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La storia delle cose

Siamo nell’era del consumismo, la maggior parte delle persone si affanna a comprare l’impossibile. Fanno di tutto per avere l’oggetto simbolo della moda del momento e poi dopo alcuni mesi se ne sono già dimenticati. Dove finiscono tutte queste cose che acquistiamo?
Prendiamo ad esempio i vestiti. Quest’estate va di moda il viola. Se dovessi stare dietro alla moda dovrei comprare una certa dose di capi di abbigliamento di questo colore. La prossima estate andrà di moda un’altro colore, l’azzurro per esempio. Stando alla moda dovrei comprare tutta una serie di abiti azzurri. Sorge però un problema, ho tutto l’armadio pieno di abiti viola, quelli azzurri non ci stanno più. Ho due possibilità: butto via i vestiti viola (anche se li ho messi solo 2 o 3 volte) o compro un armadio più grosso.


Se decido di buttare i vestiti viola, genero una certa mole di rifiuti, se invece decido di acquistare un armadio più grosso contribuirò all’abbattimento di qualche albero. Ovviamente è più conveniente buttare i vestiti, perchè prima o poi la dimensione della casa non sarà sufficiente a contenere tutti i vestiti che dovrò comprare con il passaggio delle stagioni. In entrambi i casi per spostare la merce servono mezzi di trasporto i quali immettono nell’ambiente una certa dose di sostanze inquinanti.
La possibilità di acquistare beni e merci di tutte le sorti, in quantità eccessive rispetto alla loro reale utilità, non è solo un fenomeno di consumo esagerato di risorse, ma genera un inquinamento che altrimenti non ci sarebbe.
Pensiamo di essere liberi, perchè possiamo acquistare tutto quello che vogliamo, ma non ci accorgiamo che la vera libertà sta nel comprare un abito del colore che ci piace di più. Invece non facciamo altro che acquistare quello che i mezzi di informazione ci inducono a comprare. Quando invece siamo in ristrettezze economiche ci sentiamo privati della possibilità di spendere, quindi siamo scontenti, depressi, ecc… senza pensare che abbiamo un armadio pieno di vestiti puliti e stirati.
Come si è arrivati a questo? Il profitto. Più le aziende vendono, più diventano ricche e potenti. Un tempo il guadagno si basava sul periodo di produzione di uno stesso modello; la Fiat 500 è stata prodotta per anni (dal 1957 al ’75)! Attualmente gli oggetti cambiano di continuo, vengono sostituiti così rapidamente che non c’è neanche il tempo di perfezionarli: se il software di un cellulare non funziona correttamente, non importa, dopo poco tempo uscirà un nuovo modello. Gli oggetti non sono fatti per durare nel tempo, sono di scarsa qualità e si rompono facilmente, fatti apposta per essere ricomprati. E la gente ringrazia per questo! Qualcuno potrebbe dispiacersi nel buttare un oggetto funzionante per acquistare il modello nuovo, ma se quell’oggetto si rompe dopo sei mesi, il gioco è fatto! Niente rimorsi, si butta il vecchio e si compra il nuovo. E soprattutto nessuno potrà dirti che sei uno spendaccione se butti un oggetto rotto.
Nel video “la storia delle cose”  l’autrice ci spiega il ciclo che porta le “cose”dalla vita alla morte passando per inquinamento, sfruttamento e impoverimento delle risorse umane e naturali. Vedi il video intero su Iapra TV.

Categories:   Economia/Lavoro