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Taranto futura

Mentre procede a gonfie vele la raccolta firme a sostegno dell’Acqua Pubblica, un altra importante campagna  referendaria sta riscuotendo il dovuto e sperato consenso. Mi riferisco alla raccolta firme organizzata nella città di Taranto a sostegno di un referendum per la chiusura/riconversione dell’ILVA promosso dal comitato per la tutela della salute e del lavoro “Taranto futura”. 1800 le firme raccolte nello scorso week end, un risultato eccezzionale e molto importante che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i cittadini Tarantini molto più di chi da decenni li amministra e li governa hanno ben conscia la necessità di risolvere definitivamente questo problema per poter pensare e programmare il loro futuro.

Taranto è stata  sacrificata in favore di un industria che ha prodotto profitti per pochi e distruzione e miseria per molti. Anni fa parlando del problema con amici mi diedero del pazzo quando sostenni che se lo stato da un lato disponesse la chiusura dell’ILVA e dall’altro si ofrrisse di pagare comunque lo stipendio a tutti i lavoratori coinvolti alla fine risparmierebbe un sacco di denaro ed è quindi con immensa gioia che oggi osservo questa iniziativa speranzoso che l’intera città la sostenga con forza. In primis i lavoratori, perchè è stato proprio il ricatto occupazionale a condannare questo popolo.

La chiusura/riconversione dell’ILVA è l’unica possibilità per riscattare questa città, è l’unica possibilità per dare a questo popolo un futuro, per ipotizzare una Taranto futura.

A TARANTO ABBIAMO:

Il maggiore inquinamento registrabile a livello europeo che produce il maggior numero di malattie mortali, tumori dei polmoni e del sangue, lesioni respiratorie, ecc.; dalle misurazioni ufficiali il 92% della diossina emessa dalle industrie italiane proviene dall’Ilva di Taranto; dal Registro dei Tumori salentino emerge un aumento del 30% dei tumori a Taranto rispetto alla media regionale.

Un altissimo livello di sottosviluppo economico e disoccupazione, dato dalla crisi dell’acciaio, dell’indotto e dalla mancanza di alternative sviluppate, ingiustificato rispetto alle dimensioni e ai profitti di un’azienda così grande.

Un elevato impoverimento culturale, conseguenza dell’annullamento di iniziative rivolte alla storia, all’arte, alla letteratura, alle tradizioni, ecc.

Un enorme spreco delle risorse del territorio, un ambiente ai minimi termini, acqua ad aria inquinati, agricoltura e pesca di bassa qualità, porto e turismo svalutati e impraticabili, penalizzati da un paesaggio fatiscente a causa di un’enorme struttura industriale visivamente opprimente e oggettivamente ingombrante.

A TARANTO VOGLIAMO:

La salute: non possiamo pensare che le malattie sono il costo del lavoro e della sopravvivenza.

Lavoro per vivere e non per morire.

Avviare attività che portano profitti, lavoro, valore aggiunto e qualità della vita, adatte al nostro patrimonio, alla nostra storia e alle nostre risorse (porto turismo cultura pesca mitilicoltura agricoltura artigianato archeologia).

Una città bella da vedere e da visitare, che sia considerata e trattata come merita.

La vivibilità, ovvero camminare per le strade senza vedere gli edifici sporchi di minerale, e incontrare le persone senza parlare di morti ammalati o infortunati sul lavoro.

Costruire un futuro migliore e alternativo, per evitare la condanna che è stata scelta per questa città 40 anni fa, che ora non ci sta più bene.

Dare una possibilità alle nuove generazioni, che possano scegliere di costruirsi un futuro a Taranto e che non siano costretti a cercare una vita migliore altrove.

referendumilva.wordpress.com

Categories:   Ecologia/Ambiente, Economia/Lavoro