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Zero Privilegi Puglia

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Vorrei entrare in contatto con il giovane e brillante trentottenne viceministro Michel Martone figlio di cotanto padre: Papà Antonio, infatti, è stato a lungo avvocato generale in Cassazione, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Un pezzo grosso della magistratura, nominato da Brunetta per presiedere la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità, e finito coinvolto nell’inchiesta sulla P3 e frequentatore di cene a casa di Denis Verdini. Il piccolo Michel ottene una consulenza al ministero guidato da Brunetta, legatissimo al padre.

Mi dovete aiutare a parlare con lui faccia a faccia, o con una lettera aperta nei vostri giornali/programmi/siti, con Michel Martone che, oggi durante un convegno della Regione Lazio, ha dichiarato: “Se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato”.

Sono la persona adatta per parlargli: ho 28 anni e ancora non mi sono laureato. Vivo a Foggia e stavo cercando di laurearmi a Bari in Scienze della comunicazione mantenendomi con vari ed eventuali lavori. Breve riepilogo, sono: studente fuori corso, pendolare, lavoratore saltuario, sottopagato e a nero.

Sto mollando l’Università (mi mancano quattro esami e ho una media del 28/29, di preciso non la ricordo ma non è inferiore a quanto vi ho indicato) perchè da quando mi sono iscritto le tasse, le tariffe dei treni e i prezzi dei libri sono solo aumentate. Le borse di studio? Non ne parliamo: sono un traffico così oscuro che una volta mi capitò di ascoltare nei corridoi dell’Università le grida di una ragazza che arrabbiatissima perchè non aveva avuto accesso alla borsa di studio nonostante vivesse con la sorella condividendone condizioni economiche e familiari e anche di rendimento didattico che, però, l’aveva ricevuta.

Capita così di lavorare il sabato sera in pizzerie i cui titolari hanno la terza elementare e, per compilare un assegno, chiedono a te quanti zeri vanno in “diecimila” e tu, che non hai nemmeno il conto corrente, glielo spieghi. La tariffa in pizzeria è di 30 euro il sabato, 25 gli altri giorni. Il regionale per Bari, il più economico, andata e ritorno costa 16,80 euro; prima allo stesso prezzo potevi prendere l’espresso (tutti i foggiani pendolari per Bari hanno impresso nella memoria lo storico espresso delle 06:30 che partiva da Torino Porta Nuova la sera prima, salirci era come entrare dentro una gigantesca scarpa da ginnastica usatissima) che ora non c’è più.

Quindi mi capitava di spendere in un sol giorno 16,80 solo per i biglietti per arrivare in Ateneo e seguire una lezione più breve del mio solo viaggio d’andata, o per farmi mettere una firma e poi tornare in stazione (si, funziona ancora così, le firme con la penna sulla carta), oppure prendere appuntamento con un professore, farsi i 123 km e trovare la porta del suo ufficio chiusa, nessun biglietto, nessun avviso, nessuna notizia lasciata al portinaio, niente, così ti giri e ti rifai i 123 km all’inverso (posso fare nomi cognomi e date di tutto ciò che vi sto raccontando).

Le e-mail e il telefono per i professori non sono strumenti di uso quotidiano, almeno nel rapporto con gli studenti, eppure se capita di vederli al bar hanno sempre con un telefono in mano. Conosco bene i professori, assistenti, ricercatori e i loro comportamenti da bar, avendo lavorato ANCHE nel bar all’interno dell’Università degli studi di Foggia, quell’Università famosa perchè il precedente magnifico rettore vi ha sistemato tutta la famiglia, famiglia in senso molto ampio, anche i parenti acquisiti, facendo la fortuna di Striscia la notizia, Le iene, W l’Italia di Iacona e Report. Sono sempre lì a dire quanto sia sottovalutato il loro contributo, poi però c’è sempre un loro collega a dire che quello che fino a poco prima si stava lamentando è il cancro dell’Università.

Ma non voglio sproloquiare: spendo 16,80 per andare a Bari e per risparmiare mi porto i panini e l’acqua da casa, ogni giorno di lezione sembra che mi stia organizzando per una pasquetta, invece cerco solo di limitare i costi. Così per tre giorni ti alzi alle 05:30 e torni a casa alle 20:30 e nei restanti giorni della settimana dovresti studiare, però devi anche lavorare per pagarti tutto il pacchetto “Università”, nel frattempo non sarebbe male guastare almeno un po’ le lenzuola del letto e, magari, farsi una vita sociale.

