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Secondo: partecipazione

La partecipazione non solo è un diritto riconosciuto da diverse norme, ma è un opportunità, un valore aggiunto per tutta la comunità. A dimostrarlo la politica attuata negli ultimi anni in Puglia con Vendola ed in particolare l’assessore Minervini (che spero vivamente abbia ancora un ruolo predominante nella prossima giunta) che facendo della cittadinanza attiva un punto fermo della loro azione politico-amministrativa sono riusciti a reperire tra la popolazione un bagaglio di conoscienze, idee e competenze che hanno favorito, incentivato ed aiutato le lungimiranti ed ottime azioni che in diversi campi la regione ha fatto negli ultimi anni (bollenti spiriti, principi attivi, etc. tutti reperibili qui).

Il diritto alla partecipazione è altresì riconosciuto nello statuto del comune di Ostuni che prevede una serie di organi di partecipazione che mai nessuna amministrazione ha reso opertivi.

Il forum della società civile strumento di raggruppamento, discussione e confronto di tutta la cittadinanza è una nullità che si riunisce solo ed esclusivamente per eleggere la terna per la nomina del difensore civico. Eppure esiste ed ha pure un presidente, un certo avvocato Ghionda, nonchè, almeno da quanto si legge sul sito del comune, una lunga lista di associazioni aderenti. Perchè questo presidente non lo convoca mai, perchè se si è assunta questa carica (spero gratuita) non la esplica oppure non si dimette lasciando il posto a chi magari vorrebbe farlo funzionare?

Le consulte di settore  non sono mai state istituite eppure lo statuto ne prevede cinque. Quando è emerso il problema dei pozzi petroliferi si è autocostituito il forum permanente ambiente e sviluppo, paragonabile in tutto e per tutto ad una consulta di settore prevista dallo statuto, l’amministrazione comunale (eravamo in piena campagna elettorale) si è dichiarata felice di questa iniziativa ed ha dichiarato la propria disponibilità al dialogo ed al confronto. Disponibilità divenuta indifferenza una volta conclusa la competizione elettorale. Anche le consulte di quartiere sono un organo statutario mai nato.

Tutto ciò non deve maravigliare, una classe politica autoreferenziale non può permettersi ne partecipazione ne trasparenza. Deve essere libera di fare quello che vuole, il potere tanto si mantiene grazie alle clientele, ai favori e ad una informazione che tutto fa tranne che informare.

La partecipazione e la trasparenza  sono un diritto,  una risorsa,  un valore aggiunto. Non pretenderle è stupido.

Categories:   Politica