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Primo: trasparenza

In un paese come l’Italia dove corruzione e collusione non sono certo caratteristiche difficili da trovare nella pubblica amministrazione e nella classe politica, la trasparenza assoluta dovrebbe essere il primo principio a cui  ispirarsi per chi volesse (o potesse) dimostrare di avere mani e coscienza pulita. Qualsiasi atto, documento o nota dovrebbe essere accessibile a qualsiasi cittadino e nel modo più semplice e veloce possibile. La maggior parte delle amministrazioni locali invece sui propri siti web istituzionali non pubblica praticamente nulla e le procedure per poter accedere ai documenti cartacei sono sempre onerose sia da un punto di vista economico sia di impiego di tempo.

Il comune di Ostuni naturalmente non fa eccezzione alcuna su questo aspetto. Sul suo sito web  solo raramente pubblicano qualcosa e anche il solo elenco delle delibere e delle determine adottate è ormai una chimera. Se poi decidi di informarti su qualche atto e vai in comune a chiedere di visionarlo, il tutto avviene in modo da scoraggiarti quanto più possibile in questa impresa così che ti inoltri su questa strada solo in casi eccezzionali o quando non ne puoi fare a meno. Mi spiego. Vai in comune con la richiesta in duplice copia ben compilata e firmata e la consegni all’ufficio di segreteria del sindaco che ti timbra una copia a mo di ricevuta; sei stato previdente e sulla richiesta hai indicato in modo esplicito e chiaro i riferimenti per contattarti (cellulare-mail). A questo punto loro dovrebbero rispondere alla tua istanza e, secondo il regolamento della trasparenza del comune di Ostuni (lo trovi qui), dovrebbero farlo entro 15 giorni. Invece nulla, il silenzio totale. Passano i  giorni e decidi di tornare al comune per sapere che fine ha fatto la tua richiesta e qui cominci a girare di ufficio in ufficio perchè il documento che cerchi ti dicono che sta da una parte, poi da un’altra e poi da un’altra ancora. Se sei fortunato (cosa mooooolto rara) riesci comunque in una mattinata a vedere quel dannato documento, ma in genere ti tocca andare li  almeno due o tre volte. Alla fine riesci a raggiungere l’obbiettivo ed ecco che ti portano un faldone con  all’interno centinaia e centinaia di pagine e penserai, ora mi daranno una sedia ed un tavolo dove mettermi comodo a leggere tutta sta roba, ma ti guardi in torno e vedi solo scrivania piene zeppe di pile di carte, spesso è difficile persino riuscire a scorgere l’impiegato (computer no?), quindi ti devi accontentare dello spazio disponibile con l’impiegato che ti guarda e aspetta che ti levi di torno per potersi riappropriare del proprio spazio. Imbarazzato cerchi di dare uno sguardo veloce solo alle cose che sembrano più importanti e appena puoi te ne vai. Puoi evitarti quest’ultima parte chiedendo direttamente copia degli atti, ma ti costerà la bellezza di 25 centesimi a foglio. Sono documenti pubblici, quindi anche tuoi però devi pagare per averli.

Eppure esiste una legge regionale molto chiara in materia (15/2008) che stabilisce che tutti gli atti degli enti locali devono essere pubblicati sui siti istituzionali, basterebbe applicare questa norma per esseri trasparenti. L’accesso agli atti e alla documentazione pubblica è un diritto, non può essere un calvario. Evidentemente ad Ostuni c’è chi ha molto da nascondere.

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