Velocemente i lavori che ho fatto: cameriere, barista, traslocatore, giardiniere, animatore per bambini, autista, impiegato INPS, lavoratore IPERCOOP, Babbo Natale, addetto alle pulizie su barca a vela. INPS e IPERCOOP regolari, con i contributi, tutti gli altri a nero, senza nessun tipo di formazione professionale.

Vorrei guadagnarmi da vivere scrivendo e da Settembre 2011 ho deciso, con enormi dubbi e critiche da parte di famiglia e amici, di dedicarmi solo a quello, rinunciando alle 600 euro da barista. Scrivo per un free press della mia città che mi paga 150 euro al mese. Sarebbero 5 euro al giorno. Non posso dirvi quanto fa all’ora perchè non è possibile calcolare in ore il lavoro del giornalista. O forse si, potrei anche calcolare la mia retribuzione oraria segnandomi il tempo che si passa in redazione, gli spostamenti tra gli eventi da seguire, i tempi di scrittura e di preparazione ai temi da affrontare, ma preferisco non farlo perchè… dovete permettermi di dire queste cose ad alta voce prima che Martone, crescendo, dalla poltrona istituzionale che occuperà di qui a vent’anni dica ai futuri giovani che sono dei “bamboccioni”.

Io non sono nessuno, non rappresento nessuno, non faccio parte di nessuna associazione studentesca, sindacale, di protesta, nessun movimento, nessuna avanguardia. Eppure nelle vene dell’Italia pulsa un sangue fatto di un esercito di ragazzi e ragazze come me, senza genitori ai ministeri o ai comuni o alle province. Ragazzi che non faranno i notai perchè i genitori sono notai, non faranno i medici perchè i genitori sono medici, non faranno come i figli di avvocati che nonostante abbiano la facoltà di giurisprudenza nella loro città vanno a studiare fuori, in una Università più “facile” perchè tanto poi hanno lo studio di famiglia con la scrivania e la targhetta già pronta.

Nei treni regionali lavati da cima a fondo con UN secchio e UNO straccio con me ci sono migliaia, MIGLIAIA di persone che partono da casa col buio e tornano a casa con lo stesso buio, che fanno del treno il loro ufficio, la loro sala da pranzo, il loro luogo di studio. Persone che, come me, restano “intrappolati” in un treno nuovo di zecca in mezzo alla campagna senza che il personale dia loro una spiegazione e, dopo tre quarti d’ora vengono fatti scendere nella stazione di Cerignola Campagna al saluto di: “Prendete i prossimi treni che passeranno, non sappiamo quali”.

Il prete anti camorra Don Aniello Manganiello qualche giorno fa è venuto nella mia città per parlarci della sua esperienza a Scampia dicendo che il senso della politica è chiedersi “Cosa si può fare per risolvere questo?” , “Come usciamo da questo problema?” e non dire “Se a 28 non sei laureato sei uno sfigato”. Puntare il dito verso chi è rimasto indietro non è un comportamento da tenere in una società civile e democratica, è un comportamento da giungla. Berlusconi poco prima di farsi da parte ebbe il tempo di dire, a proposito della crisi: “In Italia i ristoranti sono pieni”. Si, sono pieni da laureati e laureandi che fanno i camerieri.

Vi ho scritto questa lettera di getto, spero non vi risulti pesante e senza senso. Se vi interessa saperne di più sulla mia storia potrei scrivere altro e vi assicuro che ne avrei da raccontare.

Adelmo Monachese, 28 anni, Foggia.

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Affrontare la questione immigrazione e cittadinanza senza incorrere nel rischio di sottoporsi ad accuse di razzismo o buonismo è, nel nostro paese, un impresa ardua ed ha sicuramente sbagliato Grillo ad esprimersi sull’argomento con una dichiarazione di poche righe, tra l’altro poco chiare, sfruttata poi per dare il via ad una scontata quanto sterile polemica col solo intento di danneggiare l’immagine di un moVimento che anche i più pessimisti adesso sanno essere un temibile competitor elettorale. La tematica, mai affrontata con serenità e sopratutto con serietà e ragionevolezza è stata, invece, sempre sfruttata a fini elettorali per impegnare la gente in questo eterno quanto finto scontro tra destra e sinistra. Lo scontro al posto del confronto è sempre molto utile a partiti e politici di mestiere per poter mantenere il controllo del potere, è così su questo tema ed è cosi su molte altre questioni mai affrontate e quindi mai risolte.

