Quando mi capita di parlare con qualcuno del problema rifiuti ad Ostuni mi sento spesso rispondere che la situazione non è male, che la raccolta differenziata sostanzialmente funziona anche se si potrebbe migliorare. Stesse conclusioni le sentite quando a parlare sono gli amministratori locali che, generalmente anche dando dati falsi, esaltano la loro gestione e a riprova citano le bandiere blu e le 5 vele assegnate alla città bianca per la, a dir loro, virtuosa gestione ambientale del territorio. Eppure su due parametri per valutare la sostenibilità di un comune la nostra città bianca non solo non brilla, ma è un vero e proprio disastro: rifiuti e consumo di territorio.
Sul consumo di territorio non servono parole basta farsi un giro per la città per vedere i numerosi palazzi e le diverse lotizzazioni concesse, per non parlare di strade, rondò e tutto il necessario per fornire i servizi alle costruzioni realizzate dagli amici e dagli amici degli amici.
E’ sui rifiuti invece che Ostuni mostra in modo esemplare la sua impronta ecologica sul territorio, su questo aspetto può solo mentire nei disorsi e nelle dichiarazioni sui giornali, ma poi basta andare sull’apposito sito della regione (www.rifiutiebonifica.puglia.it) per controllare esattamente come stanno le cose. E allora diventa lampante la pessima gestione dell’amministrazione locale e dell’assessorato all’ambiente in particolare.
| 2007 | 2008 | 2009 | |
| % Differenziata | 7,58 | 8,42 | 9,28 |
| Prod. Procap. Kg/mese | 52 | 52 | 54 |
Queste sono le performance nella raccolta differenziata del comune di Ostuni, semplicemente un disastro. La legge, sia quella nazionale quanto quella regionale impongono un minimo del 35% oltre a sostenere la diminuzione della produzione di rifiuti. Qui invece siamo al paradosso di percentuali che non arrivano al 10% e un aumento della produzione procapite. I dati sulla produzione procapite indicati devono essere moltiplicati per il numero dei residenti (circa 32.000) e quindi per 12 (i mesi dell’anno) per avere idea delle tonnellate dei rifiuti che ogni anno si generano solo nella città bianca e poter cominciare così a misurare l’impatto ambientale del nostro comune.
Ma la questione rifiuti non è solo una questione ambientale, ma anche economica. Se si mandano a smaltimento il 90% dei rifiuti i costi sono esorbitanti. Purtroppo, come noto, la trasparenza del comune non è esemplare e quindi risulta impossibile pur evendo a disposizione il bilancio comunale estrappolare i costi della gestione dei rifiuti nascosti tra diverse voci e confluenti in grandi capitoli comprendenti numerose e diverse spese. Anche il riciclo del solo 10% dei rifiuti è un opera onerosa perchè i centri di riciclo che accolgono questo materiale sono lontani dal nostro territorio e quindi bisogna accollarsi i costi di trasporto che per poca merce diventano economicamente sconvenienti. Numerosi studi indicano il 30-35% quale percentuale limite superata la quale il riciclo di materia diventa economicamente vantaggioso. A tutto questo aggiungete l’ecotassa che graverà sui comuni che non raggiungono almeno il 35% di raccolta differenziata e che comporterà un aggravio considerevole delle spese che da una qualche parte andranno pure reperite.
Ora questi sono fatti, i nostri cari amministratori possono pure continuare a sventolare i loro cari vessilli come la bandiera di Legambiente che da diverso tempo è ormai perennemente affissa sui cancelli del comune, ma se non ci sarà una seria e radicale svolta nella gestione dei rifiuti anche questi saranno prima o poi sommersi dalla monnezza.






















