comune’ è felice di poter comunicare che la campagna referendaria in Puglia si è conclusa con un risultato eccezionale, oltre tre volte quello registrato per la legge di iniziativa popolare nel 2007 (30mila) ed oltre il doppio della soglia inizialmente stabilita (49mila).

Le 101mila firme sono state controllate, certificate, impacchettate e spedite a Roma per essere depositate in Corte di Cassazione insieme a tutte le altre provenienti dal resto d’Italia. Il merito è dei cittadini pugliesi che hanno fatto la fila ai banchetti in questi tre mesi dando vita ad un vasto movimento di popolo, ma un plauso va ai volontari che nella prima fase della campagna hanno raccolto, informato e sensibilizzato, e nella seconda verificato la correttezza ed effettuato tutte le operazioni necessarie alla certificazione, dimostrando che responsabilità, collaborazione e sacrificio sono vocaboli ancora vivi sulla scena pubblica.
Un grazie va anche a tutti quei consiglieri/assessori/funzionari pubblici che con la presenza ai banchetti hanno consentito l’autenticazione delle firme e al personale degli uffici elettorali che con grande pazienza e rigore hanno eseguito le operazioni di certificazione (spesso sottoponendosi a veri e propri tour de force).

Infine, un grazie agli organi di stampa che hanno saputo registrare e seguire questo risveglio democratico, senza girarsi dall’altra parte.

E adesso? Attendiamo pazienti l’esito della verifica della Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. E poi? …..poi comincia l’avventura. L’obiettivo è portare alle urne 25 milioni di italiani per dire “Si” all’acqua bene comune, “Si” alla partecipazione, “Si” ad uno strumento democratico come il referendum che si rivitalizza contro ogni disfattismo, funzionale all’interesse di pochi.

Categories:   Ecologia/Ambiente