Facilissimo mantenere lo scontro tra chi vorrebbe il libero ingresso e la libera circolazione di tutti i cittadini del mondo e chi invece li vorrebbe buttare tutti a mare. Il non aver affrontato la problematica senza dogmi ma con ragionevolezza e lungimiranza ha creato una serie di situazioni di difficile convivenza e sopportazione che alimentano ancora di più lo scontro tra le varie fazioni. Sono, infatti, figlie di questo clima e del volerlo mantenere le diverse abberrazioni che possiamo riscontrare in Italia. Da quei veri e propri Lager definiti dalla legge Centri di Identificazione ed Espulsione introdotti dalla Turco-Napolitano (si, proprio quello che adesso lancia moniti) approvata dal governo Prodi di cui facevano parte tutti quelli che in questi giorni hanno criticato e urlato la loro indignazione di fronte alle dichiarazioni di Grillo, ivi compreso quel Paolo Ferrero allora ministro per passare al reato di clandestinità introdotto invece dalla Bossi-Fini (si, quei due che adesso fanno finta di essere uno contro l’altro).

Questo clima e la volontà di mantenerlo mi pare stia ancora una volta facendo partorire una norma che, pur partendo da sani e condivisibili principi, rischia di creare più problemi di quanti ne voglia risolvere. Mi riferisco naturalmente alla legge di iniziativa popolare denominalta L’Italia sono anch’io che poi  iniziativa popolare non è visto che promossa da forze politiche che siedono (comodamente) in Parlamento, PD in primis.  Questa proposta prevede la concessione automatica della cittadinanza a coloro che nascono nel territorio italiano, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Principio di per sè nobile e condivisibile, ma che senso ha garantire dei diritti ai nascituri senza riconoscerne alcuno ai relativi genitori, perchè qui casca l’asino e la proposta evidenzia una  falla che rischia di far affondare la nave. I genitori di queti nuovi cittadini rimarrebbero ospiti, un ospitalità dipendente dal possedere un lavoro, e che succede se perdono il lavoro, cosa non da escludere soprattutto con questi venti di crisi? La proposta non prende per niente in esame questo aspetto e allora rimarrebbe in vigore la norma attuale e se un extracomunitario perde il lavoro l’unica cosa che dovrebbe fare è lasciare il nostro paese. Non ha diritto a cercarsi un altro impiego, deve far ritorno nel proprio paese o in alternativa entrare in clandestinità col rischio di finire in uno di quei Lager di cui parlavo prima. E poi, la proposta si rivolge solo a chi nasce nel nostro paese, mentre nulla dice per chi arriva qui, e sono tanti, ancora bambino. Che vogliamo fare figli e figliastri?

Sui diritti politici poi siamo al solito assurdo. O si danno o non si danno. Che senso ha dare solo il diritto al voto amministrativo? Se riconosciamo un individuo, in tutto e per tutto, facente parte della nostra comunità abbiamo il dovere di riconoscergli tutti i diritti politici quindi sia il diritto al voto in tutte le consultazioni elettorali sia il diritto alla candidatura. Vie di mezzo servono solo a creare differenze sociali che di certo non favoriscono l’integrazione e la convivenza ma sono, invece, molto utili a mantenere quel clima di scontro tanto utile alle forze politiche.

Questa è la mia opinione sulla proposta di legge in questione e i motivi per cui non ho partecipato alla relativa campagna. Diversamente ne avrei già parlato da tempo e qualcuno mi avrebbe visto per le strade a raccogliere le firme. Mi rimane quindi da rivolgere una domanda a quei rappresentanti politici ostunesi che in questi giorni non hanno perso occasione per criticare e, soprattutto condannare, le dichiarazioni di Grillo: se, come pare, sostenete quella proposta perchè non l’avete sostenuta raccogliendo le firme come avete fatto in altre occasioni? Sputare è facile essere coerenti un po’ meno.

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Tutto è quasi pronto. I moduli su cui raccogliere le firme ci sono stati consegnati il 16 gennaio e, blocco dei trasporti permettendo, nei prossimi giorni arriveranno pure i manifesti e i volantini predisposti per l’iniziativa. I vari gruppi regionali si stanno già organizzando per allestire i primi banchetti, a Fasano hanno cominciato già domenica scorsa e replicheranno il 29 in Piazza Ciaia. Si potrà firmare in numerosi comuni, sul sito dell’iniziativa potrete trovare sia una mappa aggiornata con tutti i paesi dove si organizzeranno i banchetti, sia un calendario con indicati giorni, orari e luoghi esatti in cui verranno allestiti.

