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La fabbrica degli animali

Lo sapevate che il 50% della produzione mondiale di antibiotici è destinata alla zootecnia? Si, proprio quelle fettine, quelle costate, quel ragù e quella carne arrostita che spesso ci mangiamo con tanta soddisfazione.  Non a caso cerco di acquistare questo tipo di prodotti da masserie e piccoli allevatori locali e da qualche mese mi sono attrezzato pure con un bel pollaio. Mangiare la carne è un piacere (i vegetariani non saranno concordi), ma i farmaci preferisco assumerli solo quando è strettamente necessario.

VITELLI: il sistema per mantenere la carne pallida, rosea e delicata consiste nel tenerli in condizioni enormemente innaturali. Al terzo-quarto giorno di vita, strappati alle madri inseminate artificialmente, vengono collocati ognuno in un box largo 40 cm. e lungo un metro e mezzo. I vitelli sono legati con una catena al collo per impedire ogni movimento (la catena potrà esser tolta quando il povero essere sarà cresciuto tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box). Essi non vedranno mai né paglia né fieno, poiché mangiarne potrebbe rovinare il tenue colorito delle carni. Gli studiosi, per questi poveri vitellini, parlano di stress acuto e cronico, le cui conseguenze sono immunodeficienza (i vitellini si ammalano), infezioni, necessità di antibiotici. Nutriti con budini semiliquidi iper-proteici che causano un’inestinguibile arsura (l’acqua è loro assolutamente negata, per indurli a ipernutrirsi, mangiando più budino e più velocemente) e un’inarrestabile dissenteria per spingerli all’anemia al fine di sbiancare le carni; disordini digestivi e ulcere sono frequenti; sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici, dopo tredici-quindici settimane si portano al macello.

GALLINE E POLLAME: alla nascita, i pulcini maschi vengono “scartati”, gettati via e tritati vivi. Gli animali allevati, chiusi in gabbie strettissime, si strappano le piume e si mangiano a vicenda (cannibalismo) in accessi furiosi. Per quanto concerne le galline: irradiate con infrarossi, sottoposte alla ghigliottina dello “sbeccamento” (taglio del becco), bioritmi alteratiio da cicli notte/giorno artificiali, alimentazione forzata con pastoni fatti col loro stesso guano, con scarti alimentari, residui d’ogni genere e di provenienza incontrollabile. Nei mangimi dei polli e dei maiali belgi sono stati trovati PCB (bifenile policlorurato) — come mangiare insalata di pollo condita con olio di macchina usato! —, altamente tossici e cancerogeni: la loro diffusione è responsabile dell’aumento di gravi malattie in quanto i PCB si accumulano nella catena alimentare.

Gli animali sono così malati che devono essere praticate ininterrotte terapie antibiotiche, tanto violente ed invasive che un veterinario d’una USSL testimoniava di aver dovuto imporre un “blocco ” all’uso di antibiotici in un allevamento industriale: risultato devastante, 20.000 polli morti in pochi giorni.

MAIALI. Intelligenti e giocherelloni, di intelligenza paragonabile a quella dei cani — e forse superiore —, in condizioni inidonee i maiali stressati tendono a mordersi la coda, che quindi vien loro tagliata, “smozzata”, insieme coi denti e con le orecchie. Le scrofe vivono recluse e immobilizzate, ridotte a partorire, esser private dei piccoli, per poi essere inseminate di nuovo e così via, fino ad esaurimento. Grazie a metodi di allattamento artificiale, il roseo maialino viene svezzato 6-12 ore dopo la nascita. Possono morire di PSS, Porcine Stress Syndrome, “stress, rigidezza, pelle a chiazze, affanno, ansia e morte improvvisa”. Spesso si azzoppano sui pavimenti, a rade assicelle per far passare gli escrementi. Gli odierni suini da carne vengono letteralmente schiacciati dal loro stesso peso, le ossa, le articolazioni degenerano e spesso le bestie perdono l’uso degli arti posteriori, ipertrofici.

Un’inchiesta di Giuliano Ferrieri, pubblicata con sorprendente preveggenza dall’“Europeo” nel 1991, elencava (in sintesi) quel che si trova in una fettina di carne:

— Ormoni

— Antibiotici

— Fattori di crescita

— Virus

— Beta-bloccanti

— Ritardanti tiroidei

— Psicofarmaci

— Pesticidi

Non mi rimane altro che augurarvi buon appetito e forse la prossima volta che al supermercato notate quella carne certificata biologica anche se costa un pò di più…

Categories:   Ecologia/Ambiente

  • Renato

    Ancora una volta, bravo Paolo.