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Legge bavaglio: cosa cambia?

Quotidiani in sciopero e radio e televisioni spente: queste le agitazioni promesse in seguito al varo della legge bavaglio. Anche i senatori hanno deciso che la legge è giusta, e anche Napolitano non ha trovato di meglio che di prendersela, di fatto, con chi si appella a lui, ultimo (o quasi) baluardo – il che è tutto dire – per la deriva autoritaria e auto conservatoria della nostra classe politica.
Repubblica on line indica, nella homepage odierna, un lungo dossier sugli audio delle intercettazioni che in seguito a questa legge non potremo più conoscere. La lista è lunga. E i reati ivi inclusi sono gravi. Ciò significa che la legge varata è efficace, che centra il punto per il quale è stata creata, e che si tratta – vale bene ribadirlo – di un vero e proprio attentato alla libertà di informazione.
Ma c’è una cosa ancora più grave sulla quale riflettere, purtroppo. Ovvero il fatto che tutta la libertà di informazione applicata invece fino a oggi, tutta la libertà di scoprire e pubblicare atti giudiziari, telefonate compromettenti e loschi giri di affari, non ha sortito alcun effetto sull’opinione comune. O quasi. Certamente non ha sortito alcun effetto pratico.
Il punto è delicato, perché a grosse spanne, la libertà tanto strillata e rivendicata da alcuni giornalisti e dalla parte civile, si è tradotta, nella nostra società, nella tipologia di giornali e televisioni che abbiamo. Si è tradotta in Berlusconi che di fatto impera, in politica, dal 1994. Si è tradotta nella finta opposizione attualmente presente, nella dipartita totale dei partiti e delle forze politiche agli estremi di un finto bipolarismo, nell’assoluta impossibilità di far emergere sul serio delle nuove forze politiche.
Tutta la libertà per la quale oggi si grida all’attentato, si è tradotta in processi che non si celebrano, in scandali infiniti che non hanno impedito a Berlusconi di essere apprezzato dalla metà degli elettori, in una opposizione che non è stata minimamente scalfita dall’affaire Unipol della scalata alle Banche, e di fatto si è tradotta nel continuare a vedere la maggior parte dell’opinione pubblica dividersi tra l’una e l’altra parte, che in quanto ad auto conservazione e lobby affaristiche, praticamente sono pari. Differiscono sui metodi e se vogliamo anche sullo stile, e differiscono soprattutto nel modo con il quale operano indisturbati nel nostro Paese. Ma il risultato, a livello locale come a quello nazionale, converrete, non è poi così differente.
E tutto questo nonostante l’informazione libera – si per dire – che oggi diversi giornalisti, direttori, editori, ordini e cittadini, cercano di “salvare” con mobilitazioni e discese in piazza.
A conti fatti, verrebbe da dire, il varo della legge bavaglio è ininfluente, sul risultato finale nel suo complesso.
I media di massa il Bavaglio più grande lo avevano anche prima di questa legge. Sui veri motivi della crisi mondiale, per esempio. Sulla incapacità dei governi di affrontarla. Sulla società allo sfacelo che quei media stessi contribuiscono a mantenere. Da oggi non sapremo più delle mignotte del premier. E dei particolari di alcuni appalti truccati. E di alcuni reati di mafia. Ma anche prima, e con tutta la libertà possibile, le escort giravano a palazzo, gli appalti e lo sfacelo erano sotto gli occhi di tutti, e la mafia, di fatto, regnava indisturbata.

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