Per quanto riguarda Ostuni si inizia la prossima settimana con un firma week che inizierà il 4 Febbraio nella area mercatale dalle 10 alle 13 per proseguire nel pomeriggio in Via Pola dalle 17 alle 21 e terminare la mattina seguente in Piazza della Libertà dalle 10 alle 13.

Passate parola a tutti i vostri contatti, amici e parenti e nel frattempo godetevi  e diffondete lo splendido video realizzato dal grande Miki di Qui Bari Libera (la voce è mia :-D )

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Categorie : 5 stelle, Politica
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La prima (e ad oggi unica) vera protesta contro l’esproprio bancario, portato avanti dal governo dell’usura, sta facendo saltare i nervi di mr. Goldman Sachs e della congrega di servoprofessori che lo coadiuvano nell’impresa di rendere l’Italia un grande successo come la Grecia.

Per ironia della sorte a far barcollare Monti non sono i sindacati, già preventivamente cooptati sul libro paga del professore, non è la sinistra antagonista in profonda crisi d’identità e decisamente a corto di antagonismo quando si tratta di combattere Bruxelles e le banche e neppure la Lega di Bossi dispensatrice di aria fritta. Sono i camionisti, che ridotti con le pezze al culo hanno messo i propri mezzi di traverso, bloccando la macchina del consumo e toccando nel vivo l’unico nervo scoperto di un banchiere con tanto aplomb: il portafoglio! Quello suo e dei suoi padroni naturalmente, perchè i portafogli degli italiani somigliano ogni giorno di più a dei porta monete.

Mario Monti è rimasto un poco spiazzato, (ma solo un poco non fatevi illusioni) perchè fermamente convinto di avere comprato tutti coloro che era necessario comprare, per garantirsi l’acquiescenza del paese dai partiti politici di ogni colore, oggi uniformemente dipinti di grigio, alle associazioni dei consumatori, dai sindacati ai giornalisti, giù a cascata fino ad arrivare ai leader antagonisti in grado di fomentare una qualche protesta imprevedibile. Con un tacito accordo di chiarezza adamantina. Non si protesta, e se lo si fa occorre sia una protesta puramente di facciata, utile a dare un contentino ai gonzi che menate per il naso da una vita, ma assolutamente priva di qualsiasi valenza pratica. Un paio d’ore di sciopero qua, un altro paio là, un corteo con qualche pietra contro le vetrine a sinistra (così da poter affogare ogni ambizione rivoltosa nell’anatema contro la violenza) una manifestazione dove i leghisti possano parlarsi addosso (e non è un bel vedere) più a destra, qualche mugugno della Camusso, qualche astratta esternazione di Vendola e Ferrero, riscopertisi paladini dei lavoratori, qualche rimbrotto degli ambientalisti immersi nell’illusione dell’acqua pubblica, fino a al punto da non riuscire a vedere le nuove trivelle del banchiere e il project financing che cementificherà il paese.

Tutti buonini, o muti e rassegnati fate voi, tutti zitti, perfino di fronte ad un folle che racconta loro in TV (quella TV buona e certificata politicamente corretta e un poco di sinistra) come massacrando tassisti, benzinai, edicolanti e farmacisti farà salire il mitico pil dell’11% ed i salari (quali?) del 12%.

Tutti buonini, in fila per tre (per usare l’eufemismo caro a Bennato) alle pompe di benzina e agli sportelli di Equitalia, pronti per riempire i centri commerciali anche la notte, felici dell’eliminazione del denaro contante, che tanto in tasca pesa, e della nuova IMU che si paga volentieri, non fosse altro che per fare un dispetto a Berlusconi.

E poi arrivano loro, i camionisti (coadiuvati pure dai forconi, dai tassisti e da chissà quali armate di satana risalite dagli inferi per l’occasione) sporchi, brutti e volgari a rompere le uova nel paniere.

Paralizzano l’Italia, bucano le gomme a chi non sciopera, sono a rischio d’infiltrazioni mafiose (tuonano Confindustria e la Cancellieri) e d’infiltrazioni fasciste (tuona il partito di Soros), ma soprattutto mettono a repentaglio la macchina del consumo e gli italiani tutti che altro non devono essere se non tubi digerenti dello stesso.

