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Anno 2030 100% rinnovabile

Sarebbe possibile coprire l’intero fabbisogno energetico del pianeta con le energie rinnovabili entro il 2030? Sì, secondo una ricerca pubblicata sul numero di novembre Scientific American.

Si chiama “A Plan to Power 100 Percent of the Planet with Renewables” ed è frutto del lavoro del professor Mark Z. Jacobson, ingegnere civile e ambientale presso la Stanford University, e di Mark Delucchi, ricercatore presso l’università della California.

I punti da cui parte lo studio sono tre:

  • le tecnologie necessarie sono già delineate,
  • il costo di generazione e trasmissione di energia rinnovabile diventerà più basso del  relativo costo dell’energia da combustibili fossili e dal nucleare,
  • e infine un massiccio passaggio dalle energie convenzionali a quelle pulite comporterà una diminuzione del 30% della domanda globale di energia.

Secondo i ricercatori il mondo avrà bisogno di 16,9 TW di energia entro il 2030 contro i 12,5 attuali, ma utilizzando solo energie rinnovabili sarebbe possibile far scendere questa cifra a 11,5 TW. Secondo gli autori questo sarebbe possibile perché l‘elettrificazione è molto più efficiente della combustione. Prendiamo le auto elettriche: “Solo il 17-20% del carburante è usato per muovere un’autovettura (il resto viene dissipato come calore) mentre ben il 75-86% dell’elettricità fornita a un veicolo elettrico si trasforma in moto”.

Ecco la ricetta Jacobson-Delucchi: il 51% dell’energia dovrebbe provenire dall’eolico, il 40% dal  solare e il 9% dall’acqua. Questo significherebbe installare 3,8 milioni di nuove turbine eoliche (attualmente ne esiste meno dell’1%), 89 mila impianti solari fotovoltaici o di solare a concentrazione con potenza installata di 300 MW l’uno (attualmente ne esiste meno dell’1%), e inoltre 490 mila turbine sottomarine, 5350 impianti geotermici e 900 centrali idroelettriche.

Per fare tutto ciò, naturalmente, servirà un grande impegno da parte dei governi che dovrebbero eliminare ogni forma di sussidio alle energie da fonti fossili, mettere in campo programmi d’incentivi alle energie rinnovabili che coprano la differenza tra costi di generazione e prezzi dell’elettricità, tassare i carburanti fossili in modo che il loro impiego rifletta veramente il danno ambientale che comportano, evitare di promuovere alternative meno efficaci come i biocarburanti e investire in un’adeguata ed efficiente rete di distribuzione dell’energia.

L’ostacolo principale per raggiungere il 100% di energia da fonti rinnovabili, si legge nel rapporto, sarà infatti proprio la volontà politica. Il secondo vitale problema sarà la scarsità di materiali quali il silicio, il tellururo di cadmio, il gallio, l’indio e il selenio necessari per la costruzione di celle fotovoltaiche di nuova generazione. Lo stesso vale per il litio delle batterie delle auto elettriche, il platino delle celle a combustibile e il neodimio per le turbine eoliche (quest’ultimo materiale è concentrato principalmente in Cina). Oltre al fatto che alcuni di questi materiali sono estremamente rari, “il rischio è che l’attuale dipendenza dal Medio Oriente per il petrolio si trasformi in dipendenza dall’Estremo Oriente per i minerali rari”.

Nessuno di questi ostacoli, naturalmente, sostengono gli scienziati, è insormontabile, ma siccome si tratta di un piano realizzabile sulla carta ma estremamente complesso nella realtà, propongono un “piano B” più realistico, che prevede di raggiungere il 25% di energia da fonti rinnovabili entro il 2025 posticipando il 100% al 2040. “Con politiche estremamente aggressive” concludono gli studiosi “l’attuale capacità dei combustibili fossili potrà essere teoricamente rimpiazzata nello stesso periodo (2040 ndr), ma con politiche più caute il rimpiazzamento totale potrà avvenire solo nell’arco di 40-50 anni”.

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