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Non bruciamoci il futuro

Partendo dall’attuale stato dell’arte nella gestione del ciclo dei rifiuti in Italia verifichiamo che la classe politica ed i rappresentanti istituzionali regionali, sull’onda di una situazione di “procurata emergenza” da loro stessi costruita in decenni di immobilismo politico a fronte di una legislazione comunitaria inapplicata, stanno cercando di accreditare il passaggio da una trentennale politica di conferimento in discarica del “tal quale” ad un generalizzato ricorso ad impianti di incenerimento visti come la panacea che risolverà l’emergenza stessa autoindotta.
Questa in sintesi la rappresentazione di una offensiva di carattere lobbystico proposta da una classe imprenditoriale interessata a far ripartire l’economia di settore sulla base di una normativa che solo nel nostro paese in Europa vede assegnati a questi impianti grandissima parte del 7% prelevato dalle bollette energetiche pagate dagli utenti e quindi di risorse economiche pubbliche a fondo perduto, i cosiddetti CIP 6, che dovevano servire a finanziare le cosiddette “fonti energetiche alternative”.
Tale offensiva è oggi sostenuta da uno schieramento politico trasversale rappresentato in primis dal livello governativo, con norme speciali varate dal governo Prodi e riprese da quello attuale in favore della secretazione dei siti e delle operazioni svolte con l’uso minacciato dell’esercito e di tribunali speciali militari per i disobbedienti, che sullo spunto della situazione campana vuole accelerare l’impiego di tecnologie di incenerimento ad altissimo rischio ambientale e sanitario.
L’assenza di autonoma iniziativa delle istituzioni di livello territoriale, che spesso sostengono lo stesso schema, sancisce oggi la netta separazione tra la “politica” e la cittadinanza prefigurando in questa “guerra dei rifiuti” il costituirsi di un “esercito popolare antagonista” che vuole riaffermare i principi di tutela e di salvaguardia del proprio ambiente e della propria salute, cioè il proprio futuro.
La constatata assenza di informazione corretta nella popolazione, a causa della disinformazione della quasi totalità della stampa e dei media utilizzati in funzione di fiancheggiatori della lobby, rispetto ai rischi ambientali-sanitari , alle patologie indotte della tecnologia inceneritrice e soprattutto della praticabilità e concretezza della procedura di differenziazione “a freddo” dei rifiuti con il Trattamento Meccanico Biologico (T.M.B.), impedisce oggi  di lanciare mobilitazioni popolari che raggiungano una massa critica sufficiente a rimettere in discussione gli orientamenti politici ed istituzionali oggi in atto, restando sconosciute le condizioni di precarietà delle discariche e le motivazioni economico-speculative che ci sono dietro il mancato avvio di una seria raccolta differenziata, presupposto di un diverso modello di responsabilizzazione nella produzione e nel trattamento dei rifiuti.

Categories:   Ecologia/Ambiente