Bloccano strade ed autostrade, impedendo la più preziosa libertà del cittadino, costituita dal pendolarismo e dallo shopping selvaggio. Osano mostrare il muso duro contro il professore che sta lavorando per il bene del paese.

Ma soprattutto sfuggono al controllo dei partiti e dei sindacati, non obbediscono, non cadono nel trappolone destra vs sinistra e sembrano veramente incazzati.

A questo punto bisogna spazzarli via, prima che facciano altri danni, non tanto quelli alla spesa degli italiani, contabilizzati da Confcommercio (che se non fosse una congrega di burattini senza spina dorsale avrebbe già reso pubblici i danni ben più corposi provocati dal professore) ma piuttosto quelli alla stabilità del governo della BCE, organizzata e studiata a tavolino e costata in prebende almeno quanto una manovra finanziaria.

Pensate il disatro prossimo futuro se mai gli italiani sull’onda di questi disperati iniziassero a capire che protestare si può. Anche se non ti chiama in piazza il partito o il sindacato. E si può perfino protestare seriamente, non 2 ore di sciopero nella pausa caffè o sfilatine folkloristiche concordate con la digos, ma proteste vere, ad oltranza (quella parolina magica che brucia come acido) portate per ottenere un risultato e non solamente per fare colore.

Inaccettabile, blasfema, una prospettiva da stroncare sul nascere senza se e senza ma. Chiamate la celere, l’esercito o se preferite il servizio d’ordine della Cgil ma fateli smettere! E smettere subito sia chiaro! Tutti sopra i propri mezzi e dritti a casa in fila per tre, altrimenti oltre alla patente gli confischiamo anche quelli, che tanto di clandestini da far lavorare a nero e mettere alla guida di un camion ce ne sono a profusione nel paese.

Marco Cedolin

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Categorie : Politica
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Nonostante la sobrietà e l’eleganza della collezione Manovre Fiscali autunno-inverno, tutte foderate in pelle umana, la crisi peggiora pericolosamente, insieme al clima sociale. Dietro le proteste in Sicilia Confindustria denuncia l’influenza degli integralisti islamici, che mirano a instaurare la Sharia nell’isola. Non a caso, fra i pescatori e i camionisti dei picchetti sono poche le donne, e quasi tutte velate, o comunque vestite pesante.

Cosa ci aspetta, saremo cacciati dall’Euro, o ci crollerà addosso come un garage adibito a fabbrica clandestina, e saremo costretti a tornare alla Lira? Quel brand è talmente sfigato che, se sarà necessaria un’altra moneta nazionale, dovrà essere nuova almeno nel nome. Dopo il rigore di Monti che non siamo riusciti a parare, non ci resta che sperare nel lancio della moneta, ma quale? Il dibattito ferve. Ecco alcune proposte:

La Concordia

Garanzia di stabilità e sicurezza, una moneta inaffondabile, forte richiamo per gli investitori stranieri, espressione di un’economia solida e ben governata, che tiene la rotta senza prestarsi alle manovre azzardate, e non s’inchina a nessuno. Questo è quello che potremo dichiarare, almeno finché sarà ancora abbastanza buio, e il panico non si sarà diffuso.

La Patonza

Come c’è stato ricordato dall’imprenditore italiano che meglio ha saputo curare i propri interessi, la circolazione della valuta è fondamentale per l’economia: la Patonza deve girare. Per quanto il nome possa apparire di matrice maschilista, tale moneta sarà particolarmente utile alle italiane in grado, sfruttando la specifica moneta, di garantirsi lauti interessi .

La Panda

Dopo i molti segnali di sintonia fra il governo e Marchionne, un altro riconoscimento al suo genio imprenditoriale che ha saputo coniugare rinnovamento e sfruttamento, tradizione e cassa integrazione. Una moneta classista con classe, dallo stupendo design a pantofola, veloce nello sprint fuori dalle tasche degli operai, e agile nel parcheggio in quelle degli industriali. Navigatore di serie, modello Skettino.

La Verruca

Facile da acquisire, una moneta che si diffonderà rapidamente. Si consiglia ai risparmiatori di tenere d’occhio il loro capitale di Verruche, perché potrebbero vederlo trasformarsi in qualcosa di più, qualcosa capace di crescere, e svilupparsi in fretta autonomamente. Una di quelle rapide proliferazioni di capitali che sono il chiaro sintomo di un’economia in salute.

