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Tragedie volute

In Italia ogni anno siamo alle prese con numerose tragedie legate a fenomeni naturali e se vengono definiti fenomeni naturali è perchè è naturale che avvengano. Un pò meno naturale sono le conseguenze che ogni volta si lasciano dietro, conseguenze sempre dovute ad opere mal progettate e mal realizzate dall’essere umano che con il suo superego è sempre pronto a sfidare le regole della fisica e della natura con cui suo malgrado è costratto a convivere. Così, con una puntualità che definirei svizzera, la natura mostra all’uomo la sua forza forse anche con la speranza che questo si renda conto di essere piccolo piccolo di fronte a cotanta immensità e potenza.

Purtroppo però l’essere umano non è un soggetto lungimirante e sprattutto ha poca memoria, se così non fosse avrebbe imparato la lezione già dai tempi del Titanic e quindi siamo sempre a contare i danni e i morti. Ogni volta a parlare di tragedie annunciate, evitabili ma accadute perchè chi doveva non è intervenuto. Di che interventi si parla? Che vuol dire messa in sicurezza? La filosofia di fondo è sempre la stessa: pensare che tramite ruspe, cemento e lavoro umano è possibile tutto pur di sfidare le regole naturali ma perdendo immancabilmente. Le politiche che ancora oggi si perseguono vanno in questa direzione, basta pensare al piano casa, alle continue infrastrutture inutili realizzate, agli incendi boschivi e all’assenza di politiche di rimboschimento.

L’urbanistica è una giungla dove speculatori, affaristi e superpolitici fanno i loro porci comodi senza alcun controllo, senza alcuna regola. Distruggono il nostro territorio, il nostro patrimonio artistico, culturale e paesaggistico senza alcuna remora senza alcuna vergogna, unico modello di riferimento: fare soldi. E quindi si concede tutto, si lascia mano libera all’abusivismo  e poi, quando accade l’irreparabile, basta rimpallarsi le responsabilità e saper sfruttare l’ennesima occasione per far soldi a tutto beneficio del PIL.

Ad Ostuni qual’è la situazione? Abbiamo un territorio dove si è costruito in ogni luogo, dove l’abusivismo edilizio non è certo caratterizzato da episodi sporadici, dove gli incendi hanno devastato parte delle nostre colline, dove l’espansione del centro urbano senza un adeguato sistema di convogliamento delle acque ad ogni pioggia crea fiumi d’acqua che scorrono nelle strade e nelle campagne, dove si è costruito su vechi canali che, volente o dolente, prima o poi la natura riutilizzerà. Gli interventi fatti sino ad ora sono tutti mirati a tamponare situazioni particolari, nessuna pianificazione di interventi coordinati è stata mai effettuata. Si allaga la e si realizza un pozzo di sfogo che poi si rileva insufficiente, si allaga qua e si fa una altra opera che magari sposta il problema in un altra zona. Tutte azioni scolegate tra loro senza una reale pianificazione e organizzazione delle opere da realizzare.

Allora che fare? Innanzitutto STOP al consumo di territorio, questa è un inziativa che un comune può attivare, nonostante il piano casa è prevista la possibilità per i comuni di porre severi limiti alla possibile espansione edilizia. E’ una questione di scelte, c’è chi l’ha fatta. In secondo luogo va fatto un approfondito studio di ricognizione della situazione attuale. Rilevare tutti i possibili rischi, catalogarli e attribuire agli stessi un codice di gravità (Verde – Giallo – Rosso). Individure le opere da realizzare affinchè si possano ridurre al minimo possibile tutti i rischi rilevati e quindi inziare in modo coordinato a realizzare le opere partendo da quelle previste per le situazioni a maggior rischio. Completare le opere catalogate a rischio Giallo e Rosso entro 5  anni e quelle a rischio Verde entro 10 anni.

Nel ricordare le numerose abitazioni e persno una struttura sanitaria posta alle pendici delle colline dobbiamo sperare di non dover mai annoverare la nostra città tra l’elenco dei comuni colpiti da una tragedia voluta.

Anche qui, come sempre, si solleveranno problemi in merito alle risorse economiche e ancora una volta va ricordato come il denaro pubblico viene utilizzato. La vita di migliaia di persone varrà pure più di un ponte o di qualche concerto.

Categories:   Ecologia/Ambiente, Politica

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