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L’era del petrolio

Staremo a vedere se, almeno questa volta, chi ha inquinato pagherà tutto intero il prezzo della sua avidità. E sarebbe la prima volta che una compagnia petrolifera si accolla il totale delle spese per rimediare a uno di quei disastri di cui non riusciamo a liberarci. Finora quelle spese le hanno sempre pagate i governi nazionali e la pulizia l’hanno fatta cittadini volontari. Ma quanto ci piacerebbe vedere i dirigenti di BP con le maniche rimboccate sporchi di petrolio fino ai capelli, ripulire pellicani e setacciare spiagge.

Il pellicano bruno, simbolo della Luisiana, appena uscito dalla lista degli animali in via di estinzione, rischia di tornarci di corsa. Il delta del Mississipi è una regione devastata da decenni di infrastrutturazione petrolifera selvaggia che ha cancellato interi ecosistemi, quasi tutta la duna costiera e gran parte della foresta rivierasca. E’ stata una delle cause dei danni e delle vittime dell’uragano Katrina, che si è abbattuto con quella forza proprio perchè non c’erano più difese naturali a schermare l’inondazione. Ma il golfo del Messico è la seconda area di interesse petrolifero off-shore del mondo dopo il mare del nord. Laggiù si perfora a circa 400 m di profondità media, quindi in tutta comodità, e la piattaforma semisommergibile Deepwater Horizon aveva un curriculum di tutto rispetto, avendo trivellato il giacimento più profondo ma raggiunto dall’uomo, a oltre 9 Km sotto il fondale marino. La tecnologia petrolifera sul nostro pianeta è seconda solo a quella militare.

Si sostiene che gli incidenti sulle piattaforme petrolifere sono rari rispetto alle migliaia che sono in attività in tutto il mondo, ma quando avviene un disastro, questo è grave sul serio. Nel 1979 la Ictoc-1 affondò, sempre nel golfo del Messico, e ci vollero 8 mesi per arginare la falla. La Piper Alpha uccise 188 persone nel 1988 nel mare del nord, per non parlare di quanti disastri hanno causato le petroliere e il danno continuo causato dalla pulizia in mare delle cisterne e degli sversamenti più limitati.

Però il problema non  sarebbe neppure quello, il problema è che bisognerebbe uscire dall’età del petrolio prima che il petrolio finisca. E che la dovremmo piantare di porci sempre la stessa domanda: quando finirà il petrolio? La vera domanda è quando il petrolio “finirà” gli umani, cioé per quanto tempo ancora vogliamo sopportare gli inquinamenti che l’estrazione, la raffinazione, il trasporto ed il consumo di greggio causa in tutto il mondo. E quanto vogliamo ancora sopportare le malattie che la combustione di idrocarburi provoca alla specie umana. Insomma ci siamo posti la domanda meno importante e abbiamo giocato con quello che era un vero e proprio cavallo di Troia che la terra ci aveva lasciato: miliardi di barili di petrolio che avrebbero fatto meglio a restare per sempre al loro posto, fra i pori delle rocce del sottosuolo.

Avremmo potuto scegliere fin dall’inizio un altro modello di sviluppo e magari alcuni sarebbero stati meno ricchi, ma tutti avremmo campato molto meglio.

Categories:   Ecologia/Ambiente

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