La Madonna

In omaggio alle radici cristiane, una moneta che non mancherà mai dalle tasche dei meno abbienti, nessuno fra pensionati, precari, e disoccupati potrà infatti mai dire di non avere le Madonne. Disponibile anche in versione federale, al sud sarà Madonna di Pompei, al nord Madonna Padana. Le banconote autentiche si distingueranno dalle false perché trasuderanno inchiostro.

Se anche quella nuova dovesse rivelarsi un fallimento però, l’Italia rinuncerà ad avere una moneta nazionale. Tutte le transazioni economiche avverranno in valuta estera. Gli acquisti dovranno essere effettuati in franchi svizzeri. Gli stipendi, invece, saranno pagati in yen radioattivi.

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Categorie : Società/Cultura
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Se c’è una cosa che non può essere contestata all’usuraio Mario Monti, è la propensione a lasciarsi condizionare da quello che accade intorno a lui. Anzi si percepisce nettamente la sensazione che al sapienziale professore non importi assolutamente nulla di tutto ciò che prescinde dalla certosina applicazione dei comandamenti impartiti dalla BCE.

Mentre i Forconi paralizzano la Sicilia e la protesta inizia a dilagare anche fuori dall’isola, mentre i tassisti scendono sul piede di guerra, i benzinai minacciano una serrata di 10 giorni, gli autotrasportatori sono in fermento, i commercianti mugugnano, gli edicolanti si arrabbiano, perfino gli avvocati annunciano 2 giorni di sciopero e probabilmente i farmacisti seguiranno a ruota, lui non si scompone assolutamente e forte dell’armatura garantitagli dal consenso, non elettorale (che conta poco) ma della congrega dei burattinai di Bruxelles, vara in sole 8 ore di Consiglio dei ministri il nuovo pacchetto di liberalizzazioni.

Un pacchetto che metterà in ginocchio svariate decine di migliaia di lavoratori, ma garantirà nuove fulgide prospettive di facili profitti, al largo consumo e a Legacoop in primis, passando attraverso i grandi gruppi finanziari e le multinazionali.

Monti incarna il perfetto archetipo del dittatore (per conto terzi) del tempo moderno. Linguaggio da insegnante universitario, grande aplomb, assoluta impermeabilità nei confronti del paese che deve demolire, serioso come un becchino e restio a lasciarsi intenerire, qualunque cosa accada.

Un altro capitolo è stato scritto e verrà presto archiviato, dopo avere tassato ogni cosa che si muova, eliminato le pensioni e liberammazzato alla rinfusa è già ora di pensare al lavoro. Ci sono ancora un mucchio di categorie che vanno ridotte sul lastrico e Bruxelles detesta perdere tempo in chiacchiere, accada quello accada, non c’è forcone che tenga. Se qualcuno non gli toglie le pile continuerà a marciare dritto per la sua strada, come il robottino della duracell, finchè ci saranno italiani da spremere e qualcosa da regalare ai grandi potentati, non si fermerà, tic tac, tic tac….

Marco Cedolin

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La “Forza d’Urto” dei nuovi vespri siciliani é sempre più incontenibile. Gli argini isolani hanno da poco ceduto. La Rivoluzione é ora in Calabria. Il fervore popolare ha attraversato lo stretto ed ha raggiunto la punta dello Stivale. Chissà se riuscirà ad abbracciare tutta la Patria. Forse, a quel punto, i telegiornali finalmente ne parleranno. La rivolta popolare é comunque, ad oggi, ancora in fase embrionale. Sta a tutti noi italiani fare in modo che non si esaurisca. In queste ore, sono gli autotrasportatori calabresi che stanno facendo la loro parte. A Villa San Giovanni, importante crocevia della viabilità italica, luogo d’attracco dei traghetti da e per la Sicilia, snodo strategico in cui le merci vengono messe su ruota e smistate in tutta la nazione, tutto é fermo.

É la gente comune che fa l’Italia, la gente semplice.

Chi governa forse non ha ben compreso che senza di loro, senza di noi, l’Italia non esiste. Senza la preziosa manovalanza la società italiana si paralizza. E allora perché la si bastona con pesantissime tasse, perché le si nega la pensione e un posto di lavoro sicuro? L’economia va rilanciata, non repressa: la gente va aiutata, non spremuta come un limone e poi gettata via.

Monti sta accondiscendendo ad ogni richiesta dell’Europa, siamo ricattati, ci stanno facendo credere che senza il potere economico della BCE o del FMI l’Italia fallirà. Sempre più soldi verranno chiesti agli italiani. Vorrei davvero però sapere in quanti credono ancora nel progetto Euro. Quanti italiani sono veramente disposti a tutti questi sacrifici per mantenere in piedi l’idea di una moneta unica, di un Europa Unita. Nessuno ce l’ha chiesto, la voce del popolo italiano é stata messa a tacere, ci hanno imposto un governo tecnico che sta decidendo per noi, che ha già deciso di “dissanguarci e delacrimarci” tutti.

Siciliani e calabresi sono i primi di tanti esasperati. Ora serve anche l’apporto dei fabbricanti veneti, dei mercanti liguri, dei commercianti romani, dei negozianti napoletani, degli imprenditori milanesi. Tutti insieme recapiteremo a Monti e ai suoi commensali d’Europa un bel messaggio: “Giù le mani dall’Italia. Gli italiani non ce la fanno più a dover pagare per i vostri errori. Ridateci la nostra patria, la nostra sovranità.”

In Europa, storicamente, tutti i tentativi di super-agglomerazione di stati sono miseramente falliti: ne sa qualcosa Cesare, Alessandro Magno, Ottone, Napoleone, quello psicopatico di Hitler. Prima le invasioni erano militarizzate: i popoli si sottomettevano con le guerre, con il terrore. Poi ci hanno provato con la “diplomazia politica”, con la creazione a tavolino della Jugoslavia e dell’URSS. Altri tentativi miseramente falliti. Non sono io a dirlo, é la storia.

Ora c’è solo un modo per compattare tutta l’Europa sotto una bandiera: l’invasione dei mercati, le speculazioni finanziarie e la compravendita dei debiti pubblici delle nazioni. Le grandi banche lo possono fare, lo stanno facendo. Ci stanno compattando tutti per vampirizzarci più facilmente.

L’Italia però non ci sta, o meglio, ad oggi, siciliani e calabresi non ci stanno.

“SE UN UOMO CAMMINA CON LA SCHIENA RICURVA, LA SCHIENA SI STORCE. SE E’ UN POPOLO INTERO A FARLO, SI STORCE LA STORIA”.

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Categorie : Politica
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Il Manifesto per la difesa del latte materno comincia così: “Il latte materno è un Bene Comune di inestimabile valore“. Non è una frase ad effetto: si parla di una realtà che ci è stata forse strappata di mano anche nel modo di rappresentarla (oramai quasi solo in termini medici o agiografici … una bella foto di altri tempi). Grazie ad alcune associazioni, è ora in atto una “campagna nazionale per la difesa del latte materno”. I suoi promotori pensano che sia importante diffondere la pratica dell’allattamento al seno; per questo offrono informazioni sui suoi effetti sui bambini (effetti che si riflettono anche negli anni a venire) e ne sottolineano il valore per tutta la comunità, usando il concetto di “Bene Comune”.

Ecco le associazioni promotrici: ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, IBFAN Italia, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano, Minerva p.e.l.t.i. onlus, PeaceLink, Gruppo Allattando a Faenza, Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro.

 IL LATTE MATERNO E’ IN PERICOLO

 Le informazioni alle quali la campagna intende dare la massima diffusione includono – purtroppo – le conoscenze scientifiche riguardanti la contaminazione del latte materno da sostanze inquinanti. E’ necessario quindi che, in modo continuativo, le istituzioni realizzino un biomonitoraggio su sangue placentare e latte materno, specialmente nelle aree più inquinate.

L’Italia al momento non ha ancora ratificato la convenzione di Stoccolma (sottoscritta nel 2004), che fissa limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti; il Manifesto ora ribadisce la necessità di mettere al bando pratiche inquinanti, antiecologiche ed antieconomiche – quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse – per privilegiare pratiche virtuose alternative.

Per salvaguardare il benessere degli esseri viventi, vanno imposti e rispettati vincoli normativi più rigidi e controlli più efficaci nei confronti degli insediamenti industriali e produttivi, soprattutto e con urgenza nei pressi di centri abitati e di zone in cui si praticano l’agricoltura, l’allevamento di bestiame e la pesca di pesci e molluschi.

Pensare che il latte materno possa continuare ad essere minacciato da pericolose sostanze inquinanti – in primo luogo da una sostanza terribile come la diossina – è insopportabile.

Scarica qui il manifesto in pdf e visita il sito dell’iniziativa http://difesalattematerno.wordpress.com/

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Categorie : Società/Cultura
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In questi giorni in molti, sopratutto sul web, hanno pargonato i fatti della Costa Concordia con quelli del nostro paese. Una nave (l’Italia) che affonda, un comandante col suo equipaggio (governo e classe politica) responsabili dell’accaduto che prima negano la drammatica situazione e poi pensano solo a salvare il proprio culo lasciando i passeggeri (gli Italiani) al proprio destino. E ancora: la nave è Italiana ma il proprietario è americano e su di essa lavoravano moltissimi extracomunitari sottopagati. Vi sono tuttavia altri aspetti, sia anologie che differenze sostanziali, che i più non hanno sottolineato e su cui voglio puntare il mio sguardo.

In primis sicuramente le minuziose informazioni che i mezzi d’informazione ci forniscono. Non c’è, infatti, quotidiano, telegiornale e programma di approfondimento che non dedichi ampio spazio a questa tragedia del mare. Un informazione precisa, esaustiva e puntuale sia su quanto accaduto sia sulle precise responsabilità di coloro che hanno causato il tutto per poi peggiorare ancor più la situazione col loro vergognoso quanto ignobile comportamento. Nessuno cerca di sminuire queste responsabilità, nessuno cerca di trovare delle attenuanti appellandosi alla situazione di emergenza, al caos che si è generato o altre puttanate che in un modo o nell’altro possano, anche in parte, giustificare quello che è successo o il comportamento del capitano e di parte dell’equipaggio. Ecco allora che la condanna unanime dell’opinione pubblica, informata sui fatti, arriva ancor prima che la magistratura abbia svolto il suo compito.

Va da sé che se pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti avessero, in questi anni, utilizzato lo stesso metodo con la nostra classe politica la situazione oggi sarebbe decisamente diversa. Se si fossero raccontati i fatti per quello che erano e se si fossero fatte notare le precise responsabilità di chi ha gestito il paese, da destra come da sinistra o dal centro, la situazione sarebbe stata più chiara a tutti così come  la necessità di muoversi in prima persona per salvarsi e salvare il salvabile. Ma questo, come noto, non è avvenuto. Quando l’ergomento in discussione era la nave Italia, invece della Concordia, le attenuanti e le giustificazioni erano la normalità, mentre le responsabilità del comandante (governo) e dell’equipaggio (intera classe politica) sempre ofuscate.

L’anaologia che  non è stata sino ad ora adeguatamente sottolineata è, invece, il comportamento dell’ufficiale della capitaneria di porto De Falco (per intenderci quello che parlava al telefono con il comandante della Concordia) divenuto, per l’intera opinione pubblica, un vero e proprio eroe nazionale. L’ufficiale, infatti, senza usare mezzi termini ha sbattuto il comandante di fronte alle sue responsabilità, ha cercato di imporgli, purtroppo inutilmente, i suoi doveri e di fronte al rifiuto di collaborazione ecco che ha preso il comando delle operazioni consentendo così il salvataggio di tutti i superstiti. La stessa cosa che da anni cercano, ahimé inutilmente, di fare quella moltitudine di cittadini informati, di comitati, di associazioni che lottano contro i vari scellerati comandanti di questo paese. Una folla di persone ignorate e descritte dai media più come terroristi che come eroi. Dai NoTAV ai movimenti per l’acqua, passando per i No al carbone, i sostenitori della decrescita, gli studenti, i precari, i ricercatori, i noi il debito non lo paghiamo e tutti gli altri che non cito per questioni di spazio. Tutti impegnati in una lotta quotidiana contro tutti per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi, negandolo spudoratamente, ha portato la nave Italia nell’abisso sociale ed economico. Come il De Falco, spesso non hanno usato mezzi termini, ma solo perchè l’interlocutore si rifiutava anche solo di ascoltare.

Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del maltempo è il rischio che la Costa Concordia affondi definitivamente è altissimo. La nave Italia è, invece, in piena bufera già da diverso tempo. O i vari De Falco sparsi per la penisola assumono il comando delle operazioni oppure non c’è speranza.

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Categorie : Politica
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Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l’entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l’istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un’altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell’ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria.

APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO

Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”.

Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie.

Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.

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